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pubblicato il 7 dicembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Presunta svolta: 226 mila euro pagati attraverso una commessa regionale per una webradio mai nata al testimone chiave del processo contro l’ex presidente della Regione Lazio. Chi c’è dietro?

Qualche tempo fa a Roma si e’ tenuta l’ennesima udienza del famigerato processo Laziogate che vede coinvolto l’ex ministro della salute Francesco Storace accusato di aver tramato e ordito nell’ombra per sabotare gli avversari politici alla vigilia delle lezioni regionali del 2006. Storace fu indagato e per questo si dimise immediatamente dalla sua carica di ministro ( storace Il caso Mills de noantri: Marrazzo pagava gli spioni del Laziogate, secondo Storacecontrariamente a quanto si vede fare oggi da esponenti sia del centrodestra che del centrosinistra che restano avvinghiati alla poltrona e alle prebende ad oltranza).

MA – Il collegio difensivo dell’ex senatore, in aula ha presentato carte “pesanti” al termine di una precisa e puntigliosa attivita’ di indagine difensiva. In breve sintesi secondo quanto affermato dal legale di Storace, l’avv Naso, risulta che la societa’ NAVE ARGO, di proprieta’ di Sabrina Girardi consorte del “pentito chiave del processo” tale Dario Pettinelli ha ricevuto attraverso la societa’ di informatica della Regione Lazio LAIT spa , 226 mila euro per compiere uno studio di fattibilita’ sulla creazione di una web radio regionale.  Lo studio pagato con i soldi dei contribuenti del Lazio non e’ mai stato effettuato e dall’intreccio di carte e determinazioni regionali, che portano la firma della responsabile della LAIT spa Alessandra Poggiani ( ora rimossa e liquidata con una buonuscita stratosferica di 500mila euro), secondo i legali di Storace, si evince chiaramente il fatto che i soldi della regione siano finiti al Pettinelli come compenso per la testimonianza da egli resa in tribunale al fine di incastrare Storace.  Un piano finalizzato a distruggere l’ex presidente della regione utilizzando i soldi della regione stessa come compenso per i testimoni.   Tanto squallore non sarebbe mai venuto a galla se non vi fosse stata la solerzia del consigliere regionale del Pd del Lazio, Alessio D’Amato, che proprio nell’ottobre 2008 chiede conto all’allora assessore Michelangeli delle spese effettuate da Lait per finanziare una web radio per il portale della Regione Lazio. Si viene così a sapere che con determina del dipartimento istituzionale della regione marrazzo 5W Il caso Mills de noantri: Marrazzo pagava gli spioni del Laziogate, secondo StoraceA3270 del primo ottobre 2007, sul capitolo R31507 di competenza della presidenza della giunta regionale, sono stati impegnati quasi 113mila euro da destinare alla Lait per la finalità indicata. Con una successiva determina dell’anno successivo, la A1908, vengono impegnati altri 113mila euro, in totale 226mila.

DOMANDE E RISPOSTE - I dubbi di D’Amato si fermano a chiedere perché non si sia fatta una gara ad evidenza pubblica e a chiedere notizie se l’attività della web radio, pagata, si sia mai realizzata.  La Regione non può rispondere: la radio web non è mai decollata e la gara pubblica non si può fare per evitare di fare scoprire uno scandalo, quello del pagamento da parte di Lait per un servizio reso in tribunale contro l’avversario politico, con somme versate alla società di un condannato (nel marzo 2007…) dopo patteggiamento per reati commessi contro la parte civile, che ha “risarcito” con 800 euro di multa… e da cui riceve compensi attraverso la moglie. E che dichiara nel suo sito di avere la Regione Lazio come proprio cliente.

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