CRITICA ALLA CULTURA – Gian Arturo Ferrari, riporta Smargiassi, critica in Einaudi «una certa idea del ruolo dell’editore come “figura hegeliana della cultura”. Quella che ebbe in Einaudi, appunto, il suo archetipo, e nella sua avventura editoriale il modello tutto italiano di un rapporto fra libro e panorama politico-culturale dove l’editore “non è tale perché pubblica libri di cultura ma perché fa la cultura”, cioè impone alla società intera la sua visione del mondo: “non casa editrice di partito, ma che detta la linea al partito”, ovviamente il PCI; e neppure “univesity press” di tipo anglosassone, ma crogiolo di intellettuali di volta in volta gramsciani, francofortesi o strutturalisti, che indica costantemente all’università la linea culturale a cui “accodarsi”». Leggendo queste parole mi viene una profonda pena e rimpianto: l’avesse saputo il PCI che Einaudi voleva imporgli la linea culturale, forse, oggi si avrebbe un partito socialdemocratico serio e non questo psicodramma del PD. L’avesse saputo l’università italiana di accodarsi al crogiolo intellettuale suddetto! Allora, probabilmente, avrebbe fornito e fornirebbe quadri dirigenziali più assennati e meno tronfi, e il panorama culturale italiano non avrebbe avuto altro che da guadagnarci. Gian Arturo Ferrari (da poco nominato presidente del Centro del libro e della lettura dal Ministro della Cultura Bondi) parla per giustificare se stesso, il suo ruolo di bravo dirigente che fa quadrare i conti, che pubblica con oculatezza varia cultura e il cui modello culturale di riferimento pare essere Sorrisi e Canzoni TV. Ferrari attacca Einaudi perché non vuole che gli si ricordi che Berlusconi è il suo principale, e anche se egli ha svolto e svolge il suo lavoro con limpida indipendenza ha volutamente ignorato la patente contraddizione tra il potere berlusconiano e qualsiasi tipo di cultura di qualità. Lo sfido pubblicamente a trovarmi oggi un intellettuale del calibro di un Gentile o di un Carl Schmitt che si faccia complice e sia in grado di difendere questo squallore culturale italiano che il potere attuale rappresenta. Me lo trovi, me lo pubblichi se c’è. Nemmeno gli scrittori più apocalittici avrebbero la possibilità di difendere questo indifendibile stato di cose: la vergogna di essere italiani e il rifugio in un altrove è l’unica cosa su cui riflettere in questo debutto di millennio.
P.S. Per cosa sarà ricordato Gian Arturo Ferrari? Per aver pubblicato Dan Brown, Bruno Vespa, D’Alema e Veltroni?


Condivido in tutto e per tutto caro Luca. Ancora tengo un Anatole France degli ultimi anni 80 in ottimo stato di conservazione. Un Anatole France, inutile dirlo, che non viene più pubblicato, introvabile: la rivolta degli angeli.
@ Fabristol
Grazie mille.
@ Madda
Hai messo la foto del padre Luigi non quella del figlio Giulio
Pingback: georgiamada