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Culturadi Anna Esposito
pubblicato il 1 dicembre 2009 alle 17:30 dallo stesso autore - torna alla home

Le destinazioni dei viaggi sorprendono gli itinerari e stravolgono le coordinate, questa l’infinita bellezza dell’intraprenderli o forse dell’essere intrapresi da loro.

Daniel Everett è professore di lingua e letteratura alla Illinois State daniel everett Viaggio al termine della fedeUniversity ed è divenuto famoso nel mondo accademico e non solo soprattutto per gli importanti studi linguistici ed antropologici da lui condotti sulla tribù dei Mura- Pirahã o anche Pirahã, un gruppo etnico che abita le impervie latitudini del Rio delle Amazzoni. Everett, dopo essersi laureato presso il Moody Bible Institute, per la sua straordinaria versatilità linguistica viene inviato nel 1977, appena ventiseienne, come missionario di fede presso i Pirahã. Avrà il difficile compito di tradurre il Nuovo Testamento ed evangelizzare quel manipolo di circa 400 uomini senza dio.

ALIENI - Everett si trovò di fronte ad un popolo che pareva giunto da galassie finora inesplorate, alieno al mondo circostante eppure cosciente di possedere tutto quanto indispensabile per sopravvivere in esso. I Pirahã godono dell’abbraccio dei due fiumi, il Maici e l’Autaces, si muovono nella foresta tropicale spinti dalla necessità di dover sopravvivere, lo fanno cacciando animali o coltivando la terra. E’ un popolo insonne, non v’è tempo per dormire, solo un paio d’ore. La notte è fatta per essere attraversata da parole e suggestioni. Nonostante i numerosi contatti con le altre forme di “vita civilizzate” nulla è riuscito a modificare il loro stile di vita, la loro sospensione atemporale. Nessun mito, nessun rito o storia, un linguaggio sciolto da ogni tipo di relazione e familiarità con qualsiasi altra lingua esistente. Non ci sono troppe parole per descrivere il loro mondo, la loro lingua è una manciata di poco più di dieci fonemi, conoscono solo i numeri 1 e 2, nessuna subordinata e un paio di parole per indicare i colori. Il loro modo di comunicare è ciò che più di tutto ha affascinato gli accademici. I Pirahã non saranno mai in grado di coniare lunghe frasi come “Il ragazzo della sorella di John” piuttosto che “il gatto che ha ucciso il topo che mangiava il malto“. La loro esistenza sembra dunque contraddire le teorie linguistiche di Noam Chomsky, nella fattispecie quelle della grammatica universale, che afferma i principi della grammatica come condivisi da tutte le lingue e soprattutto essere innati per tutti gli esseri umani. Tutto ciò che conosciamo di questo popolo è frutto degli studi di Daniel Everett, il quale a distanza di trent’anni si sente pronto a tirare un bilancio su quest’esperienza non tanto come ricercatore e studioso, ma piuttosto come uomo.

LA FEDE - Quando si avvicinò alla tribù amazzonica, lo fece armato di fede tumblr kqpevpQ85G1qa5zipo1 400 Viaggio al termine della fedee del Nuovo Testamento, tradotto con zelo e dovizia, convinto che chiunque fosse dotato di un alito vitale avesse bisogno di un dio d’adorare o piuttosto da invocare perché preda della disperazione. Il modo ritenuto più efficace per evangelizzare le tribù indigene era considerata la traduzione dei testi sacri e Everett così fece. Si trasferì con famiglia al seguito nel villaggio dei Pirahã. Parlava loro della sua fede, di Dio che dovette diventare “Mahi Hiliah” “padre che sta in alto” non essendoci parole adeguate per la sfera divina alla tribù completamente estranea. Non v’è spazio in questi “uomini nuovi” per tutto ciò che li trascende, per tutto ciò che vive al di fuori della loro esperienza, così che anche ogni relazione nella loro lingua deve essere legata a fatti ed esperienze di cui sono stati testimoni o a cui qualcuno ne è stato, la loro vita e la loro lingua è il mondo conosciuto. Vivono il presente nel presente. Everett racconta che quando uno di loro gli chiese “Hey Dan, com’è fatto Gesù? E scuro come noi o chiaro come te?” “Beh-rispose- non l’ho mai visto, ha vissuto molto tempo fa, ma ho le sue parole.” Lo studioso dichiarerà che dopo aver detto loro che lui parlava di Gesù, ma non lo aveva mai conosciuto, né visto i Pirahã si dichiararono apertamente non interessati a nessuna storia lo riguardasse. Fino al punto che un gruppo rappresentativo della tribù si sentì in dovere di parlare al missionario in buona fede, consigliandogli di risparmiarsi la fatica di convincerli d’aver bisogno di un tale chiamato Gesù che nessuno ha mai conosciuto, piuttosto che di Dio, anche lui difficilmente identificabile.

SENZA DIO - Al missionario Everett oltre che la delusione per aver mancato ai suoi intenti evangelici non rimase che un ripensamento sui motivi del fallimento e il ritorno dopo più di cinque anni nel mondo civilizzato e pieno di divinità multiformi americano. Quando decise di riprovare a portare a termine l’evangelizzazione della tribù amazzonica oltre al Nuovo Testamento si dotò del Vangelo secondo Matteo, diligentemente tradotto e pronto per la diffusione e la conversione delle anime. Si procurò finanche un registratore nel quale aveva provveduto a trasferire con la sua voce la traduzione del testo sacro mettendolo a disposizione dei Pirahã.

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