Il diavolo sta nei dettagli, ma soprattutto cucina Ikea

di Stefano Morciano (Aioros)

Il viaggio di un giornalista disperato alla ricerca della “famiglia normale” perduta. Tra cucine scandinave, omosessuali e immigrati di seconda generazione.

I segni della modernità e dei suoi malanni, si sa, sono nelle piccole cose, e solo i più attenti osservatori li colgono e li affrontano per tempo. Lo sa bene anche Luca Doninelli, giornalista e scrittore, che dalle pagine culturali del Giornale di domenica firma un duro atto di accusa contro il catalogo delle cucine Ikea 2008 edizione primavera. La suddetta brochure è colpevole, secondo il nostro, di aver cancellato la famiglia normale, “quella composta da papà, mamma e figli“: una responsabilità che nessun catalogo commerciale vorrebbe mai accollarsi.

INDOVINA CHI VIENE A CENA - Ma seguiamo Doninelli nel suo sconvolgente viaggio tra le cucine di oggigiorno. “La prima cucina, alle pagine 8 e 9, ci presenta una famiglia composta da un papà, i suoi due bambini e una donna di diversa origine etnica“. Orrore. La donna, per di più, legge il giornale comodamente seduta al tavolo, quindi non è “né una baby-sitter né una colf” - il che, evidentemente, sarebbe stato ancora accettabile - bensì la seconda moglie dell’uomo. Sconvolto da questa inusuale e quasi assurda situazione familiare, Doninelli va avanti. Trova un’altra cucina, più piccola, in cui c’è un ragazzo che mangia in piedi, da solo. Qualcuno potrebbe passare oltre, senza notare nulla di particolare, ma l’occhio attento dello scrittore permette di stabilire che il ragazzo è gay (”la posa è inequivocabile“). Poche pagine più in là un uomo e una donna, anche loro apparentemente normali. Ma Doninelli vede più lungo di noi, e ci spiega che sono due single in un classico incontro al buio.

HO VISTO COSE… - Non c’è scampo, sono tutte situazioni anormali. C’è “un padre di colore con la figlioletta il cui visino ci racconta di una madre ispanica“, e questo non è affatto normale. C’è “una bella donna sola che prepara la cena in un’atmosfera calda, con penombra e vaso di fiori“, e nemmeno questo è normale. Soprattutto, ci sono “due giovani donne, che dal modo in cui si guardano tradiscono un legame assai forte“. Ahi ahi, stai a vedere che all’Ikea fanno cucinare pure le lesbiche?
Ma Doninelli non è un ingenuo. Lui finge soltanto di essere stupito da tutta questa gente strana, da tutti questi single, risposati, stranieri e omosessuali dei quali nessuno conosceva l’esistenza. Lui è avanti: “se andate all’Ikea e guardate chi la frequenta, vi accorgerete che questo mondo esiste già: però ci vuole l’Ikea a farlo venire a galla, perché in corso Vittorio Emanuele o in piazza Duomo non ve ne accorgereste mai“.
L’avete mai visto un gay in piazza Duomo, voi? Nemmeno io.

LA FAMIGLIA DEL MULINO BIANCO - E infine, per chiudere: “Dimenticavo. Non so se avete notato che c’è un assente in questa carrellata: la famiglia normale, quella composta da papà, mamma e figli. Quella semplice, popolare. Dove l’hanno messa?“.
Infatti, dov’è finita la tipica famiglia italiana, quella in cui papà, mamma e tre figli (no adottati, no ispanici, no gay) si siedono tutti insieme a tavola davanti a un piatto di spaghetti? Dov’è andata a finire la famiglia italiana, in cui è la mamma a cucinare e tutti conversano amabilmente fino all’ora della pennichella?
Non è mica sparita da decenni, vero? Perché Doninelli non lo sopporterebbe.



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