In Italia il livello di partecipazione femminile al mondo del lavoro è troppo basso. Dopo 18 mesi di governo, finalmente è arrivato un piano: con analisi approssimative e conclusioni sorprendenti. Per il mondo in a, niente di nuovo sotto il sole
Il 2 dicembre è stato presentato a Palazzo Chigi da Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, e da Maurizio Sacconi, ministro del welfare, Italia 2020 – Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro. Il varo di un piano organico per aggredire questo
problema è una buona notizia. La bassa occupazione femminile, ne abbiamo già parlato, è una delle criticità più forti del nostro paese. Dopo mesi di inazione, e anzi di provvedimenti che indirettamente aggravano il problema, se ne sentiva il bisogno. Purtroppo la lettura lascia molti dubbi, sia per l’analisi della situazione in esso contenuta, sia per le idee guida per il futuro, sia per la sua dimensione finanziaria.
IL POSTIVO CONTRIBUTO DELL’IMMIGRAZIONE – Il documento inizia con una sorpresa. A pag.2 si legge: “dopo alcuni anni di andamento stagnante, il tasso di attività delle donne ha ripreso ad aumentare grazie alla crescente presenza di lavoratrici extracomunitarie (in particolare badanti)”. Per le donne, in particolare, “la presenza straniera (massiccia soprattutto nell’ambito dei servizi alla persona) avrebbe anzi un effetto positivo attenuando i vincoli legati alla presenza di figli e alla assistenza dei familiari più anziani, permettendo così di aumentare l’offerta di lavoro”. Parola di Carfagna e Sacconi. Noi siamo d’accordo, ma viene da chiedersi la coerenza che c’è tra quest’analisi e le idee in materia della Lega nord, che sullo slogan “Rimandiamo tutti gli stranieri a casa loro” ha costruito buona parte della sua politica. E la coerenza con la politica sull’immigrazione sin qui svolta.
L’INTERPRETAZIONE DELL’IMPATTO DELLA CRISI – Negli ultimi 10 anni l’occupazione femminile è aumentata moltissimo, anche se ha riguardato soprattutto posti di lavoro “precari”. Ora però c’è la crisi economica. Secondo il Piano (pag. 4) “la grande crisi inciderà, indubbiamente, lasciando già oggi ipotizzare una sensibile contrazione del tasso di occupazione e un incremento del tasso di disoccupazione”. E’ bene rendersene conto. Ma si aggiunge: “lascia ben sperare l’andamento della occupazione femminile del primo semestre del 2009”. Sì, ma considerando – più correttamente – il dato annuale la situazione è meno confortante: ci sono quasi 100 mila donne disoccupate in più (gli uomini sono 138 mila), e questo nonostante “la tipologia di settori maggiormente interessati dalla crisi, e cioè il manifatturiero e l’edilizia”. La conclusione sugli effetti della crisi sull’occupazione femminile è ottimista perché “l’impressione è che la grande crisi avrà una maggiore incidenza sulla occupazione maschile”, basta vedere i “dati dell’Inps sulla cassa integrazione che coinvolgono, in misura di gran lunga prevalente, la forza lavoro maschile”. Un’analisi un po’ grossolana: è noto che gli ammortizzatori sociali in Italia sono poco utilizzabili nei settori dove più forte è la presenza femminile. Ed è noto che le crisi colpiscono prima i settori più esposti alla concorrenza internazionale – l’industria – per estendersi solo poi al terziario ed ai servizi. L “impressione” è che i problemi più gravi
per i settori a prevalente occupazione femminile potrebbero arrivare nel 2010.
L’OCCUPAZIONE FEMMINILE E IL MEZZOGIORNO – Ma c’è un altro punto dell’analisi poco convincente: l’occupazione femminile è un problema più forte al Sud. Anche il Piano Sacconi-Carfagna rileva “che la componente femminile sarà meno penalizzata ma solo con riferimento alle regioni del Centro-Nord”: la crisi ha (forse) parzialmente risparmiato le donne nel centro nord ma ha colpito durissimo quelle del mezzogiorno. Ma allora l’ottimismo sulle prospettive future si concilia poco con l’affermazione successiva (pag.7): “Rispetto alla Unione Europea a 27 il divario occupazionale tra i generi è assai più marcato in Italia rispetto agli altri Paesi europei” e “il ritardo rispetto all’Europa e ai benchmark di Lisbona è attribuibile per intero ai modesti tassi di occupazione femminile nelle Regioni del Mezzogiorno che, infatti, si colloca sui livelli più bassi di tutti i restanti Paesi dell’Unione.” La questione dell’occupazione femminile è soprattutto una questione meridionale: parola di Sacconi e Carfagna. Il governo di cui fanno parte in questi 18 mesi ha scippato i soldi del Fas destinati al mezzogiorno, per finanziare di tutto. Ha destinato gran parte dei fondi (inclusi quelli del Fondo Sociale Europeo) per la cassa integrazione, che – secondo il documento di Carfagna e Sacconi – viene utilizzata in prevalenza dagli uomini e nel centro nord. Un bel modo per contribuire alla soluzione del problema dell’occupazione femminile!




Mi permetto solo di aggiungere che anche quelle realtà che potrebbero e vorrebbero aumentare le politiche sociali e in particolare i posti nido/materna sono di fatto impedite da assurde regole per cui un Comune non può aumentare la spesa sociale.. anzi, deve tagliarla!, e le domande di apertura di nuove aule ( e non parlo di zone dove ci sono 10 bambini per classe bensì 28 e dove le domande sono 100 per 28 posti!!!) vengono eluse con un “non si può aumentare la spesa”: e in Italia che si occupa dei figli (soprattutto in fascia 0-6 anni???) i padri o le madri?
Lisa
Mi pare che tutto ciò faccia emergere anche un’altra contraddizione: mentre si continua a opporre alle proposte di legge sulle coppie di fatto l’idea della “famiglia tradizionale nucleo e fulcro della società”, quella stessa “famiglia tradizionale” viene ancora una volta trascurata, lasciata a sé stessa, perfino umiliata. Evidentemente a tante madri, e padri, “da Family Day” basta la demagogia dell’individuare un comodo capro espiatorio come fonte d’ogni male sociale. Gli aiuti veri non li vogliono, in fondo. Come giustamente nota Lisa72, si tagliano i fondi all’istruzione pubblica mentre altre istituzioni (la Chiesa Cattolica) chiedono un’incremento dei finanziamenti a quella privata. L’importante è il crocifisso appeso al muro, non la qualità dell’istruzione.
Che palle però ancora con ste donne..tiratevi su le maniche e fatevi sentire, invece di piangere sempre. Certo che se seguite le orme della carfagna..rimmarete in questa condizione per i prossimi 200 anni.