Mentre il governo ha deciso di dichiarare finita la crisi economica, i dati che arrivano dal mondo del lavoro parlano di un’altra realtà. Un’analisi dei dati del 2009 può aiutare a comprendere cosa sta accadendo
Non passa ormai giorno che esponenti del governo e della maggioranza ci racconti che la crisi è alle spalle, che è finita, che è ora di ricominciare a pensare alla crescita. Solo il ministro dell’economia Giulio Tremonti resta cauto, ma complessivamente l’idea del governo e della maggioranza è che la crisi è ormai passata alla storia e che ora si deve pensare allo sviluppo.
PESSIMISMO DELLA RAGIONE – Non tutti sono d’accordo. Guidalberto Guidi, ex vicepresidente di Confindustria e attuale presidente dell’Anie
(l’associazione che riunisce le industrie elettromeccaniche) qualche giorno fa durante un’incontro all’Università di Padova è stato molto pessimista: “Meglio che i giovani pensino di andare all’estero: nel Far East, in Sudamerica. Qui non ci sarà lavoro per i prossimi anni né per i giovani, né per i vecchi, né per le persone di mezza età. Il 50% del manifatturiero italiano è destinato a scomparire e il 2010 sarà un anno durissimo”. Un pessimismo che può sembrare esagerato, visti i dati meno negativi dei mesi scorsi: l’Ocse ci vede in pole position nella ripresa, il Pil dopo 15 mesi è tornato ad avere il segno positivo. I dati di novembre 2009 sulla cassa integrazione, che confermano la sostanziale stabilizzazione del numero di ore autorizzate tra ottobre e novembre (77,9 milioni contro 76,9). sembrano essere l’ennesima notizia non negativa.
COME STANNO LE COSE – Ma dov’è la verità? Una risposta può esser data proprio con l’esame più approfondito dell’Osservatorio Inps sulle ore autorizzate di cassa integrazione, a partire dall’analisi della dinamica complessiva delle ore nel periodo gennaio-novembre degli ultimi 3 anni. Nel 2007 le ore autorizzate di cassa integrazione nel sono state 164,5 milioni. L’anno scorso, il 2008, sono arrivate a 192,4 milioni, mentre in questi primi 11 mesi del 2009 sono schizzate a 816,3 milioni, più del triplo (si veda il grafico 1). Le ore di cassa integrazione, che “normalmente” erano attorno a 15-20 milioni al mese, ora sono stabilmente attorno a 80-100 milioni al mese (vedi tabella). Quindi la lettura della riduzione o della stabilizzazione degli ultimi mesi va fatta tenendo conto che siamo comunque ad un livello triplo rispetto a un anno fa, livello che non accenna a calare. Acquistano un senso le parole di Guidi: “vorrei sbagliarmi – ha proseguito – ma i dati che ho sottomano dicono questo: da ottobre 2008 a luglio2009 il fatturato delle aziende e sceso dal 35 al 60%. In estate c’è stata qualche ripresa, alla fine chiuderemo con cali tra il 25 e il 30%”.
UNA CRISI STRUTTURALE – C’è un altro elemento che aiuta a capire la situazione. Il dato di novembre 2009 della cassa integrazione, stabile rispetto ad ottobre, è frutto di un
calo (-10,3%) della cassa integrazione ordinaria, strumento “congiunturale”, che viene concessa per imprese in “momentanea difficoltà”. Dato compensato però da un aumento (+34,7%) della cassa integrazione straordinaria, utilizzata da imprese in crisi “strutturale”. Senza contare che crescono a dismisura, più di 4 milioni, le ore autorizzate per cassa integrazione in deroga, che viene usata dalle imprese piccole o quelle del commercio, escluse dagli strumenti “tradizionali”. Sono dati che confermano quanto detto da Giornalettismo un mese fa, quando il ministro Maurizio Sacconi spargeva ottimismo. Se l’analisi si allarga al periodo gennaio-novembre 2009, il pessimismo peggiora. Se si guarda il grafico 2 si nota che la cassa integrazione ordinaria (crisi congiunturale) s’impenna fino a maggio 2009, poi comincia a calare (a parte il vistoso picco di settembre 2009) mantenendosi comunque su valori quadrupli rispetto ad un anno fa. Ma la cassa integrazione straordinaria (crisi strutturale) cresce inesorabilmente, mese dopo mese, fino a raggiungere quella ordinaria, proprio nel mese di novembre 2009. Segno che le imprese stanno passando da una crisi “momentanea” ad una “permanente”.























[...] http://www.giornalettismo.com/archives/43903/cassa-integrazione-arriva-la-bufera/2/ [...]
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