MA QUANTO CI COSTA? – E questo crea un problema aggiuntivo. Perché lo strumento della cassa integrazione non è eterno. La cassa integrazione ordinaria dura al massimo un anno, quella straordinaria arriva (e solo in casi particolari) a 2 anni. E costa, da 886 a 1.065 euro al mese, calcolata su base oraria. Dato che le ore autorizzate sono oltre 816 milioni e il loro effettivo utilizzo “medio” era pari fino a settembre, secondo l’Inps, al 65%, siamo a circa 3 milioni di mensilità da erogare, che equivalgono a circa – facendo una media nasometrica – a 2,9-3,1 miliardi spesi nei primi 11 mesi dell’anno. Se a questi aggiungiamo i 433 mila indennità di disoccupazione e le 110 mila indennità di mobilità concesse tra gennaio e giugno (che dovrebbero essere più o meno raddoppiate nel frattempo) potremmo essere già sopra i 4 miliardi di euro.
Per ora le risorse ci dovrebbero essere, grazie all’accordo Governo-Regioni e all’utilizzo – improprio – del Fas, il Fondo destinato alle aree svantaggiate del sud. Ma non sono comunque infinite: dureranno, se le cose non migliorano rapidamente, al massimo altri 8 mesi. Certo, queste indennità possono teoricamente essere prorogate, dando respiro per un altro po’ di tempo, ovviamente trovando soldi aggiuntivi. Come ha detto Tremonti, anche facendo deficit, se serve. D’accordo, ma fino a quando? Un anno? 3 anni?
IL PEGGIO DEVE ARRIVARE – Insomma, ci aspettano mesi ancora più difficili. Molte aziende hanno esaurito la cassa integrazione ordinaria e chiedono la straordinaria per processi di ristrutturazione. “Qualcuna sta tentando fusioni per mantenere il mercato, se le operazioni andranno in porto c’è il rischio di doppioni dal punto di vista produttivo ed esubero di lavoratori, con conseguente messa in mobilità” dicono, preoccupatissimi, alcuni esponenti dei sindacati del nord Italia. Perché sanno che dopo arriva il licenziamento. E la chiusura delle aziende. L’osservatorio trimestrale sulle crisi d’impresa segnala un’impennata di fallimenti e concordati preventivi nel terzo trimestre del 2009. E la Banca d’Italia, nel suo Rapporto sull’Economia delle Regioni Italiane non lascia margini di ottimismo: ”Nei prossimi mesi le prospettive occupazionali potrebbero aggravarsi in tutte le aree geografiche, soprattutto nell’industria, anche per il progressivo esaurimento dei massimali per l’utilizzo della Cassa integrazione”. Peraltro dall’inizio del 2009 ”il numero degli occupati ha iniziato a ridursi in risposta all’aggravarsi della crisi, nonostante un massiccio ricorso alla Cassa integrazione, utilizzo che si è accresciuto in misura eccezionale, superando ampiamente il precedente picco del 1992-93”. Perché, come ha concluso Guidalberto Guidi a Padova, questa “non è una crisi, ma una mutazione genetica”.



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