La lettera aperta inviata al figlio dal direttore generale della Luiss necessita di una replica. Magari un po’ colorita, ma sincera.
Caro raccomandato politico, perché se ha diretto la Rai deve per forza essere stato affiliato, o quantomeno simpatico a qualche partito, nonché attuale direttore della Luiss, che per chi non la conoscesse è la più esclusiva università privata di Roma a cui accedono soltanto i figli di persone facoltose, vista la retta che viene chiesta per l’iscrizione, le scrivo per chiederle se non le sembra stucchevole, ipocrita e in un certo senso crudele propinarci una lettera a suo figlio in cui gli consiglia di cambiare nazione perché la nostra è marcita e dentro non ci troverà opportunità per esprimere il suo valore. Vede, dottor Pierluigi Celli, non solo non riesco a provare la minima empatia per quello che dovrebbe essere un supposto dramma, ma non riesco a vederla nemmeno come vittima e con lei non vedo come vittima suo figlio, sicuramente persona degna di lode che non mi permetto di giudicare, non conoscendolo. Il problema è che, con rispetto parlando, lei e quelli come lei siete la metastasi, il tumore che andrebbe rimosso per ricreare quella speranza ormai patrimonio dei dormienti. Lei vede un’Italia diversa da quella che aveva sognato, ma quanto ha fatto per cercare di renderla somigliante al sogno? Quante volte ha rifiutato il compromesso pur di non tradirla? Oppure, vista la posizione che ricopre, è soltanto uno di quelli che, arrivati a un’età veneranda avendo succhiato il succhiabile, ora sente la necessità di sentirsi un ribelle a un sistema di cui è uno dei mattoni? Perché invece di scrivere una lettera del genere non abbandona il suo posto? Perché ha accettato in passato tutti i compromessi del caso per raggiungerlo? In quanta di quella malattia che oggi denuncia si è imbattuto nel suo percorso professionale o, più semplicemente, di vita? Quante volte ha cercato di essere medicina e ha rifiutato di mettersi dalla parte del virus? Mi dica per favore, sono sinceramente curioso di saperlo. Come sono curioso di sapere perché, compreso il dramma, non fa qualcosa per trasformarsi in simbolo del cambiamento.
In effetti ammetto che potrei sbagliarmi. Non conoscendola direttamente, ammetto anche che lei potrebbe essere la persona migliore del mondo. Magari sono soltanto io il problema e mi sto lasciando trascinare dal rancore. È che vedere le ingiustizie che quotidianamente devo mandare giù e che devono mandar giù persone che mi sono vicine, denunciate da chi sembra tutt’altro che innocente nell’averle fatte diventare sistema, anche solo avendolo accettato in quanto tale, fa male. Come fa male vedere un quotidiano come La Repubblica che le dà voce, quella voce negata a tanti altri nessuno che non possono permettersi di consigliare ai figli di emigrare perché non avrebbero mezzi per aiutarli. Quella voce negata alla vita di tante persone ridotte a un silenzio che sta creando una massa d’odio profondo e non mediato. Sa da quanti anni va avanti quello che lei chiama “schifo”? Conosco grandi persone diventate nulla e delle nullità assurte alla gloria spinte dal cognome. Ma sto diventando banale… e sa perché sto diventando banale? Perché sono anni che sento questi discorsi e sono anni che di tanto in tanto trovo denunce come la sua fatta da gente come lei sulla pelle di persone come me. Ormai la denuncia dello schifo fa parte della retorica dello schifo stesso e non riesco più ad accettarla in quanto tale, perché non produce alcun cambiamento. È un lamentarsi fine a se stesso. O forse è un modo per far notare a chi di dovere che suo figlio è sul mercato e ha bisogno di un lavoro che non sia in un call center a 600€ al mese per otto ore al giorno di lavoro?
Immagino che se suo figlio ottenesse una raccomandazione per qualche posto di prestigio, lei gli consiglierebbe di non accettarla. Immagino anche che farebbe nulla per favorirlo o per fargli ottenere un ruolo di rilievo in questa società che gli consiglia di lasciare, come nulla fanno tanti padri come lei che denunciano per poi farci trovare i loro ‘cari’ in mezzo ai piedi, lasciando agli altri solo le briciole. È piuttosto recente una campagna elettorale in cui si è parlato spesso di meritocrazia e non credo di doverle illustrare com’è andata a finire. Sinceramente non le voglio chiedere lo sforzo eccessivo di tornare sui propri passi e nemmeno voglio chiederle di aspirare al martirio per fare contenti i morti di fame come me. Le chiedo soltanto il silenzio e il rispetto dovuto ai molti a cui la vita non dà accesso a Repubblica per i propri sfoghi familiari.
In fede
Un blogger precario























Celli oggi, dice wiki (http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Luigi_Celli) (facile che la bio se la sia scritta da solo), oltre che dir.gen. della Luiss è anche membro dei consigli di amministrazione di Lottomatica, Hera SpA e Messaggerie Libri. Un’idea per fare qualcosa di concreto nei confronti dei giovani?
Potrebbe cominciare a lasciare qualche posto.
che dire? ho pure condiviso la pagina di celli su fb e devo dire che dopo una risposta come questa me ne pento…hai ragione in tutto e per tutto, per quello che può valere la mia opinione…un saluto
[...] e dirigente d’azienda quello che chiede l’anonimo precario che si è sfogato su Giornalettismo: Lei vede un’Italia diversa da quella che aveva sognato, ma quanto ha fatto per cercare di [...]
Andiamocene, partiamo con la valigia di cartone e spago, lasciamo che l’Italia rimanga nelle mani di Celli Sr. e del povero Celli Jr., biglietto e alloggio ce li pagherà Celli padre e ci darà anche i recapiti utili per contattare qualche suo sodale straniero filantropo.
Come si leggeva su un indimenticato foglio satirico vent’anni fa, “Hanno la Faccia Come il Culo”.
Quando ancora al satira si poteva fare….
Senza nulla togliere a Karat, che ha scritto un bel pezzo, ma la lettera di Celli è
A-L-L-U-C-I-N-A-N-T-E-!
E’ uno scherzo? Un fake? Repubblica pubblicherebbe qualunque boiata senza senso pur di dare addosso Abberluscone?
Secondariamente, a dispetto delle foto dell’Università di Bologna e Roma-La Sapienza, è possibile sapere dove si sta laureando il Cellino? Qualcosa mi dice che non siano quelle…
Io sono stato – come dire? – più diplomatico, però si: il concetto è esattamente questo.
http://www.stroboscopio.com/figlio-mio-abbiamo-fallito-appena-puoi-lascia-questo-paese-lettera-aperta-a-una-lettera-aperta/2009/11/30/
Standing Ovation!
condivido con Celli i motivi per cui andarsene da questo Paese, condivido con il precario le critiche mosse a Celli, ma io non ho bisogno di Repubblica o di qualsiasi altro giornale per dire a mia figlia che se vuole avere la speranza di un futuro deve trovarlo al di fuori di questo Paese
[...] “dubitare” che Mattia possa avere davanti a sé la stessa ignobile sorte che attende la più gran parte dei neolaureati italiani. Tags: dg luiss, figlio, futuro, laurea, lavoro, lettera, pierluigi celli, repubblica, [...]
Bravo! Questa mattina la mia prima reazione è stata di fastidio, e tu hai bene esemplificato il perché.
Questi “padri” di 50, 60, 70 anni si sono presi tutto, e credono di essere eterni. Costringono i più giovani a un purgatorio umiliante, convinti che non serva un ricambio generazionale, ma solo qualche valletto che li serva.
A patto, bene inteso, che non si tratti dei loro, di figli. Per i poveri rampolli che (udite udite!) sono addirittura laureati, l’Italia non è un luogo degno.
Ha plagiato La meglio gioventù
http://www.youtube.com/watch?v=TxGJ6DFocyY
peraltro lì almeno il professore, quando lo studente gli chiede perché dovrebbe andar via e lui rimane, gli risponde
“come perché? Mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere”.
Sì ok, ma il personaggio del film tira fuori un’onestà intellettuale e una ammissione di responsabilità che Celli ovviamente neanche per sogno.
Da queste parti son cose da fiction, insomma.
(rilancio la domanda: dove si sta laureando, in tempo e bene, il rampollo Celli? Diceva un tizio che a pensar male etc. etc.)
Ragazzi scusate, io capisco benissimo il concetto che si esprime nella lettera e non critico assolutamente il pensiero espresso in essa. Vorrei solo commentare su 2 punti:
1) Repubblica è un giornale nazionale che ha pubblicato una lettera che personalmente condivido. Non mi sembra giusto mettersi a dire che lo faccia solo per antiberlusconismo o cose varie, perchè tutti sappiamo benissimo che la situazione è questa in Italia. Io non credo che Celli sia superiore a me, nè tantomeno a nessuno di voi, ma è “stupido” dire che lui abbia questa possibilità perchè è un eletto. Semplicemente riveste un ruolo (più o meno apprezzabile) che fa in modo che le sue opinioni abbiano una certa rilevanza in quel campo. Repubblica dà comunque possibilità a tutti di scrivere lettere che poi POSSONO essere pubblicate (non è un pò inverosimile pretendere che vengano pubblicate le lettere di tutti quelli che non sono contenti di questa situazione?).
2)Io non conosco Celli e il fatto che rappresenti la Luiss mi dà abbastanza fastidio. Ma trovo che la sua sia una lettera aperta rivolta un pò a tutti che vuole denunciare una realtà italiana. Chi siamo noi per dire che lui sia un corrotto, un falso e un ipocrita??Possibile che non possano esistere rarissimi casi in cui una persona raggiunge obiettivi, dovuti esclusivamente alle sue capacità?
Ripeto, non critico le idee espresse nella replica e,davvero, le comprendo.I miei sono solo commenti personali.E spero di non aver urtato nessuno.
Ciao!
Nessuno ha detto questo, ma si fatica a comprendere come in un sistema sano, quello che Celli a parole auspica, sia possibile che siano sempre le stesse persone a saltare da una poltrona di prestigio all’altra (e spesso più di una, s’è detto). Non mi pare che Celli sia tutto ’sto genio sovrumano.
Questo in un paese in cui un mio amico laureato in fisica nucleare, in tempo e col massimo dei voti, dopo due anni di disoccupazione s’è arreso e ha deciso di trasferirsi in UK. Scommettiamo che a Celli Jr. non andrà poi così malaccio? Punto un nichelino.
Mai parlato di corruzione. Ma sugli obiettivi raggiunti per le sue capacità avrei dei seri dubbi, visto che occupa molti posti che solitamente vengono attribuiti dalla politica.
Se avesse fatto un discorso generale avrei anche potuto condividerlo, ma tirare in ballo il figlio… ma piantiamola. Ma veramente credete che il figlio di Celli avrà problemi a trovare un lavoro? Su…
Caro Simone,
ti chiedo scusa se non ho commentato fino ad ora ma purtroppo ho sempre meno tempo (ed interesse) per la rete.
Ma il tuo pezzo merita davvero. Scusami se sarà lunghetto…^_^
Stamattina, quando ho letto la lettera di celli su Repubblica, la prima reazione è stata di commozione. Perchè ho ritrovato nelle sue parole molte delle cose che dico spesso alle mie figlie (che sono grandicelle, ormai, tutte e due maggiorenni).
Poi però, come spesso mi capita anche quando faccio questo discorso a loro ci ho pensato su.
E ho detto: ma chi sono io, uomo inserito e “ben messo” nella società (certo non al livello di celli, ma non mi lamento) per giudicare dall’esterno questo sistema e dire ai miei figli di scappare via?
Non ho anch’io delle colpe se questo paese si è ridotto così?
Intendiamoci: tutto quello che ho raggiunto l’ho raggiunto grazie ai miei meriti e senza quei famosi “compromessi” di cui anche tu parli.
Ma la verità è che questo è accaduto semplicemente perché sono stato “fortunato”.
Ma – seppur lottando nel mio piccolo per contrastare la deriva – ho comunque lasciato che questo paese si riducesse così. Io e la mia generazione di “padri”
E in ogni caso, c’è una cosa difficile da sopprotare nella lettera di Celli.
Che almeno, come padri, vi lasciamo il diritto di decidere da soli se questo paese fa schifo oppure no, perché fa schifo e che cosa bisognerebbe fare per cambiarlo.
In quella lettera (e nelle mie “prediche” alle mie figlie”) c’è quel paternalismo gentile che mi ha sempre infastidito quando avevo la vostra età.
Complimenti, io spero che questo apese abbia ancora qualche speranza. E non saremo noi arrivati, noi “vecchi” (io magari lo sono un po’ meno di Celli,) a dargliela.
Grazie per il tuo articolo e un sorriso se lo vuoi
Carlo
Grazie per le belle parole
si scusate, avete ragione, il “corrotto” me lo sono inventato io. Io non penso assolutamente che Celli sia un genio, così come non so dire se sia un ipocrita anche se ,data la mia ignoranza a riguardo, ne sapete sicuramente più voi.Credo anche che difficilmente suo figlio non troverà lavoro (anzi,lo troverà sicuramente) però credo che sia comunque una lettera che molti padri scriverebbero al proprio figlio, avendone le possibilità.Mio padre mi ha sempre detto le stesse cose, e lui non è assolutamente un imprenditore.
Dopotutto anche io sono uno studente universitario al 2ndo anno fuori sede che non vede grandi orizzonti davanti a sè.E sono davvero abbastanza incazzato e stufo di dover vivere in questa situazione.
Guarda che lo sono anche io… soltanto non sopporto la predica da Celli. Lui è il cancro che ci opprime.
[...] pernacchio. Raccomando le repliche di Federica Sgaggio (splendido il passaggio su Alitalia) e di Giornalettismo (“Caro papa’, ma perche’ non te ne vai tu [...]
io ho una sola risposta ed è una lettera aperta che linko qui:
http://www.comecostruirsiilfuturo.com/2009/11/in-risposta-allillustrissimo-celli-ed.html
Esemplare, chi vorrà commuovere il Celli con questo tono solenne…hanno veramente rotto il cazzo, generazione fottuta.
http://fottuticinquantenni.wordpress.com/2009/11/30/abbiamo-fallito-grazie-al-cazzo-che-avete-fallito-avete-fallito-si/
Voglio lasciare da parte la polemica su Celli, che bene o male è un singolo uomo e ha una sua storia personale e professionale difficilmente sindacabile, per sollevare un problema che stranamente nessuno ha posto: mi chiedo da quale pulpito i giornali di qualsiasi parte e colore, a partire da quelli del gruppo L’Espresso, facciano campagne contro il precariato con titoli tragici come “La generazione perduta”, “L’esercito delle partite Iva”, “Fuggire o resistere il futuro dei giovani”, quando il giornalismo italiano è uno dei settori in cui vige ad ogni livello uno scandaloso precariato e sfruttamento dei giovani, nella totale indifferenza di Ordine, sindacato e organismi di controllo (per non parlare della casta degli “arrivati”, quelli che firmano editoriali indignati sul mercato del lavoro).
Non parlo di aria fritta.
Prendiamo le testate dell’Espresso a partire da Repubblica, ad esempio, che ultimamente ha imparato che fare da megafono e collettore degli sfoghi personali della gente è massima resa e poca spesa. Pensate che i collaboratori vengano pagati dignitosamente? Che tutti i redattori abbiano contratti regolari? Sapete qual è il rimborso spese degli stagisti, spesso laureati con esperienza che si spostano da lontano e utilizzati anche in sostituzione ferie? ZERO, neanche un buono pasto, è tutta manna se si lavora gratis, con o senza miraggio di poter collaborare sottopagato.
Bla bla bla, e intanto si razzola come tutti gli altri, lustrandosi d’ipocrisia con false questioni morali.
Scusate. Vado in controtendenza. Ma a me la lettera del blogger precario sembra il classico orgoglio dello sfigato contento di grufolare nel fango che lo sommerge. “Quando il saggio indica la luna..” con quel che segue. L’analisi di Pierluigi Celli è esemplare. Dire “ho sbagliato” è di pochi oggi in Italia. L’unico errore che mi sono anche permesso di commentare su La Repubblica è nella resa. Celli,proprio perchè è stato un bravo dirigente Rai è un ottimo direttore Luiss (è anche nei consigli d’amministrazione di altre società ? bene: guarda caso sono società che funzionano !), ha certamente i mezzi per proporre qualche situazione. Far chiudere le sue facoltà di Giurisprudenza,ad esempio. La resa è criticabile,ma l’analisi no. Oppure prendere 800 euro al mese vi piace, non fare una famiglia lo trovate adeguato, che vi passino sopra imbecilli incompetenti è gradevole. Bene. Godetevelo !
Ma infatti non l’ha detto proprio per niente. S’è lasciato sfuggire un NOI
“Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. “
dubito che si tratti di un pluralis maiestatis, devo pensare che si riferisca a tutti e a nessuno, ma di sicuro non a sé stesso.
Noi… io l’ho interpretato come io e la mia generazione…Visto il testo della lettera. In “noi” c’è sicuramente anche l’autore.
Un dirigente italiano che si dà una mazzata simile sui propri interessi (l’immagine della Luiss non risplenderà di certo da domani) è un’ interessante novità. Noto ora che il Blogger non è anonimo, come ignorantemente avevo creduto. Ok. Rimane il fatto che si dovrebbe sempre saper dividere il pulpito dalla predica. Se la predica va verso gli interessi di chi,come i precari, stanno vivendo il peggiore dei mondi possibili.
Perdonami ma non sono contento di rufolare in nessun fango e sono perfettamente cosciente del problema. La questione che pongo è molto semplice: sono anni che quelli come Celli fanno denunce del genere a cadenza regolare, ma cosa hanno fatto in concreto per cambiare la situazione? Celli, come direttore di diversi enti a nomina pubblica, cosa ha fatto per evitare quello che ha denunciato? Poi che le denunce vadano fatte non lo nego, ma bisognerebbe andare un po’ oltre oltre a scrivere una lettera per un figlio che, sicuramente, non avrà problemi lavorativi.
Mi scuso io per termini che avevo attribuito ad un “anonimo”,mentre poi ho visto che l’autore aveva un nome e cognome e quindi il pensiero (scritto di getto sulla base di quello che andavo leggendo su più di 1800 commmenti su la Repubblica) andava rettificato. Cosa si fa in concreto per cambiare la situazione ? Guarda Simone, ti posso dire che chi, nel settore legale, ha provato seriamente a cambiare la situazione è stato esautorato dal club. Chi, nel settore dell’alta consulenza aziendale ha provato a far capire che non si poteva succhiar sangue agli stagisti (guadagnare 50 e dare 1) è stato buttato fuori da qualche arrampicatore (ed arrampicatrice) lecchino. Quindi,prudentemente, gli intellettuali continuano a denunciare e a sperare che al prossimo concorso pubblico non si presenti nessuno, che alle prossime elezioni voti il 40% Queste sono le cose che provocherebbero un vero cambiamento.L’azione del singolo è puro narcisismo suicida.
Cosa ha voluto dire Celli ? Secondo me ha voluto avvertire i ceti che lui ben conosce che se i migliori se ne vanno, qui si rimane a grattare il fondo del barile. Tutti i miei amici che sono all’estero dicono di vivere meglio che in Italia. A prescindere da ogni collocazione politica sia chiaro !
Uno viene incensato come chef a Bordeaux, uno guadagna il triplo in Canada facendo il tuo lavoro, e i casi sarebbero tanti. Per questo ho reagito e mi scuso dell’esagerazione. Voglio dire però che la denuncia di Celli non è una delle solite.E’ grossa. E’ una fotografia della realtà fatta da uno di loro. Ecco. Io son rimasto colpito dal fatto che tra precari,si tiri a campare. Cioè, ormai sono 8-9 anni che vedo gente brava che prende sempre lo stesso stipendio. Ci si lamenta, si lavora male, alcuni vanno in nevrosi. Ma in Irlanda se lo stipendio è sotto i 1200 euro il contratto non è valido,mentre in Italia…Chi subisce un sopruso è più colpevole di chi lo compie.
Mi scuso io per termini che avevo attribuito ad un “anonimo”,mentre poi ho visto che l’autore aveva un nome e cognome e quindi il pensiero (scritto di getto sulla base di quello che andavo leggendo su più di 1800 commmenti su la Repubblica) andava rettificato. Cosa si fa in concreto per cambiare la situazione ? Guarda Simone, ti posso dire che chi, nel settore legale, ha provato seriamente a cambiare la situazione è stato esautorato dal club. Chi, nel settore dell’alta consulenza aziendale ha provato a far capire che non si poteva succhiar sangue agli stagisti (guadagnare 50 e dare 1) è stato buttato fuori da qualche arrampicatore (ed arrampicatrice) lecchino. Quindi,prudentemente, gli intellettuali continuano a denunciare e a sperare che al prossimo concorso pubblico non si presenti nessuno, che alle prossime elezioni voti il 40% Queste sono le cose che provocherebbero un vero cambiamento.L’azione del singolo è puro narcisismo suicida.
Cosa ha voluto dire Celli ? Secondo me ha voluto avvertire i ceti che lui ben conosce che se i migliori se ne vanno, qui si rimane a grattare il fondo del barile. Tutti i miei amici che sono all’estero dicono di vivere meglio che in Italia. A prescindere da ogni collocazione politica, sia chiaro !
Uno viene incensato come chef a Bordeaux, uno guadagna il triplo in Canada facendo il tuo lavoro, e i casi sarebbero tanti. Per questo ho reagito e mi scuso dell’esagerazione. Voglio dire però che la denuncia di Celli non è una delle solite.E’ grossa. E’ una fotografia della realtà fatta da uno di loro. Ecco. Io son rimasto colpito dal fatto che tra precari,si tiri a campare. Cioè, ormai sono 8-9 anni che vedo gente brava che prende sempre lo stesso stipendio. Ci si lamenta, si lavora male, alcuni vanno in nevrosi. Ma in Irlanda se lo stipendio è sotto i 1200 euro il contratto non è valido,mentre in Italia…Chi subisce un sopruso è più colpevole di chi lo compie.
scusate non ci sono accenti, solo apostrofi. e’ per via della tastiera.
sono d’accordo con maremax. quelli che hanno provato a resistere sono stati esclusi. messi nella condizione di non nuocere.
a meno che non si abbia una forte attitudine al martirio, il “prendete me!” non cava un ragno dal buco.
ti porto il mio caso ad esempio. ricercatrice in italia, addirittura in un istituto del sud, immagina la fierezza per una terrona. orari di lavoro assurdi, stipendio decurtato di tanto in tanto del 40, 60 %, senza spiegazione, soprusi. a un certo punto dico “oh! ma che dobbiamo fare qua?”. non l’avessi mai fatto. il mio capo mi dice DOPO TRE ANNI che non mi da’ il dottorato. scrive un report falso all’universita’ inglese con la quale l’istituto e’ convenzionato. il rappresentante dei dottorandi mi dice di stare tranquilla che saranno tutti chiusi attorno a me come un pugno. assai. qualcuno pensa bene di andare dal rappresentante e dirgli di badare ai casi suoi se non vuole fare la mia fine.
rimango sola.
decido di emigrare.
e vissi felice e contenta.
questo per dirti che siamo pure noi giovani che facciamo schifo, che ci pieghiamo, che abbiamo paura, che non capiamo che solo uniti contiamo. da soli siamo niente. il rappresentante dei dottorandi non e’ meglio del mio capo. i miei compagni son rimasti la’ tutti contro tutti a spartirsi il nulla.
non me la sento di dare addosso a Celli.
volevo dire maxermax
futuro dei giovani e meritocrazia sono i più grandi punti interrogativi per tutti coloro che sono miei coetanei o quasi (da 18 a 25 anni). i ragazzi italiani di oggi vivono o convivono con tanti obiettivi, tanti programmi, tanti sogni e questi sono accompagnati da più numerose preoccupazioni, incertezza e speranza per quel che sarà il nostro domani. sappiamo perfettamente chi siamo oggi, dove viviamo, dove e cosa studiamo, ma per la maggior parte non sappiamo dove andremo, cosa faremo, cosa saremo e non sappiamo neanche se ciò che oggi stiamo studiando potrà realmente essere utilizzato nel campo lavorativo. il leader dell’Unione Di Centro, Pierferdinando Casini ha perfettamente ragione a sentirsi, come tutti gli altri genitori, a disagio per le scarse certezze che noi ventenni abbiamo. la situazione economica, l’arretratezza del processo di modernizzazione, i sistemi pensionistici e la scarsità di lavoro, costringono noi giovani a pensare solo all’oggi in modo abbastanza dettagliato, ma ci fanno solo sperare per un domani che tutti noi vorremo trascorrere vicino alle nostre famiglie, nella nostra terra, con le nostre usanze, ma che probabilmente sarà lontano da tutto ciò che sentiamo caro e confortevole. io posso solo continuare a studiare per cercare di guadagnare un domani felice e per garantire felicità e stabilità anche ai miei figli. in ogni caso invio un ringraziamento al Presidente Casini e l’UDC, il quale è l’unico esponente politico che non ha interesse a litigare e battibeccare, ma, al contrario si interessa sempre delle politiche e delle tematiche che toccano profondamente la società italiana. Grazie Presidente Casini, grazie UDC.
COndivido pienamente il tuo pensiero. Mi permetto di postare questo articolo nel mio blog citandone la fonte.
Complimenti!
COndivido pienamente. Mi permetto di postare questo articolo nel mio blog.
[...] Un sacco di persone criticano Celli e la sua lettera e non si accorgono che lo stanno criticando proprio usando le stesse motivazione per cui lo mettono sotto accusa. Questo è un esempio dei più accesi. [...]
[...] Un blogger precario via giornalettismo.com [...]
[...] Continua su Giornalettismo.com [...]
Basta, vi prego, basta con la tiritera che solo i figli dei ricchi possono permettersi di partire. Anche in questa lettera (comunque condividisibile in altre parti) si parla ancora dei “tanti altri nessuno che non possono permettersi di consigliare ai figli di emigrare perché non avrebbero mezzi per aiutarli”.
Io sono partito dall’Italia SENZA una lira. L’ho fatto. Si fanno sacrifici, ci si arrabbatta, ma lo si fa, se lo si vuole. Non sono migliore di altri perche’ l’ho fatto. Ho solo fatto una scelta.
La scusa del “non ho soldi per emigrare”, vi prego, lasciamola stare. Perche’ e’ pelosa come le parole di Celli.
“La scusa del “non ho soldi per emigrare”, vi prego, lasciamola stare. ”
Vuoi che ti facciamo i complimenti? Ok, bravo.
Ma non era quello il punto delle critiche alla lettera: ricchi o non ricchi, sarebbe meglio non dover desiderare di emigrare.
[...] anche se sulla rete le risposte maggioritarie all’ormai celeberrima lettera sembrano essere su questo tono. Poi perchè Celli ha ribadito una verità sostenuta da dati empirici solidissimi, ovvero che in [...]
[...] italiani. Ai piagnistei di certi ex dirigenti (che poco hanno fatto nel cambiare le cose se non pubblicare libri che in qualche modo “favorivano” proprio quei metodi che si contestano nel sistema [...]
Posso avere l’originale della lettera di Celli che devo andare in bagno?
I contenuti della lettera sono condivisibili, visto che descrivono la pura realtà dei fatti. Che sia stato Celli ad evidenziare il problema, come molti hanno detto, è invece criticabile… ma la verità non cambia, in Italia ci sono in effetti molti problemi. Sinceramente non capisco la soddisfazione delle persone che scendono a patti, compromessi, si aprono la strada attraverso la raccomandazione, pur di ottenere un posto, spesso di un certo rilievo e ben retribuito. Ovviamente non sto parlando di soddisfazione materiale, ma di un altro tipo di soddisfazione. Penso che quella che si raggiunge dopo grandi sacrifici è la migliore. La consapevolezza di avercela fatta con le proprie forze, di aver dato il massimo e aver ottenuto qualcosa… ma questa è tutta teoria, che molti purtroppo non condividono… inoltre tutto ciò spesso non viene premiato. L’appello di Celli dovrebbe egli stesso rivolgerlo a chi di dovere, con i mezzi che possiede.
Chiara Cudini
[...] Caro papà, perché non te ne vai tu? La risposta di un precario a Celli La lettera aperta inviata al figlio dal direttore generale della Luiss necessita di una replica. Magari un po’ colorita, ma sincera. Share and Enjoy: [...]
Mi sembrava di leggere parole mie! Esattamente gli stessi concetti che ho espresso ad un’amica che aveva pubblicato la lettera di Celli su Facebook. Quoto totalmente l’autore della lettera e lo ringrazio di cuore.
Un disoccupato di lungo corso ormai.
Mi intriga la lettera ,e tutto quello che ne consegue,comprese reazioni a catena,positive e negative,come sempre.
Da un dirigente della Luiss,esclusivissima università,e da un ammanicato in vari altri consigli di amministrazione non me la sarei aspeta,una simile lettera,a meno che non voglia invitare gli altri ad uscire perchè il figlio possa trovare più spazio!Mi pare riduttivo anche perchè non conoscendo il figlio non posso giudicare delle sue qualità.Una cosa che ho letto in molti commenti e che approvo in pieno:Lasciassero,questi ben coccolati ultracinquantenni,qualche posto libero,qualche spazio da poter utilizzare da parte di altri,magari più giovani meno implicati nei giochetti di potere con la mente sgombra da sudditanze di qualsiasi natura.
Sono una blogher settantenne,ho già confessato molti dei miei errori passati,che mi facevano credere di essere indispensabile,ritirandomi in tempo e con dignità e lasciando vivere.
sono vicina alla pensione, almeno spero che non mi scippino pure quella ,ma la prima parola che mi viene in mente pensando all’Italia è SCHIFO totale M…A io consiglio ai miei figli di andarsene e non tornare mai più!!! E appena potrò me ne andrò pure io !!!NOn ce la faremo mai a cambiare la testa degli italiani che non hanno minimamente l’idea del bene comune e sono di vista cortissima!!!L’Italia non ha sentito nemmeno l’odore dell’illuminismo e si è totalmente dimenticata del Rinascimento culturale!!!Quindi che sperate?O ci viene un aiuto esterno o siamo FINITI!!! E pensare che abbiamo pure la presunzione di esportare modelli di democrazia!!!Siamo veramente schizofrenici!!!Ci vorrebbe un governo di psichiatri per curarci!!!
[...] – quella di un blogger precario [...]