Cultura

Viaggio al termine della fede

L’unico risultato che ottenne fu la loro attenzione quasi ossessiva e sbalordita per la descrizione della decapitazione di Giovanni Battista. “Wow, gli hanno tagliato la testa! Fammelo risentire!” Era tutto inutile e infine Everett dovette arrendersi all’evidenza dei fatti, quel popolo viveva felice e soprattutto senza bisogno d’un dio. Ciò che però non aveva previsto era l’effetto che quell’esperienza avrebbe prodotto in lui. Ammirava profondamente quel popolo, pieno di gioia interiore, di felicità, di spensieratezza, tesi ad un pragmatismo scevro d’ogni altra zavorra esistenziale e dogmatica. Per loro la religione rimaneva una superstizione inutile ed Everett dovette infine dar loro ragione. Dichiarerà che già alla fine degli anni ’80 non credeva più in dio, divenne, anche se segretamente ateo. Riuscirà a sentirsi pronto a rivelare il suo ateismo solo vent’anni più tardi per le inevitabili conseguenze che ciò avrebbe prodotto nella sua vita. Perse la fede e anche la sua famiglia, anche se cercò fino alla fine d’evitare che accadesse. Ha però guadagnato ben altro. “I Pirahã mi hanno insegnato che c’è dignità e profonda gratificazione nell’affrontare la vita e la morte senza il conforto del paradiso o il timore dell’inferno e nel navigare verso il grande abisso con un sorriso. E mi hanno insegnato che per tanti anni avevo dato per scontate le mie credenze senza mai metterle in discussione. Ho imparato queste cose dai Pirahã e finché vivrò sarò loro grato”. Chi vuol esser lieto sia e potrà giovarsi per approfondire l’argomento della lettura del libro di Daniel Everett, Don’t sleep, there are snakes: Life and Language in the Amazonian jungle.

11 commenti a Viaggio al termine della fede

  1. Che sonora lezione ci han dato quei “primitivi”.

    Gran pezzo, conosco un bel po’ di persone che dovrebbero assolutamente, necessariamente leggerlo :)
    (anche se temo che noi civilizzati siamo un po’ meno aperti e molto più ottusi di quei quattrocento laggiù…)

  2. Se ho ben capito il missionario Daniel Everett nell’ annunciare la “buona novella” alla tribù amazzonica ha perso la fede?? :)
    L’evangelizzazione, o almeno chi testimonia la parola di Gesù Cristo, dovrebbe farlo in maniera credile ed efficace, anzi, rendersi anche conto di ciò che si dice e in ciò che si crede!
    Ma c’è chi rimane spiazzato, cosa attualissima ai nostri giorni, anche perchè tra i credenti c’è una convinzione che la pratica religiosa sia compatibile con atteggiamenti anti-evangelici o eticamente inaccettabili…infatti non si percepisce più a fondo la contraddizione tra vangelo e, per cosi dire, anti-vangelo!
    …ma, c’è un ma, Gesù Cristo non appartiene alla mitologia: è veramente vissuto, su questo non ci sono dubbi ovviamente!

    • Immagino la faccia di quelli: ““padre che sta in alto”? Ma te sei scemo?” XD

      Everett ha conosciuto un modo di pensare radicalmente diverso dal suo, e con molta onestà ha dovuto ammettere che per quanto (o in quanto) semplice e rudimentale, è assai più aderente al mondo reale e terreno di quanto non lo siano le elucubrazioni mentali partorite dalla millenaria successione di sacerdoti e filosofi occidentali e orientali.
      E se ci fosse Giamba, qui e ora, sento che per la prima volta in vita sua direbbe “bravo Frank” :D

  3. Luciano Giustini

    Sono d’accordo con Lucia. Sostanzialmente, il problema era la sua fede insufficiente, ed infatti nessuna colpa si può certo attribuire a quei “primitivi”. Che vivessero bene senza Dio nessuno lo mette in dubbio, d’altronde neanche Dio ha mai preteso di obbligare alcunchì ad avere fede in lui. Da questo a generalizzare che l’uomo non ha nessun afflato trascendente ce ne corre, e da qui a dire che le persone che credono in un Dio hanno sbagliato tutto, è l’anticlericalsimo e l’ateismo, cioè il rifiutare Dio (che non è averne il dubbio, sono cose diverse). Cordialità

  4. Un pezzo bellissimo.

    Non so perchè, ma leggendolo mi sono sentito molto vicino a questa tribù di “selvaggi”. Ed è bellissima la conclusione (e morale) della storia:

    “c’è dignità e profonda gratificazione nell’affrontare la vita e la morte senza il conforto del paradiso o il timore dell’inferno e nel navigare verso il grande abisso con un sorriso.” Perfetto: 10 e lode

    Un sorriso “selvaggio”

    C.

  5. ipazia

    Per capire che non esiste nessun dio,questo signore ha impiegato così tanti lustri stravaganti?Precedentemente non aveva mai osservato un ragno essere costretto a tessere la sua splendida tela al solo scopo di farvi impigliare una mosca per poi suggere il di lei materiale organico per mantenersi in vita? A quale stratosferica intelligenza divina sarebbe venuto in mente di sistemare un mondo in cui la vita si tiene a scapito di un’altra vita?Questa modesta riflessione avrebbe potuto svilupparla anche al primo anno dell’asilo,o no?

  6. strababaus

    @Frank(come la cicoria) ho vistyo giamba imperversare in altri blog…le tematiche sempre le stesse!

    Bell’articolo soprattutto questo punto “Per loro la religione rimaneva una superstizione inutile”…….
    non ricordo chi ha scritto un libro sul fatto che le religioni sono l’infanzia dell’evoluzione umana….

  7. beh se conoscono solo i numeri 1 e 2 non potranno mai capire il mistero della trinità :-)

  8. Pingback: Kanye West and the Power of Curating Web Video « Televisual | Kanye West Celebrity Monitor

  9. CD

    [...] Viaggio al termine della fede [...]

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