I veri vincitori delle Olimpiadi
30/07/2012 - Sono quelli a capo dell'enorme business
Le Olimpiadi celebrano lo spirito dello sport ma prima dell’avvento delle multinazionali erano un vero disastro: da quando è la pubblicità a finanziare le cose sono cambiate ma a che prezzo?
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IL CASO – “Agli sponsor dei giochi di Londra 2012 è stata promessa una ‘città pulita’, questo significa che avranno il monopolio estetico dell’Olympic Park e dell’area circostante. Anche gli slogan politici sono vietati – comprese le magliette con Che Guevara – e a chiunque sia trovato in possesso di un cartone, di una bomboletta spray o di qualsiasi cosa utile per costruire un cartello sarà rifiutato l’accesso”: Laurie Penny descrive così le Olimpiadi sull’Indipendent. È nato prima il logo o l’atleta? Per una volta possiamo rispondere all’interrogativo perché, di certo, nell’antica Grecia non si poteva cucire un marchio sui pantaloncini perché i concorrenti gareggiavano nudi.
LA PUBBLICITA’ – Non siamo più nell’antica Grecia e, quindi, l’abbigliamento è controllato e deciso a tavolino: Londra non vuole loghi addosso agli atleti. L’interesse commerciale è altissimo e, in realtà, sono le aziende a dividersi l’oro ma non solo: “il bilancio del governo britannico ha raggiunto una vetta di quasi 14, 5 miliardi di dollari, ben oltre la stima iniziale sotto i 10 mila” racconta l’Economist. A questi si somma la cifra raccolta dai diritti di tasse per i passaggi radiofonici e televisivi e la vendita dei biglietti e di souvenir è un’entrata a parte.
GLI SPONSOR – I partner olimpici sono undici e hanno sborsato grosse somme per far parte della rosa degli eletti: come ci si accaparra una fetta di torta? Si sceglie un solo sponsor per categoria: Coca-Cola ha vinto per le bevande analcoliche, Panasonic per i televisori e così via. Questo modello di business, che porta denaro utile, risale al 1980 e da allora il Comitato Olimpico firma contratti esclusivi con marchi di alto livello: la dimensione dei contratti è blindata, gli accordi sono segreti ma il totale raccolto dagli undici nel periodo 2009/2012 è una cifra spaziale. Ecco la lista delle aziende Top e l’andamento del loro investimento nello schema che ha pubblicato The Economist:
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