Sacconi e Carfagna, per le donne solo chiacchiere e niente fatti

07/12/2009 - LA RISPOSTA POLITICA – Di politiche specifiche per l’occupazione femminile del mezzogiorno – che secondo Sacconi e Carfagna è il vero punto dolente – non si parla mai più nel resto del documento. Evidentemente è un optional. Quando si passa

     
 

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LA RISPOSTA POLITICA – Di politiche specifiche per l’occupazione femminile del mezzogiorno – che secondo Sacconi e Carfagna è il vero punto dolente – non si parla mai più nel resto del documento. Evidentemente è un optional. Quando si passa alla definizione della strategia, i Occupazione_femminile3nostri ministri dicono che la risposta legislativa settoriale e delle politiche di incentivazione economica per genere non è efficace. Perché “alla uguaglianza formale garantita dalla legge non corrisponde tuttavia, nella realtà quotidiana del mercato e degli ambienti di lavoro, un apprezzabile livello di parità sul piano sostanziale”. Difficile non essere d’accordo. “La soluzione non può dunque che dipendere da un approccio di genere integrato e trasversale a tutte le politiche pubbliche; un approccio da tempo evocato ma sin qui mai praticato concretamente”. Giusto.La possibile soluzione del problema, una vera e propria priorità nell’agenda politica del Governo, imponga un radicale ribaltamento di prospettiva.” Perfetto. E allora vediamo qual è quest’approccio.

UNA MONTAGNA CHE PARTORISCE UN TOPOLINO – Perché con queste premesse, quando (pag. 16) arriva il momento delle proposte ci si aspetterebbero sfracelli. Ma di approccio integrato e trasversale a tutte le politiche pubbliche che serva a ribaltare la prospettiva si perdono quasi subito le tracce. Anche se il documento ha sostenuto nella prima parte che “l’offerta di lavoro femminile italiana si è giovata, nel corso negli ultimi anni, anche di maggiori servizi per l’infanzia e l’assistenza agli anziani” (pag 3), la risposta non passa, secondo i due ministri, per un piano di investimenti per l’aumento di questi servizi: troppo facile. La risposta è invece un piano a valere sulle risorse del Fondo per i diritti e le pari opportunità, per la stratosferica cifra di 40 milioni di euro. Una cifra destinata ad una platea di bambini e le bambine sotto a 10 anni, che sono in Italia 6,2 milioni, tenendo conto che in Italia ci sono circa 600 mila nascite all’anno. Una cifra da dividere anche per le persone con oltre 75 anni sono 5,8 milioni. Ecco, è con questi soldi che si vorrebbe “favorire la conciliazione”.

PALLIATIVI ED ELEMOSINE.. – Andando nel dettaglio, secondo il ministro Carfagna, 10 milioni di euro serviranno a “incentivare i nidi familiari attraverso l’esperienza delle cosiddette mamme di giorno“, che ospiteranno a pagamento i bambini in casa loro. 4 milioni di euro saranno destinati a realizzare in ogni comune, “elenchi e albi di baby sitter e badanti, italiane e straniere, appositamente formate e accreditate“. 12 milioni di euro serviranno per i “voucher e buoni lavoro destinati all’occupazione femminile”, 6 milioni per il sostegno diretto alle cooperative senza scopo di lucro che si occupano di favorire la conciliazione dei tempi tra lavoro e famiglia, 4 milioni per il telelavoro, altri 4 milioni per l’aggiornamento delle donne che hanno preso congedi parentali o che sono rimaste a casa per assistere un anziano o una persona non autosufficiente, allo scopo di aiutarle nel reinserimento nel mercato del lavoro. Alcune buone idee, che si perdono nella filosofia un po’ ipocrita espressa nel “libro bianco del Welfare” di Sacconi: Occupazione_femminile4la “personalizzazione” e la flessibilizzazione” dei servizi, che tradotto in italiano significa: arrangiatevi: si salvi chi può (cioè, chi ha i soldi). Insomma, qualche palliativo ed un po’ di elemosina. Se è con questi 40 milioni di euro che si pensa di “contribuire a risolvere i problemi” dell’occupazione femminile, c’è poco da stare allegri.

..BASTA NON FARE QUELLO CHE SERVE – Perché quello che serve sono risorse vere. Per i sistemi incentivanti per l’emersione del lavoro nero di cura. Per le politiche di sostegno alle lavoratrici madri. Per una struttura di orari più lunghi e flessibili degli asili, mentre il governo con i suoi interventi di riduzione dell’orario scolastico e di riduzione del tempo pieno nelle materne (fatto per far cassa e contrabbandato per “un nuovo modello educativo”) si è mosso in direzione esattamente opposta. Non servono raccomandazioni paternalistiche alle parti sociali, ma risorse vere per incentivare i congedi parentali part time a padri e madri, come hanno fatto in Germania, dove il congedo genitoriale, prima irrisorio, è stato compensato per il 67% dello stipendio, fino a 1.800 euro mensili per dodici mesi. Servono soprattutto – a dispetto delle affermazioni di Carfagna e Sacconi – risorse per un piano per la creazione di asili nido, che sono la vera risposta per la conciliazione: in Francia, paese con un tasso di occupazione femminile molto più alto che in Italia, e con un tasso di fecondità doppio rispetto all’Italia, la copertura di posti in asilo nido è pari al 47% della popolazione da 0 a 3 anni, in Italia non arriva al 10-15%. Mentre il “governo del fare” fa le chiacchiere e getta polvere negli occhi, gli altri fanno. E la differenza si vede.

     
 

3 Commenti

  1. Lisa72 scrive:

    Mi permetto solo di aggiungere che anche quelle realtà che potrebbero e vorrebbero aumentare le politiche sociali e in particolare i posti nido/materna sono di fatto impedite da assurde regole per cui un Comune non può aumentare la spesa sociale.. anzi, deve tagliarla!, e le domande di apertura di nuove aule ( e non parlo di zone dove ci sono 10 bambini per classe bensì 28 e dove le domande sono 100 per 28 posti!!!) vengono eluse con un “non si può aumentare la spesa”: e in Italia che si occupa dei figli (soprattutto in fascia 0-6 anni???) i padri o le madri? :(

    Lisa

  2. Alessandro scrive:

    Mi pare che tutto ciò faccia emergere anche un’altra contraddizione: mentre si continua a opporre alle proposte di legge sulle coppie di fatto l’idea della “famiglia tradizionale nucleo e fulcro della società”, quella stessa “famiglia tradizionale” viene ancora una volta trascurata, lasciata a sé stessa, perfino umiliata. Evidentemente a tante madri, e padri, “da Family Day” basta la demagogia dell’individuare un comodo capro espiatorio come fonte d’ogni male sociale. Gli aiuti veri non li vogliono, in fondo. Come giustamente nota Lisa72, si tagliano i fondi all’istruzione pubblica mentre altre istituzioni (la Chiesa Cattolica) chiedono un’incremento dei finanziamenti a quella privata. L’importante è il crocifisso appeso al muro, non la qualità dell’istruzione.

  3. Mauro Celeste scrive:

    Che palle però ancora con ste donne..tiratevi su le maniche e fatevi sentire, invece di piangere sempre. Certo che se seguite le orme della carfagna..rimmarete in questa condizione per i prossimi 200 anni.

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