Amanda e Raffaele, da omicidio a caso internazionale
05/12/2009 - La condanna per la morte di Meredith rischia di far scoppiare guai diplomatici tra Usa e Italia. E sarebbe un peccato, perché nella storia la politica non c’entra per niente. Il caso di Meredith Kercher potrebbe dimostrare presto di che
La condanna per la morte di Meredith rischia di far scoppiare guai diplomatici tra Usa e Italia. E sarebbe un peccato, perché nella storia la politica non c’entra per niente.
Il caso di Meredith Kercher potrebbe dimostrare presto di che pasta è fatta la giustizia italiana: “Il governo Usa potrebbe intervenire sul caso di Amanda Knox, condannata ieri a 26 anni per il delitto, avvenuto a Perugia due anni fa“, ha detto una zia della ragazza, Janet Huff, all’emittente Cnn. “Abbiamo ricevuto e-mai da funzionari del governo che hanno detto che ora e’ il momento di fare qualcosa“. Il rischio che un caso di omicidio si trasformasse in un problema internazionale si era già avvertito qualche tempo fa, quando un Pulitzer e il New York Times erano intervenuti nella vicenda: “Un innocente all’estero”, titolava pomposamente l’articolo del NY, che nelle prime righe parte subito all’attacco: “Il caso contro Knox ha tante così tante crepe ed è così legato alla carriera di un potente procuratore italiano incriminato per comportamento scorretto che qualunque giuria seria lo avrebbe già ricusato da mesi”, cominciava Timothy Egan, confondendo un pochino il sistema giudiziario americano con quello italiano. E finendo poi sbugiardato da una serie di confutazioni nel merito.
IERI - Dice l’Ansa che il destino di Amanda e Raffaele si compie a mezzanotte e cinque in punto, quando il presidente della Corte d’Assise di Perugia, con un filo di voce, annuncia che passeranno almeno un quarto di secolo in carcere. I giornali italiani, tranne il Corriere, “bucano” la notizia. Lei, l’Amelie di Seattle, esplode in lacrime abbracciata al suo avvocato; lui, l’ingegnere di Giovinazzo, rimane impassibile come un sasso, con gli occhi persi nel vuoto e il cuore a mille. Per gli ex fidanzatini si chiudono così due anni sotto i riflettori di mezzo mondo; assassini crudeli per alcuni, ragazzi acqua e sapone stritolati da un meccanismo più grande di loro per altri. «No, no…» riesce soltanto a mormorare Amanda, mentre si compie il suo destino. «Non è finita qui – dice per lei la matrigna, Cassandra – combatteremo fino alla fine». Raffaele, invece, rimane in silenzio assoluto. Ma anche lui non ce la fa a resistere quando la compagna del padre, Mara, gli urla «forza, forza». È un attimo, prima che lo portino via. Poi restano le facce dei familiari, impietrite quelle dei Sollecito, piene di lacrime quelle del gruppo Knox, con la sorella di Amanda, Deanna, che esplode in lacrime prima ancora che la studentessa di Seattle capisca che per lei è finita.Fin dalla notte del loro arresto, quel 5 novembre di due anni fa quando la studentessa di Seattle - prima di sottoscrivere il famoso memoriale in cui ammise di essere stata nella casa di via della Pergola (salvo poi smentirlo in decine di occasioni) – faceva la ruota nei corridoi della questura di Perugia, cantando ripetutamente le canzoni dei suoi amati Beatles. O quando Raffaele disse candidamente agli investigatori, che lo interrogavano per la seconda volta, «di aver detto un sacco di cazzate» la prima volta che era stato sentito perchè Amanda glielo aveva chiesto. Ma non solo: c’è l’acquisto di un tanga «per fare sesso» che Raffaele e Amanda fecero tre giorni dopo la morte di Mez e le parole che Amanda-Amelie (così l’ha chiamata l’avvocato del giovane barese, Giulia Bongiorno), la ragazza che vive nel mondo dei sogni e che fa del bene agli altri, ha messo in quel memoriale. Parole confuse e surreali ma che hanno pesato come un macigno sul processo.
NEL MENTRE - «La verità – scrisse – è che non sono certa della verità». Quella sera «forse ho controllato la mia e mail, forse ho letto e studiato, o forse o fatto l’amore. Infatti penso di aver fatto l’amore con lui». Diverso, molto diverso, l’atteggiamento tenuto invece nel corso del processo: acqua e sapone lei e lacrime di fronte alle accuse più pesanti, con l’obiettivo chiaro di allontanare da se quell’immagine di ‘femme fatalè appiccicatale addosso, senza però rinunciare alle sue passioni, come quando si è presentata davanti ai giudici con la maglietta omaggio ai Beatles e la scritta «All you need is love»; riservato, chiuso, attento a tutte le fasi processuali lui, per dimostrare che non è certo quel ragazzo freddo e distaccato descritto dagli inquirenti. Anche le parole sono state calibrate, per far presa sui giudici popolari. «Ho paura di avere una maschera da assassina forzata sulla mia pelle», ha detto Amanda nelle ultime dichiarazioni spontanee, rispondendo anche ad un interrogativo che sicuramente i giudici si saranno posti. «Io non sono calma. Tanti mi dicono che se fossero in questa situazione si strapperebbero i capelli e farebbero a pezzi la cella. Ma io, che ho già scritto che ho paura di perdere me stessa e di essere definita come non sono, non lo faccio, non mi butto giù e cerco di trovare il positivo». Talmente positivo che la ragazza ha persino ringraziato la pubblica accusa, dicendo che capiva i PM perché stavano facendo il loro lavoro.
OGGI - Era chiaro che l’articolo del New York Times fosse soltanto un’avvisaglia di ciò che sarebbe successo in caso di sentenza sfavorevole. Gli Stati Uniti ritengono, e non è la prima volta che accade non solo in Italia, di dover difendere a spada tratta e senza se e senza ma i loro cittadini che vengono sottoposti a processi in altri paesi. Intento lodevole. Se non fosse che nel caso di Amanda e Raffaele questo problema non si pone. In primo luogo perché questo caso è diverso dal Cermis, da tutti i punti di vista. In secondo luogo perché il processo ha dimostrato che tutte le garanzie nei confronti degli imputati sono state più che rispettate, alla faccia di chi pensava il contrario senza argomenti. Il caso non è chiuso: c’è un appello, ci sarà la Cassazione, arriverà per la ragazza la possibilità di scontare la pena nel proprio paese, magari in parte, prima o poi. Quello che non si può accettare, oggi, è che alla faccia dei fatti e delle prove, la politica si metta in mezzo per salvare qualcuno.













“Talmente positivo che la ragazza ha persino ringraziato la pubblica accusa, dicendo che capiva i PM perché stavano facendo il loro lavoro.” …che controllo
Dopo un processo se l’hanno condannati e’ molto probabile che siano colpevoli..ma la cosa piu grave, che da sola meriterebbe una condanna, e’ l’aver accusato il povero Lumumba, che si e’ fatto un mesetto di carcere..ma tu cacchio di ragazzina viziata, ma ammesso che non sei stata tu, ma come cacchio vai a coinvolgere un innocente! che cosa hai dentro la testa?
L’Italia e’ il paese dell’ipocrisia…..
se sono colpevoli dovevano avere l’ergastolo altrimenti andavano assolti.
La pena a 25 anni e’ una mezza misura, tipica di chi non sa che pesci prendere.
Lo stesso sgomento mi colpi’ in occasione del processo di Cogne.
Se la madre e’ veramente colpevole non se la doveva cavare con 16 anni…..indultati diventano 13 ed ha ancora la patria potesta’ sugli altri figli…
BOOHHHHHHHHHHHH !
CMQ L’ENNESIMA FIGURA DI MERDA PLANETARIA PER UN SISTEMA GIUDIZIARIO ARCAICO.
Non so, secondo me dipende dalla funzione che noi si pensa debba avere il carcere. Se è quella di punire forse hai ragione, altrimenti, se, per esempio, fosse quella di mettere nelle condizioni le persone di espiare in qualche modo la propria colpa, di pentirsi, di tenerli in gabbia perché pericolosi come belve, in questo caso credo che venticinque e ventisei anni siano pure troppi (e forse inutili…credo che il male degli uomini dipenda il più delle volte da fattori sociali insoluti)
vorrei ricordare agli americani la tragedia del cermis, trattata dalla loro giustizia incapace perfino di impedire un avanzamento di grado (per merito?) che l’aeronautica del loro paese di intoccabili ha creduto bene di dare a degli assassini palesi. questa ragazza è stata giudicata colpevole e tale resta per la giustizia italiana e non basta certo un presidente del consiglio italiano, non consono al ruolo che dovrebbe svolgere, che continua per ragioni personali discreditare la magistratura e gli italiani tutti.
Comunque a leggere i commenti dei lettori all’articolo di Egan sul NYT mi sembra che la stragrande maggioranza consideri di parte e incompleta la ricostruzione del giornalista (molti gli scrivono che dovrebbe proprio vergognarsi); e vari lettori affermano che non è il caso di criticare il sistema giudiziario italiano visto che quello americano non funziona certo molto meglio. Insomma, non prendiamo la posizione di Egan come rappresentativa di quella degli americani in generale. Semmai ci sarà da vedere cosà fare il governo americano.
E difatti, puntuali, arrivano le prime prese di posizioni del governo USA: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/meredith-processo-2/clinton-amanda/clinton-amanda.html
Non ho seguito il caso, ma su rai uno una giornalista americana diceva che la Clinton non si era occupata del caso ora invece lo farà… quasi in tono minatorio.
Questo atteggiamento da feudatari che hanno nei nostri confronti non gioverà alla ricerca della verità e nemmeno al processo: se davvero i media hanno influenzato la sentenza, direi che certi atteggiamenti di chiaro razzismo culturale nei nostri confronti non faranno propendere la simpatia di nessuno nei confronti di Amanda o di Sollecito. Del resto lo stesso avvocato di Sollecito era chiaramente imbarazzato di fronte alle esternazioni della giornalista.
tina mi ha rubato le parole…un po’ come una nazione che fa il cazziatone a chi giuoca con il nucleare, unica nazione ad aver sganciato delle bombe su civili inermi anche se fottutamente musi gialli…sì sì gente autorevole e meriditevole, poi basta con tutte queste pippe sulla forma le virgole maiuscolo le k, le h, impariamo a guardare la luna e non il dito, se facessimo un pò tutti così da sessant’anni a questa parte avremmo evitato di farci prendere sistematicamente per i fondelli da chicchessia un carisssimo saluto, ah a proposito la nazione di oggei simmison, eh sì abbiamo un sistema giudiziario che fa cacare, ma non so chi abbia la pagliuzza e chi la trave e se noi scazziamo magari chi finisce in galera può anche uscire, ma come hanno detto sacco e vanzetti li possiamo soltano riesumare…
da sessant’anni? beh diciamo da moooolto prima…almeno da centocinquant’anni