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pubblicato il 3 dicembre 2009 alle 19:44 dallo stesso autore - torna alla home

Altri tre pentiti (siamo già ad otto) del clan dei casalesi accusano il Sottosegretario all’Economia. “Riciclava i nostri assegni” e con noi “era una cosa sola”. Nei guai anche l’onorevole del Popolo delle Libertà.

jpg 1756095 Camorra, nuove accuse per Cosentino e CoronellaMentre il Parlamento, o almeno la maggioranza della Giunta per le autorizzazioni a procedere, lo ha, di fatto, assolto dall’accusa di “concorso esterno in associazione mafiosa”, le accuse, fatte da nuovi collaboratori giustizia agli inquirenti della procura antimafia di Napoli, invece aumentano. Imputazioni sempre più circostanziate che denunciano un vero e proprio “sistema” che hanno convinto il Giudice per le indagini preliminari, Raffaele Piccirillo a rigettare la richiesta di revoca della misura cautelare, avanzata dagli stessi avvocati del sottosegretario all’Economia, Nicola Casentino.

L’ESAME DI GUIDA – Il giudice, in sostanza, ha ritenuto attendibili le ultime mosse della Procura. Contro il parlamentare e candidato in “pectore” alla Presidenza della Regione Campania, i Pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci hanno trasmesso all’ufficio del Gip ulteriori atti degli interrogatori che contengono le nuove accuse. Questa volta a tirare in ballo Cosentino ci sarebbero le accuse di altri tre pentiti: Luigi Guida, Michele Froncillo e Raffaele Piccolo, su cui è lo stesso Gip ha chiesto di verificare ed approfondire “a stretto giro”, in attesa di elementi concreti in grado di confermare l’accusa di concorso esterno. L’elemento chiave delle contestazioni riguarda il business dei rifiuti e la gestione della società Eco4, creata dai fratelli Orsi ma ritenuta dagli inquirenti uno strumento di riciclaggio dominato dal potere politico degli uomini del centrodestra, più in vista in Terra di Lavoro (la provincia di Caserta n.d.a.): vale a dire lo stesso Cosentino, l’ex ministro delle Telecomunicazioni, Mario Landolfi ai quali oggi si aggiunge il nome del parlamentare del Pdl, Gennaro Coronella. Guida, che, sostanzialmente, è stato il capo del clan Bidognetti tra il 2001 e il 2005 ha dichiarato, tra l’altro, che “fra Orsi, Bidognetti e Cosentino era una cosa sola”. Il collaboratore di giustizia ha parlato anche del sostegno di Bidognetti alla carriera politica dell’attuale sottosegretario.

LE ACCUSE DI PICCOLO - Le sue accuse, Raffaele Piccolo, le ha mosse nell’interrogatorio dello scorso 30 settembre. Date, appuntamenti, incontri annotati in un manoscritto su cui i pm stanno indagando con circospezione: “Nicola Cosentino ’o mericano – si legge – consente il cambio di assegni ricevuti dal clan”. Piccolo vanta una competenza specifica nel ramo, lui, infatti è stati l’ex collettore dei proventi criminali raccolti dai capi zona casalesi nell’alto casertano. Poi soggiunge nell’interrogatorio, secondo quanto ha riportato il quotidiano napoletano il Mattino: “Gli importi oscillano dai 7 ai 10mila euro, pagabili a vista o con scadenza a stretto giro. Vengono versati dagli imprenditori al clan a mo’ di tangente, quando devono mettersi a posto con noi. Fatto sta che c’è sempre l’esigenza di riciclare assegni”. Il pentito ha ricordato agli inquirenti della Procura partenopea che i “canali a disposizione degli affiliati per il riciclaggio di assegni erano un gioielliere di Casale, un imprenditore e lo stesso Cosentino: erano loro a riciclare stabilmente i nostri assegni”. Attività gestite con la massima discrezione, tanto che il pentito ricorda una “disposizione interna” al clan che doveva salvaguardare le “esigenze di riservatezza” dello stesso parlamentare: “Gli unici ad avere contatti diretti con Cosentino su questo versante sarebbero stati Nicola Schiavone e Nicola Panaro”. I boss più potenti e feroci del clan dei Casalesi, insomma.coronella gennaro3 Camorra, nuove accuse per Cosentino e Coronella

SOSTIENE FRONCILLO - lo scorso 3 novembre (sei giorni prima che partisse la richiesta di arresto alla Camera, quindi), Michele Froncillo ha raccontare ai Pm napoletani quel particolare interessi per la famigerata “488”, la legge del 1992 che sblocca finanziamenti alle imprese: “Nel 2000/2001, i casalesi dicevano di poter ottenere tramite questi politici (il Mattino cita Cosentino e Coronella) finanziamenti attraverso la 488, riuscendo a scalare la graduatoria”. “D’altronde, Raffaele Letizia aveva fondato numerose società di comodo – spiega Froncillo – per ottenere finanziamenti, appalti e subappalti”. Anche in questa occasione le parole del pentito sono “de relato”, ovvero indirette. Sono ricostruzioni di discussioni e di conoscenze interne agli uomini del clan. Tanto che il collaboratore cita un incontro in cella con Massimo Russo, parente del parlamentare del Pdl, Paolo. “Mi disse che Cosentino era cosa sua, – ha sostenuto il pentito dei casalesi - tanto da poter ottenere appalti, subappalti e finanziamenti con la 488. Il meccanismo è questo: una volta ottenuto il finanziamento si sovra-fattura le opere e tutto il costo di impianti e capannoni sono a spese dello Stato”. Froncillo poi ricorda i rapporti con la politica: “Nel 2000-2001, i vertici dei casalesi mi dissero che facevano propaganda e attacchinaggio per Cosentino e Coronella, in cambio di appalti e subappalti”. Froncillo, ha infine ricordato la cena in un ristorante di Casoria in cui furono quelli di Casale ad insistere: “I casalesi ci suggerirono un nuovo modo di operare, di far crescere delle persone, farle candidare a Roma o alla Regione, così, tanto per avere tutto sotto controllo”. Secondo questa ricostruzione, tutta ancora da valutare da parte degli inquirenti, ci fu, di fatto, un salto di qualità nel “modus operandi” del clan originario di Casal di Principe. Un “nuovo corso nella gestione criminale, puntando con tutte le proprie forze alla Regione Campania e alle candidature in Parlamento”. Questa sarebbe stata, secondo gli ultimi verbali, la vera forza del “sistema dei casalesi”.

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