Quanto ci costa la Difesa di La Russa?

Abbiamo indagato e fatto due calcoli sul bilancio del nostro ministero della Difesa. Il governo, sostanzialmente, ha destinato alle Forze...

Abbiamo indagato e fatto due calcoli sul bilancio del nostro ministero della Difesa. Il governo, sostanzialmente, ha destinato alle Forze armate quasi gli stessi soldi previsti per gli investimenti in politiche sociali. Non accade in nessun paese d’Europa.

Secondo il bilancio del Ministero della difesa, le spese militari non supererebbero il punto e mezzo del nostro Prodotto interno lordo (Pil), eppure, secondo altre fonti autorevoli come il Sipri e la Nato, la cifra realmente assegnata alle nostre Forze armate si aggira attorno al 2% del Pil. Un valore di poco inferiore, sostanzialmente, a quanto il governo destina per gli investimenti in politiche sociali: circa il 2,7% del Pil. Il bilancio del Ministero della Difesa, infatti, costituisce solo una buona approssimazione della spesa militare italiana. Per esempio, non tiene conto della spesa delle cosiddette “missioni di pace” che invece vengono assegnate in capitolati di spesa extra-bilancio della Difesa. Poi ci sono delle spese per sviluppo di armamenti, riportati invece nel Bilancio del Ministero delle Attività produttive. I finanziamenti diretti o indiretti dello Stato a favore dell’industria militare nazionale e per prodotti “dual use” ( doppio uso, militare e civile). Infine, la frazione di spesa che l’Arma dei Carabinieri, di fatto, destina a soli compiti militari. La ripartizione della spesa va per una buona metà al “personale”; per un quarto al cosiddetto “esercizio”, vale a dire la manutenzione ed il supporto, e per il restante agli “investimenti”, tra cui spicca naturalmente la voce: “acquisizioni di sistemi d’arma”. A differenza di questi dati, riportati dal bilancio della Difesa, secondo i dati Sipri, l’Italia spenderebbe per il personale addirittura l’85,3%, cioè di gran lunga di più di altri Paesi occidentali: la Gran Bretagna spende il 62%, la Francia il 74%, gli Stati Uniti il 56%. In particolare, la nostra “spesa militare” ci colloca all’ottavo posto della graduatoria mondiale davanti a paesi come la Russia (19,4 miliardi), Arabia Saudita (19,3 miliardi), Corea del Sud (15,5 miliardi) e India (15,1 miliardi). Relativamente, poi, alla spesa pro-capite, la spesa militare italiana è stata di 478 dollari pro-capite (valore che scaturisce dal seguente rapporto: spesa militare/popolazione), più elevata di quella di nazioni come il Giappone (spesa militare pro-capite di 332 dollari) o la stessa Germania (spesa militare pro-capite di 411 dollari). Questi dati risultano ancor più significativi se la spesa militare italiana viene correlata con la spesa percentuale per lo stato sociale. Alle politiche sociali, infatti, la Gran Bretagna destina il 6,8% del Pil, la Francia il 7,5% e la Germania l’8,3%, mentre l’Italia sfiora il 2,7%. In definitiva, pur rimanendo complessivamente invariata nel tempo rispetto al Pil, la spesa militare italiana presenta una spesa militare pro-capite di gran lunga superiore a quella di altre nazioni del G8 (tra cui Giappone, Germania e Canada), un carico eccessivo di personale militare rispetto agli altri Paesi della Nato e, soprattutto, un rapporto sbilanciato tra spese militari e investimenti sociali a favore della popolazione.

23 MILIARDI DI EURO! - Secondo quando riportano Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca nel loro libro “Il caro armato. Spese, affari e sprechi delle Forze Armate italiane” (Altreconomia edizioni) nel 2010 il nostro Paese ha previsto di spendere in spese militari qualcosa come 23 miliardi di euro. Cinque volte in più di quello che si prevede introiterà il famoso scudo fiscale che, stando agli stessi promotori, doveva servire a “coprire” diverse spese sociali. In realtà, come abbiamo già ricordato la copertura “sociale” da parte dei soldi conseguenti a quel provvedimento voluto da Giulio Tremonti, è molto parziale. Il nostro Paese ha più di 30 missioni internazionali in corso e nei prossimi anni ha in programma di acquistare, per citare solo uno dei progetti sui cosiddetti “sistemi d’arma”, ben 131 caccia per un valore complessivo di circa 13 miliardi di euro. La struttura delle nostre Forze Armate, secondo quando prevede il cosiddetto Nuovo Modello di Difesa, è profondamente cambiata rispetto agli anni passati. La leva obbligatoria è stata sospesa, eppure scopriamo che, nonostante queste riforma, l’esercito professionale conta oggi 190mila uomini, tra i quali il numero dei comandanti: 600 generali e ammiragli, 2.660 colonnelli e decine di migliaia di altri ufficiali supera quasi quello dei comandati. Insomma, se nella vita “civile” un “dott.” non lo si nega a nessuno (specie a chi non lo è), in quella militare un “gallone o una stelletta” è quasi d’uopo per tutti. Tra le righe, scopriamo che gli arsenali non conoscono crisi. Nei prossimi anni è previsto l’acquisto di costosissimi “sistemi d’arma”: dalla portaerei Cavour (1,3 miliardi di euro), alle fregate FREMM (5,6 miliardi di euro) al cacciabombardiere Joint Strike Fighter (13 miliardi di euro). Per non parlare poi delle vicende controverse legate alle servitù militari, il destino degli immobili della Difesa, l’abbandono del servizio civile; per arrivare agli “scandali” veri e propri, tra cui sprechi e inefficienze clamorose.

UN ESEMPIO CONCRETO? IL LINCE – I mezzi blindati “Lince” sono stati rappresentati, specie dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa, come uno dei “fiori all’occhiello” del nostro esercito. “Sono resistentissimi e più agili – si è detto – rispetto agli altri analoghi mezzi a disposizione degli altri eserciti della Nato” dislocati in Afghanistan. A tal proposito, riportiamo alcune significative righe di quanto ha pubblicato Giancarlo Chetoni, sul suo blog sempre sul  famigerato “blindato”.“Quando i pneumatici scorrono su un terreno sterrato di montagna segnato da solchi profondi, e succede con frequenza perché ad ogni primavera quando si sciolgono le nevi l’acqua da quelle parti si porta via fango e pietre, l’equipaggio “dondola”, la velocità di marcia si riduce a 3-5 km all’ora, la guida si fa particolarmente dura e l’autiere stenta a tenere il controllo del mezzo. Il volante non risponde come dovrebbe mentre il Lince manifesta un’accentuata tendenza al ribaltamento su un fianco quando affronta anche a bassa velocità una curva in salita o in discesa […] Anche se la FIAT lo presenta come un blindato di nuova generazione, ad alta affidabilità, sicurezza e caratteristiche “stealth” (!), la realtà è che il Lince, almeno in Afghanistan, sta dando dei grossi grattacapi a chi deve uscirci in perlustrazione o muoversi in colonna su aree accidentate. La blindatura laterale sopporta l’impatto di proiettili in calibro 12,7 mm ma è estremamente vulnerabile al tiro di datatissimi RPG. Un colpo in pieno penetrerebbe come un coltello nel burro nelle blindature laterali e nella cellula di sicurezza determinando la perdita immediata dell’intero equipaggio del Lince. Non è ancora successo ma è fatale che succeda”. Chetoni prosegue descrivendo in maniera cruda quello che è poi successo il 14 Luglio scorso a Shewand, 50 km a nord-est di Farah in Afghanistan, al caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, classe ‘84, artificiere del Genio Guastatori del 187° Rgt Folgore rinvenuto cadavere, insieme a tre feriti dello stesso Reparto, a seguito di un attacco dei taliban.