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pubblicato il 2 dicembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Alle prese con la povera vittima più povera vittima nella storia delle povere vittime del vittimismo povero.

Come ogni maledetta domenica qualcuno avrà fatto buu a Mario Balotelli, giocatore dell’Inter di colore tendenzialmente scuro, nato a Palermo da una coppia di ghanesi e affidato a una famiglia della provincia di Brescia. Come ogni maledetta domenica il presunto razzismo degli ultrà sarà stato censurato, stigmatizzato, trifolato e dato in pasto agli spettatori canonizzati e assetati di politicamente corretto. Ma siccome Mario è un ggiovane ce ne occupiamo noi. Scrivo questo articolo il 24 Novembre ma so già quello che sarà successo domenica prossima. Qualcuno avrà fatto buu e qualcun altro avrà fatto buu a chi ha fatto buu. Lo so perché è giù successo e succederà ancora. Se metti centomila persone in uno stadio, per la legge dei grandi balotelli 10 100 1000 Balordelli   Storia di un negretto non proprio qualunque numeri, qualcuno farà buu a qualcun altro. Allo stesso modo se metti sei milioni di persone in una città, per lo stesso motivo, ci saranno stupri, furti e rapine. Ci piaccia o no, non lo dico io, lo dice Bernoulli. Per questo futile motivo algebrico si vorrebbe che ad ogni buu, definito insulto razzista, si sospendessero le partite, si squalificassero i campi, si assegnassero partite perse a tavolino.

TIFO MARXISTA! - La definiscono responsabilità oggettiva. Se un tifoso della Juventus fa buu, un po’ è colpa anche di Cobolli Gigli che non lo ha impedito impiantando a tutti i tifosi un dispositivo sottocutaneo di controllo a distanza. E Cobolli Gigli si scusa. Lasciatemi dire un paio di cose. In primo luogo non ho una gran simpatia per il tifo organizzato. Quando leggo di migliaia di persone che scendono in piazza per manifestare contro la tessera del tifoso provo una fitta al mio vecchio cuore cripto-marxista. Cosa potremmo fare con tutte queste virili e maschie energie se invece di protestare contro la tessera del tifoso (sic) smantellassimo la fabbrica del porco padrone dalle fondamenta? Perché questa gente si organizza solo quando ha qualcosa da dire a Rosella Sensi mentre fa pippa quando viene sfruttata, cassaintegrata, sottooccupata? Cazzo glie ne frega a un sottoproletario di Cisterna di Latina della sorti di Pandev e di Ledesma? Non ci vuole un sociologo per capire che il tifo è una pseudo-ideologia con venature (arterie) di misticismo religioso. Invece di far incazzare la gente per i giusti motivi (un cialtrone al governo, il 47% delle nostre tasse che va al Vaticano, il Parlamento più caro del mondo, e così via, ad libitum) lasciamo che si incazzino perché l‘AS Roma ha venduto Alberto Aquilani al Liverpool. Marx aveva previsto tutto, ma non poteva prevedere questo. Il capitalismo si regge sul tifo organizzato. In secondo luogo, ma questo è quasi pleonastico, non sono razzista. Non sono razzista perché non sono deficiente e ho un quoziente intellettivo quanto meno nella media. Essere razzista implica credere che “tutti coloro che condividono la proprietà x sono y” dove x può stare per “essere negro” e y per “avere il ritmo nel sangue”. Credo che la distribuzione di qualsiasi proprietà tra la gente di colore sia più o meno analoga alla distribuzione della medesima proprietà tra la gente scolorita. Ci sono neri idioti, intelligenti, simpatici, stronzi, vigliacchi e fieri, saggi, falsi, sinceri, coglioni.

GENI E COGLIONERIA – Anche se le distribuzioni fossero diverse, in un senso o nell’altro, dovremmo comunque tener conto dello specifico individuo che abbiamo davanti per poterci formare su di lui un giudizio ponderato. Se anche fosse vero che i neri puzzino (dico per dire) ci saranno sempre e comunque dei neri profumati come gladioli e dei bianchi che odorano di cloaca a cielo aperto. Una persona con un’intelligenza quanto meno nella media non giudica le persone per gruppi ma individualmente. Se Balotelli è un coglione, è un coglione in quanto Balotelli, non in quanto balotelli 01 10 100 1000 Balordelli   Storia di un negretto non proprio qualunque nero. Come scriveva qualcuno il razzismo non esisterà più quando potremo dare tranquillamente dello stronzo a un nero. E qui veniamo al terzo punto. Il grado di politicamente corretto in una società è inversamente proporzionale al grado di reale accettazione della diversità. Il motivo per cui negli Stati Uniti sono così attenti a non dire nigger o tanned è che quella statunitense è una società razzista fino al midollo. Non ha importanza se si è o meno profondamente razzisti, l’importante è che non si dica la parolaccia. Un’etica ritagliata sulle capacità intellettive di un bambino di quattro anni. Mi reputo una persona profondamente femminista e per questo non ho problemi a fare battute che potrebbero essere considerate misogine. Le persone che hanno problemi a scherzare di queste cose hanno, spesso e volentieri, una coda di paglia lunga due chilometri. Il loro sessismo preconscio è coperto da una strato superficiale di vernice antisessista, che è sempre in procinto di scrostarsi. Una persona non va giudicata dai singoli atti che compie ma dal suo carattere, che si palesa dall’insieme delle sue azioni. Il rischio altrimenti è di vedere l’albero ma non la foresta. Alemanno ora può dire quello che vuole ma ha una croce celtica al collo e un passato da picchiatore.

RETORICA - Torniamo quindi a Balotelli. Quanto mi danno fastidio i buuu a Balotelli? Molto poco. E per una valanga di buone ragioni. Quanto mi da fastidio la trita retorica sui buu a Balotelli? (fermiamo il campionato, ritiriamo le truppe dall’Afghanistan, cospargiamoci di benzina e diamoci fuoco). Mi dà fastidio un bel po’. Perché la retorica è una merce che costa poco. Enrico Varriale prende le distanze dal razzismo ogni cinque minuti come se volesse rassicurare se stesso e i telespettatori. D’altronde anche l’italiano medio più mediocre ha capito che non tira l’aria giusta per dare del negro a un nero. Annuendo con vigore alla posticcia retorica antirazzista fino a slogarsi il collo sta solo cercando di rassicurare se stesso. Come in un ipnotico mantra. Non importa se quando arriva il lavavetri a momenti lo metto sotto, se penso che gli italiani in quanto italiani abbiano più diritti degli albanesi, se a parità di condizioni preferisco che mia figlia sposi un ariano che un bongo bongo. Sta di fatto che non ho fatto buu e sono d’accordo con Varriale. Stigmatizzo chi ha fatto buu e vado a letto un po’ meno razzista di quanto io non sia. Scrivere, come fa la Juventus in un comunicato, che si è contro ogni forma di razzismo, presuppone che si possa anche essere a favore. Essere contro il razzismo dovrebbe essere scontato come essere contro la fame nel mondo, una di quelle banalità così trite che non varebbe la pena di esplicitare. Se non fosse che trite non sono affatto.

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