Lo scrive il quotidiano MF/Milano Finanza in prima pagina: “Il dossier è rigorosamente top secret: chi ne è a conoscenza, come I’ amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, afferma che non ne svelerebbe i
contenuti «nemmeno sotto tortura». Ma, ufficiosamente, il discorso è diverso. Qualcosa trapela, e la mappa della rinascita nucleare nazionale può cominciare a prendere forma. Secondo quanto risulta da fonti governative vicine al dossier, la nuova geografia dell’atomo ricalcherà quasi fedelmente la vecchia, con qualche new entry che tiene conto delle diverse esigenze dei reattori di allora e di quelli di nuova tecnologia che l’Enel grazie agli accordi con Edf, ovvero l’Epr che predilige le aree costiere o vicino ai grandi fiumi, purché scarsamente popolate e lontane da insediamenti industriali. Le nuove centrali italiane, insomma, potranno sorgere in gran parte nelle immediate vicinanze dei siti che ospitano gli impianti chiusi dopo il referendum del 1987: Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano di Sessa Aurunca (Caserta). Nella nuova lista rientra anche Montalto di Castro (Viterbo), già candidata a ospitare una centrale nucleare prima che l’Italia dicesse addio all’energia dell’atomo. Del resto, i criteri di base nella valutazione dei siti non sono cambiati, e le zone che andavano bene fino a 22 anni vanno bene oggi perché non presentano fattori di rischio geologico (terremoti, alluvioni e frane)”.
Il ragionamento di Angela Zoppo, che firma l’articolo per il quotidiano finanziario, non fa una grinza: e in effetti anche Enel ed Edf avevano negli scorsi mesi fatto capire che tra i luoghi che ospitavano le centrali della prima stagione dell’atomo all’italiana ci potevano essere alcuni dei vecchi siti. L’attenzione si era concentrata su Montalto di Castro, un monumento agli sprechi del vecchio nucleare: lì era stata costruita una vecchia centrale che non venne mai messa in funzione perché nel frattempo l’esito del referendum aveva fatto decidere al governo dell’epoca di bloccare tutto. Alla fine, si decise di costruire un’altra centrale, di fianco, termoelettrica, che però rimane accesa per brevi periodi dell’anno a causa dei fumi che produce. E proprio lì i tecnici e gli amministratori di Enel e di Edf avevano effettuato un sopralluogo in estate: tecnicamente, l’idea di costruire in provincia di Latina è sempre stata nella testa dei progettisti. Secondo MF ci sono anche altri siti tra i papabili: “A queste cinque aree d’elezione, se ne aggiungono altre, come Monfalcone (Gorizia), Termoli (Campobasso), Palma (Agrigento) e Oristano. L’elenco dei siti supera di gran lunga il numero di Epr previsti dall’accordo EnelEdf. Gli impianti italo-francesi, infatti, saranno quattro, da 1.600 Megawatt ciascuno, per un totale di 6.400 Mw, debutto previsto nel 2020, ma tre siti sarebbero già sufficienti perché due reattori potrebbero sorgere affiancati. Come no- to, italiani e francesi costituiranno altrettante jv paritetiche e veicoli societari ad hoc per ownership ed esercizio degli impianti, a maggioranza Enel ma aperti a terzi. L’ex monopolista ha già costituito con Edf la newco Sni, Sviluppo nucleare Italia, che è stata affidata a Francesco De Failco. Prima di arrivare a una selezione definitiva delle aree bisognerà aspettare che il governo emani le direttive“.
E c’è anche un posto da assegnare: quello di direttore dell’Agenzia per la sicurezza nucleare. Tra i papabili ci sono: Umberto Veronesi, il celebre oncologo, e Maurizio Cumo, l’ex presidente della Sogin che ha portato l’azienda pubblica a livelli di eccellenza dopo gli sprechi della passata gestione. Quella di Carlo Jean, costretto a dimettersi dopo gli scandali russi, il cui nome però ritorna oggi incredibilmente d’attualità proprio per la direzione dell’agenzia, così come quello di Guido Possa, ex ad di McDonald’s Italia, uomo vicinissimo al premier Silvio Berlusconi.
(vignetta di Bucchi)























IO non ho capito due cose: perchè dismettere le vecchie centrali e decidere di ricostruirle? Che competenza avrebbe Veronesi?
Come si concilia Monfalcone e zone scarsamente popolate e lontane da insediamenti industriali?
Ok, e mettiamo che la poltrona venga assegnata a Possa, come lo spieghiamo al mondo che la sicurezza nucleare italiana è nelle mani di uno che fino a poco fa si occupava di panini e hamburger? Welcome to Springfield!
Ma siamo matti.. a Trieste c’è già il terminale dell’oleodotto Siot (e relativo oleodotto che passa tutto il retroterra), un’inceneritore, una centrale turboelettrica; è stata deliberata la costruzione di un rigassificatore a terra (non al largo come a Rovigo o Livorno). Adesso parlano di fare una centrale nucleare a Monfalcone.E’ una bomba ecologica: se qualcosa va storto abbiamo come minimo 350.000 morti, e bisogna evacuare minimo 600.000 persone: ma cosa hanno questi in testa? merda?
Ma mettere un oncologo a capo della sicurezza nucleare è una battuta vero?
No perché è come mettere un becchino a capo del reparto chirurgia di un ospedale.
Sorge spontanea una domanda: dove prenderanno il denaro per la costruzione delle nuove centrali nucleari, essendo l’Italia già piena di debiti?
Come ben scrive Luca Iezzi nel suo libro, la scelta del nucleare è semplicemente una scelta politica proposta dai ministri di turno…quindi vendono solo chiacchiere e illusioni…
E infatti non si faranno mai.
La cosa che veramente interessa alla cosca amministrativa ed imprenditoriale che governa questo paese è creare l’ennesimo buco nero stile ponte sullo stretto, attraverso il quale distribuire prebende e scialacquare risorse in favore dei propri fiduciari.
Il solito intreccio di enti pubblici, società miste, consulenze e contributi europei, che permette a questa classe dirigente ormai anacronistica di perpetuarsi a spese di quelli che sarebbe più onesto definire bestie da soma, piuttosto che cittadini.
L’ennesimo tassello di quel mosaico via via sempre più evidente che raffigura un’Italia in regressione inesorabile da stato moderno a sistema feudale.