La condanna per la morte di Meredith rischia di far scoppiare guai diplomatici tra Usa e Italia. E sarebbe un peccato, perché nella storia la politica non c’entra per niente.
Il caso di Meredith Kercher potrebbe dimostrare presto di che pasta è fatta la giustizia italiana: “Il governo Usa potrebbe intervenire sul caso di Amanda Knox, condannata ieri a 26 anni per il delitto, avvenuto a Perugia due anni fa“, ha detto una zia della ragazza, Janet Huff, all’emittente Cnn. “Abbiamo ricevuto e-mai da funzionari del governo che hanno detto che ora e’ il momento di fare qualcosa“. Il rischio che un caso di omicidio si trasformasse in un problema internazionale si era già avvertito qualche tempo fa, quando un Pulitzer e il New York Times erano intervenuti nella vicenda: “Un innocente all’estero”, titolava pomposamente l’articolo del NY, che nelle prime righe parte subito all’attacco: “Il caso contro Knox ha tante così tante crepe ed è così legato alla carriera di un potente procuratore italiano incriminato per comportamento scorretto che qualunque giuria seria lo avrebbe già ricusato da mesi”, cominciava Timothy Egan, confondendo un pochino il sistema giudiziario americano con quello italiano. E finendo poi sbugiardato da una serie di confutazioni nel merito.
IERI - Dice l’Ansa che il destino di Amanda e Raffaele si compie a mezzanotte e cinque in punto, quando il presidente della Corte d’Assise di Perugia, con un filo di voce, annuncia che passeranno almeno un quarto di secolo in carcere. I giornali italiani, tranne il Corriere, “bucano” la notizia. Lei, l’Amelie di Seattle, esplode in lacrime abbracciata al suo avvocato; lui, l’ingegnere di Giovinazzo, rimane impassibile come un sasso, con gli occhi persi nel vuoto e il cuore a mille. Per gli ex fidanzatini si chiudono così due anni sotto i riflettori di mezzo mondo; assassini crudeli per alcuni, ragazzi acqua e sapone stritolati da un meccanismo più grande di loro per altri. «No, no…» riesce soltanto a mormorare Amanda, mentre si compie il suo destino. «Non è finita qui – dice per lei la matrigna, Cassandra – combatteremo fino alla fine». Raffaele, invece, rimane in silenzio assoluto. Ma anche lui non ce la fa a resistere quando la compagna del padre, Mara, gli urla «forza, forza». È un attimo, prima che lo portino via. Poi restano le facce dei familiari, impietrite quelle dei Sollecito, piene di lacrime quelle del gruppo Knox, con la sorella di Amanda, Deanna, che esplode in lacrime prima ancora che la studentessa di Seattle capisca che per lei è finita.Fin dalla notte del loro arresto, quel 5 novembre di due anni fa quando la studentessa di Seattle - prima di sottoscrivere il famoso memoriale in cui ammise di essere stata nella casa di via della Pergola (salvo poi smentirlo in decine di occasioni) – faceva la ruota nei corridoi della questura di Perugia, cantando ripetutamente le canzoni dei suoi amati Beatles. O quando Raffaele disse candidamente agli investigatori, che lo interrogavano per la seconda volta, «di aver detto un sacco di cazzate» la prima volta che era stato sentito perchè Amanda glielo aveva chiesto. Ma non solo: c’è l’acquisto di un tanga «per fare sesso» che Raffaele e Amanda fecero tre giorni dopo la morte di Mez e le parole che Amanda-Amelie (così l’ha chiamata l’avvocato del giovane barese, Giulia Bongiorno), la ragazza che vive nel mondo dei sogni e che fa del bene agli altri, ha messo in quel memoriale. Parole confuse e surreali ma che hanno pesato come un macigno sul processo.
NEL MENTRE - «La verità – scrisse – è che non sono certa della verità». Quella sera «forse ho controllato la mia e mail, forse ho letto e studiato, o forse o fatto l’amore. Infatti penso di aver fatto l’amore con lui». Diverso, molto diverso, l’atteggiamento tenuto invece nel corso del processo: acqua e sapone lei e lacrime di fronte alle accuse più pesanti, con l’obiettivo chiaro di allontanare da se quell’immagine di ‘femme fatalè appiccicatale addosso, senza però rinunciare alle sue passioni, come quando si è presentata davanti ai giudici con la maglietta omaggio ai Beatles e la scritta «All you need is love»; riservato, chiuso, attento a tutte le fasi processuali lui, per dimostrare che non è certo quel ragazzo freddo e distaccato descritto dagli inquirenti. Anche le parole sono state calibrate, per far presa sui giudici popolari. «Ho paura di avere una maschera da assassina forzata sulla mia pelle», ha detto Amanda nelle ultime dichiarazioni spontanee, rispondendo anche ad un interrogativo che sicuramente i giudici si saranno posti. «Io non sono calma. Tanti mi dicono che se fossero in questa situazione si strapperebbero i capelli e farebbero a pezzi la cella. Ma io, che ho già scritto che ho paura di perdere me stessa e di essere definita come non sono, non lo faccio, non mi butto giù e cerco di trovare il positivo». Talmente positivo che la ragazza ha persino ringraziato la pubblica accusa, dicendo che capiva i PM perché stavano facendo il loro lavoro.




Io ricordo ancora una visita che feci a Perugia: tra le altre meraviglie che laa splendida persona che mi invitò mi mostrava, ad un certo punto, con un’aria un pò sconfortata, come se non se ne potesse ormai fare più a meno, di fronte ad una scalinata che si apriva su un ampio panorama disse: ” E lì in fondo c’è la casa di Meredith”. Ecco, non si può far finta che non sia accaduto niente, neanche se Deanna piange, neanche se Amanda e Raffaele sono così carini da sembrare finti.
C’è del vero nella ricostruzione dello spaccato storico e nelle considerazioni generali, ma generiche.
“Quello che non si può accettare, oggi, è che alla faccia dei fatti e delle prove, la politica si metta in mezzo per salvare qualcuno.”
Ma le PROVE dove sono?
Infatti, dove sono le prove? A parte delle dichiarazioni contraddittorie estorte dopo ore di interrogatorio, che evidenze ci sono che i due abbiano commesso il delitto?
Di Mignini non ho alcuna stima dopo quello che ha combinato con Mario Spezi.
le prove sono quelle che un tribunale della repubblica italiana ha ritenuto essere tali condannando per omicidio i due imputati. Se queste prove non convincono la difesa, esistono degli strumenti giuridici (l’appello per contestarle); se la difesa ritiene che esistano degli elementi tali da non ritenere il giudizio equo, esistono degli strumenti giuridici per tutelarsi e corti pronte a darle ragione, nel caso l’avesse. Quello che non si può fare, invece, è difendersi dal processo cercando una sponda politica per ottenere una ragione che, posto che si abbia, deve essere ottenuta nel luogo preposto: il tribunale.
Premesso che a me non me ne sbatte nulla se le prove provengono dal padreterno o da un tribunale della repubblica italiana, a me interessa la loro consistenza di per sè. Una condanna sulla base di “indizi” e non di prove dirette e inconfutabili io la critico.
Se un tribunale non offre garanzie di equilibrio un imputato innocente ha il diritto di cercare tutte le sponde che vuole, anche e soprattutto quella del proprio paese d’origine.
Gli errori e le aberrazioni dei tribunali italiani sono noti a tutti, solo che ora il giudizio e la critica sono falsati dal fatto che Berlusconi li attacchi per motivi personali, cosí gli inetti si dividono tra chi ritiene i tribunali e i giudici di per sè delle associazioni a delinquere e chi invece li ritiene luoghi sacri infallibili ed inviolabili.
Le prove di cui si ha avuto notizia sino ad ora sono confuse e rasentano il ridicolo. I giornalisti americani fanno quello che dovrebbero fare i giornalisti italiani che invece si guardano bene dal mettere in dubbio l’operato di alcuni tribunali… e non hanno nemmeno tutti i torti visto quello che è successo a Mario Spezi.
da un paese che ha tranquillamente mandato a morte sacco e vanzetti (salvo poi scoprire che si in effetti erano appena appena innocenti) non accetterei critiche sulla capacità del sistema giudiziario di arrivare alla verità.
gli statunitensi farebbero meglio a starsene zitti e a rispettare le sentenze emanate dai nostri tribunali come noi facciamo con le loro (tipo quella che ha praticamente assolto il pilota responsabile della strage del cermis o quella che ha dichiarato improcessabile il soldato che ha sforacchiato l’auto di calipari)
grazie al cielo non siamo più ai tempi del civis romanus sum ed ogni tanto anche qualche cittadino imperiale può finire in carcere.
Raffaele non è ingegnere.. è laureato in informatica.. molto diversa da una laurea in ingegneria!!!
ops. Questo distrugge in maniera inoppugnabile la tesi dell’articolo.
E dovreste controllare anche le H dei verbi. L’appunto che ha fatto laerte non distrugge la tesi dell’articolo, ed è quantomeno presuntuosa la tua risposta. Vi comportate e vi atteggiate come grande testata indipendente, poi fate errori grossolani. Confondere due lauree può essere una svista, la tua tracotanza nei confronti di chi te lo fa notare è solo pochezza.
Bell’appunto, a volte mi chiedo se sono semplicemente arroganti o se c’è pure un profondo senso di imbecillità. buona giornata.
Se dovesse scoppiare un caso internazionale, basterà ricordare ai funzionari USA la scandalosa assoluzione dei piloti per la strage del Cermis ed invitarli a tacere. Tutto questo a prescindere dalla giustezza della condanna, sulla quale pure molto ci sarebbe da dire.
“tutte le garanzie” ???
Ma che film ha visto l’autore di questo post?
Certo è che se in questa Repubblica delle Banane venisse finalmente sancito l’obbligo di videoregistrare tutte le escussioni di presunte persone informate sui fatti ci sarebbe da ridere, o meglio da piangere…
Vogliamo parlare delle deposizioni sotto giuramento degli agenti della PolPost (i primi intervenuti sul luogo del delitto) clamorosamente SMENTITE da alti testi (non dagli imputati)? Come mai si è fatto finta di nulla?
Questo processo è una farsa totale!!!
Ho deciso che se voglio commettere qualche brutto atto, una volta arrivati alla mia incriminazione ed al processo, in tribunale mi presenterò con una bella treccina da bimba come Amanda…ma, peccato, calarsi una maschera da “bimba-brava-acqua-e-sapone” non sempre riesce ad impietosire i giudici, sperando sempre che abbiano fatto un ponderato e serio lavoro probatorio.
Non credo comunque sia di competenza americana stabilire la “giustezza” di questo processo. Dovrebbe restarne fuori e lasciare che sia la famiglia della ragazza a chiedere un ricorso: si parla di un delitto, non di un caso politico.
“Talmente positivo che la ragazza ha persino ringraziato la pubblica accusa, dicendo che capiva i PM perché stavano facendo il loro lavoro.” …che controllo
Dopo un processo se l’hanno condannati e’ molto probabile che siano colpevoli..ma la cosa piu grave, che da sola meriterebbe una condanna, e’ l’aver accusato il povero Lumumba, che si e’ fatto un mesetto di carcere..ma tu cacchio di ragazzina viziata, ma ammesso che non sei stata tu, ma come cacchio vai a coinvolgere un innocente! che cosa hai dentro la testa?
L’Italia e’ il paese dell’ipocrisia…..
se sono colpevoli dovevano avere l’ergastolo altrimenti andavano assolti.
La pena a 25 anni e’ una mezza misura, tipica di chi non sa che pesci prendere.
Lo stesso sgomento mi colpi’ in occasione del processo di Cogne.
Se la madre e’ veramente colpevole non se la doveva cavare con 16 anni…..indultati diventano 13 ed ha ancora la patria potesta’ sugli altri figli…
BOOHHHHHHHHHHHH !
CMQ L’ENNESIMA FIGURA DI MERDA PLANETARIA PER UN SISTEMA GIUDIZIARIO ARCAICO.
Non so, secondo me dipende dalla funzione che noi si pensa debba avere il carcere. Se è quella di punire forse hai ragione, altrimenti, se, per esempio, fosse quella di mettere nelle condizioni le persone di espiare in qualche modo la propria colpa, di pentirsi, di tenerli in gabbia perché pericolosi come belve, in questo caso credo che venticinque e ventisei anni siano pure troppi (e forse inutili…credo che il male degli uomini dipenda il più delle volte da fattori sociali insoluti)
vorrei ricordare agli americani la tragedia del cermis, trattata dalla loro giustizia incapace perfino di impedire un avanzamento di grado (per merito?) che l’aeronautica del loro paese di intoccabili ha creduto bene di dare a degli assassini palesi. questa ragazza è stata giudicata colpevole e tale resta per la giustizia italiana e non basta certo un presidente del consiglio italiano, non consono al ruolo che dovrebbe svolgere, che continua per ragioni personali discreditare la magistratura e gli italiani tutti.
Comunque a leggere i commenti dei lettori all’articolo di Egan sul NYT mi sembra che la stragrande maggioranza consideri di parte e incompleta la ricostruzione del giornalista (molti gli scrivono che dovrebbe proprio vergognarsi); e vari lettori affermano che non è il caso di criticare il sistema giudiziario italiano visto che quello americano non funziona certo molto meglio. Insomma, non prendiamo la posizione di Egan come rappresentativa di quella degli americani in generale. Semmai ci sarà da vedere cosà fare il governo americano.
E difatti, puntuali, arrivano le prime prese di posizioni del governo USA: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/cronaca/meredith-processo-2/clinton-amanda/clinton-amanda.html
Non ho seguito il caso, ma su rai uno una giornalista americana diceva che la Clinton non si era occupata del caso ora invece lo farà… quasi in tono minatorio.
Questo atteggiamento da feudatari che hanno nei nostri confronti non gioverà alla ricerca della verità e nemmeno al processo: se davvero i media hanno influenzato la sentenza, direi che certi atteggiamenti di chiaro razzismo culturale nei nostri confronti non faranno propendere la simpatia di nessuno nei confronti di Amanda o di Sollecito. Del resto lo stesso avvocato di Sollecito era chiaramente imbarazzato di fronte alle esternazioni della giornalista.
tina mi ha rubato le parole…un po’ come una nazione che fa il cazziatone a chi giuoca con il nucleare, unica nazione ad aver sganciato delle bombe su civili inermi anche se fottutamente musi gialli…sì sì gente autorevole e meriditevole, poi basta con tutte queste pippe sulla forma le virgole maiuscolo le k, le h, impariamo a guardare la luna e non il dito, se facessimo un pò tutti così da sessant’anni a questa parte avremmo evitato di farci prendere sistematicamente per i fondelli da chicchessia un carisssimo saluto, ah a proposito la nazione di oggei simmison, eh sì abbiamo un sistema giudiziario che fa cacare, ma non so chi abbia la pagliuzza e chi la trave e se noi scazziamo magari chi finisce in galera può anche uscire, ma come hanno detto sacco e vanzetti li possiamo soltano riesumare…
da sessant’anni? beh diciamo da moooolto prima…almeno da centocinquant’anni