L’ingegnere intenta una causa civile contro Il Giornale, come aveva fatto Berlusconi con Repubblica. Gli editori italiani hanno trovato il loro giochino preferito: lo specchio-specchietto
Lo scrive Alessandro Sallusti in prima pagina: Carlo De Benedetti ha deciso di portare in giudizio il Giornale, con una causa
civile esattamente come aveva fatto Silvio Berlusconi con la creatura dell’ingegnere, La Repubblica: “Ieri l’editore ha querelato me e il Giornale: causa civile, come quella intrapresa dal Cavaliere all’inizio della rivolta. All’ingegnere non è andato giù che gli abbiamo ricordato che fu arrestato per tangenti e condannato per falso in bilancio. Non ha gradito che abbiamo sottolineato che il suo giornale stia trasformando in eroe il pentito Gaspare Spatuzza (quaranta omidici e sei stragi sulle spalle) pur di infangare questo governo. O forse non voleva che si sapesse di quella tessera numero uno del PD che spiega tante cose“.
NIENTE EMERGENZA DEMOCRATICA – Il vicedirettore del Giornale spiega poi che il quotidiano non ha nessuna intenzione di indire raccolte di firme per la libertà di stampa, come hanno fatto a Repubblica in occasione della causa civile del premier. E però non svela né l’entità della cifra richiesta come risarcimento da CDB, né quali sono precisamente le motivazioni. Ad occhio, dagli elementi che Sallusti cita, l’articolo incriminato dovrebbe essere questo, uscito il 25 novembre. Il titolo è piuttosto pesante: “De Benedetti censurò la stampa quando fu arrestato, ora non ricorda”. La storia che racconta Sallusti ha un antefatto: la data è il 31 ottobre 1993. Un alto ufficiale dei carabinieri bussò alla porta di casa De Benedetti a Torino. Aveva in mano un ordine di custodia cautelare firmato dalla procura di Roma. Casualmente l’ingegnere non c’era, era all’estero. Per lui l’accusa era concorso in corruzione, oltre dieci miliardi di tangenti pagate dalla sua società, la Olivetti, tra il 1988 e il 1991, per piazzare al ministero delle Poste, alle Ferrovie, telescriventi e fax che per di più erano obsoleti, fondi di magazzino. Di lì a tre giorni l’ingegnere si consegnò ai magistrati romani e finì in cella, ma solo per qualche ora perché ottenne subito i domiciliari. Tutto ciò accade pochi mesi dopo che De Benedetti si era presentato da Di Pietro per vuotare il sacco. Era maggio, e i pm milanesi di Mani pulite avevano scoperto le schifezze della Olivetti. Anticipò l’inevitabile chiamata e andò a Palazzo di Giustizia. Raccontò tutto, per filo e per segno, scaricò la colpa giuridica sui suoi manager e si assunse quella politica con un «ma» di troppo.
L’EPISODIO - Sallusti racconta di essere stato inviato dal Corriere, dove allora scriveva, a intervistare De Benedetti. “Quell’intervista fu un calvario, continuamente interrotta al motto di «ma gli accordi non sono questi». Accordi? Già, l’ingegnere aveva tra gli azionisti del Corriere amici importanti, cosa che simpaticamente non evitò di ricordarmi. Le domande scomode furono limate, le risposte modificate in continuazione. Fui costretto a scrivere sul posto e il testo finale passato al vaglio da decine di mani. Avevo capito che non era aria di fare l’eroe. Lo confesso, alla fine misi di malavoglia la mia firma sotto quel testo, per la felicità di De Benedetti che mi congedò complimentandosi: «Lei è giovane ma è proprio un bravo giornalista, farà strada». Nel mio piccolo un po’ l’ho fatta, ma non con lui né grazie a lui e a quella sciagurata intervista. No, questo gli studenti di Oxford non lo sapranno mai“. Probabilmente l’Ingegnere ha trovato offensiva questa ricostruzione, così come le righe successive, nelle quali si racconta di un Eugenio Scalfari intento a protestare con la procura per quanto accaduto. Ad occhio, il racconto delle pressioni ricevute da Sallusti sembra piuttosto credibile, soprattutto perché nella norma in situazioni del genere. Quello che non si capisce è come mai il vice di Feltri abbia deciso di raccontarlo con toni così scandalistici (parlando addirittura di censura), e soprattutto perché De Benedetti abbia trovato il tutto talmente offensivo da dover chiedere i danni. Ma probabilmente trattasi di gioco delle parti: un po’ come all’asilo, quando si giocava a specchio-specchietto.




De Benedetti è un imprenditore privato, editore di importanti pubblicazioni, Berlusconi è un imprenditore privato, detentore di molti mezzi di comunicazione, ma anche il presidente del consiglio italiano è questa la sostanziale differenza fra i due. Piuttosto vorrei che qualcuno evidenziasse una notiziola dei giorni scorsi, scivolata nel silenzio generale, quando sull’auto privata di De Benedetti è stato rinvenuto un vano nascosto da utilizzare per piazzare forse microspie…servizi all’opera???
Quanto a Sallusti se la fisiognomica fosse una scienza esatta invece di spacciarsi per giornalista dovrebbe fare la comparsa in qualche B Movie horror stile Bava, una carriera in fondo sprecata per il suo talento inespresso.
a me ricorda di più klaus kinsky in nosferatu di werner herzog
http://atacama.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/25709/KK%20as%20Nosferatu.jpg
A un certo punto dell’articolo Sallusti sentenzia che non era il momento di fare l’eroe non è mai troppo tardi lo faccia ora !
Vada dal suo padrone e gli faccia un pò di domande , se al momento non gliene vengono mi mandi una mail e gliene suggerisco qualcuna io anche se non ho il suo stipendio.
Sono solo un contadino ma ho la schiena diritta capito mi hai ?
vedrete che alla fine sallusti con le sue sembianze da serpente a sonagli verrà incluso tra le specie protette
Sismi: gli avvocati di CIR, ENI e Banca Carige spiati dai servizi segreti
“Sismi: Altana Pietro colpisce ancora”.
Articolo/scoop tratto dal portale Indymedia al link:
http://piemonte.indymedia.org/article/9264
Dall’edizione del 29 giugno 2010 del quotidiano Il Corriere Mercantile di Genova:
“SPY Story – I soci di un notissimo studio legale genovese hanno denunciato un’intrusione informatica e la sparizione di documenti. Avvocati spiati scatta la perquisizione. La Digos sequestra vario materiale nella casa di Pietro Altana ex informatore del Sismi”
L’ex dipendente del Sismi (e probabilmente anche Sisde) che ha spiato per anni gli iraniani, centri sociali, società dell’alta finanza, e noti avvocati è stato pizzicato dalla Polizia Postale a saccheggiare via telematica documenti riservati degli avvocati di fiducia di Carlo De Benedetti (CIR), di Banca Carige e dell’ENI: lo studio legale Roppo & Canepa, fondato dagli avvocati Vincenzo Roppo e Paolo Canepa. Quest’ultimo è anche fratello di Anna Canepa (il magistrato che nel 2004 ha fatto arrestare e condannare l’agente del Sismi).
Da quanto si sussurra in ambienti vicini alla Procura della Repubblica di Genova pare che l’Altana avesse anche spiato da vicino Roppo & Canepa facendo l’addetto alle pulizie negli uffici della nota law firm nel corso dell’operazione Sismi “Cavallo di Troia” (uscito anche un articolo quì su Indymedia e alcuni articoli su Il Secolo XIX e su Milano Finanza).
continua …