I cattivi maestri dell’intolleranza e i professori di Quarto Oggiaro
02/12/2009 - Nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, periferia con molti problemi, da qualche tempo in una classe di terza media della scuola Trilussa è in corso un giochino divertente: ogni quindici giorni gli studenti devono cambiare di posto e l’assegnazione dei
Nel quartiere milanese di Quarto Oggiaro, periferia con molti problemi, da qualche tempo in una classe di terza media della scuola Trilussa è in corso un giochino divertente: ogni quindici giorni gli studenti devono cambiare di posto e l’assegnazione dei banchi è decisa dai professori.
Il motivo di tale minuetto è stato dato dalla difficile situazione disciplinare della classe. Non si tratta, come spesso avviene, di problemi legati all’eccessiva integrazione tra compagni di banco, troppo spesso intenti a chiacchierare dei casi loro anziché ascoltare le lezioni dei professori. No, si tratta di un caso di difficile integrazione dei rapporti tra ragazzi. In quella classe, come in molte altre in Italia, c’è un melting pot di italiani e “stranieri” vario: marocchini, equadoreni, cinesi.
La situazione è precipitata quando ad una ragazza marocchina hanno sporcato di vernice il grembiule, quando nessuno voleva stare con i 5 ragazzi cinesi “perché puzzano” e quando, nel bel mezzo dell’ora di matematica, una ragazzina non ha trovato di meglio che alzarsi sul proprio banco e – in una grottesca caricatura dello studente della scena finale de “L’attimo fuggente”, quello di “Capitano mio capitano” ha esclamato: “L’Italia agli italiani”
I professori hanno capito che il livello di guardia era stato superato. Hanno convocato le famiglie (soprattutto le 13 italiane) e deciso questa sterzata: state vicini di banco, così sarete costretti a conoscervi e la smetterete di dire scemenze. Pare che l’idea stia dando i suoi frutti: la ragazzina marocchina viene invitata dalle compagne a studiare a casa loro, il ragazzino equadoreno ora passa la ricreazione non da solo sul banco ma con i suoi compagni. C’è ancora qualche problema con i cinesi, dovuti anche allo loro ancora scarsa conoscenza della lingua. Ma ci si sta lavorando.
Costruire dei muri sul pregiudizio, l’ignoranza, l’intolleranza è facilissimo e in Italia in molti ci si adoperano. Sono muri che quando sono tirati su è difficile far cadere. E’ sicuramente vero che ci sono problemi da gestire nella non semplice convivenza tra culture e modi di vita che debbono integrarsi nel mondo di domani è vero. Ma è altrettanto vero che non ci vuole molto intervenendo tempestivamente, prima che i muri si siano troppo solidificati per essere buttati giù, per squagliare come neve al sole il muro di imbecille ignoranza costruito dai “cattivi maestri” che siedono in parlamento, che decidono i destini della maggioranza che ci governa, che hanno lo status di ministri della Repubblica pure. Che ora difendono l’italianità e ieri (e magari domani) sputavano sulla sua bandiera.
Cari Italiani intelligenti, prendete esempio dai professori di Quarto Oggiaro. Perché Quarto Oggiaro sia davvero di tutti i suoi abitanti, l’Italia di tutti coloro che ci abitano, ci vivono e la amano. E se proprio deve esserci la fuga dei cervelli, facciamo fuggire quelli degli imbecilli.













Ma veramente far ruotare ogni 15 giorni i ragazzini in classe è una cosa che si fa d’abitudine, proprio per favorire l’intergrazione, anche nelle classi normali. Perché i ragazzini, ahimè, altrimenti possono diventare razzisti anche fra di loro, e pure se sono tutti Italiani…
Confermo: anche a scuola di mio figlio (elementari) i bambini ruotano spesso di banco e, almeno tra i bambini, i risultati si vedono… qualche genitore invece va ancora educato…
Con quei concetti che insegnano certi politici è facile passare dal rifiuto della diversità dovuta alla nazionalità al rifiuto dovuto all’appartenenza politica.
Non sarei forse legittimata a rifiutare e a discrimare chi appartiene alla Lega di cui non condivido nulla?
Chi la fa, l’aspetti! L’ignoranza e certi insegnamenti possono diventare un boomerang……!
I bambini sono il prossimo futuro insegnamo loro il rispetto della persona e l’accoglienza (e anche educazione civica, sparita dai programmi di scuola) e tutti vivremo meglio.