Berlusconi e La Piovra: un vecchio, apprezzato copione
30/11/2009 - Era il 1994 quando, nelle vesti di presidente del Consiglio, il Cavaliere esprimeva il suo malessere nei confronti di tutti quei film che hanno fatto conoscere al grande pubblico il fenomeno della criminalità organizzata Non è la prima volta che
Era il 1994 quando, nelle vesti di presidente del Consiglio, il Cavaliere esprimeva il suo malessere nei confronti di tutti quei film che hanno fatto conoscere al grande pubblico il fenomeno della criminalità organizzata
Non è la prima volta che il Cavaliere parla negativamente della Piovra lanciando contemporaneamente l’allarme per una fantomatica e pericolosa ricaduta negativa che possono avere sull’immagine del nostro paese i prodotti cinematografici che trattano l’argomento criminalità organizzata. “Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia – diceva durante una visita a Mosca il 15 ottobre 1994 – perché questo è un disastro che abbiamo combinato insieme, in giro per il mondo. Dalla Piovra in giù. Noi non ce ne siamo resi conto, ma tutto questo ha dato del nostro Paese un’immagine negativa… Si pensa all’Italia, e sapete cosa viene in mente… C’è chi dice che c’è anche la mafia, nella realtà italiana. Ebbene, non so a che punto, rispetto alla verità vera ed operosa d’Italia. Eppoi, che cos’è la mafia? Un decimillesimo, un milionesimo. Quanti sono gli italiani mafiosi rispetto a 57 milioni di cittadini? E noi non vogliamo che un centinaio di persone diano un’immagine negativa in tutto il mondo…”. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, invitava insomma a non realizzare serie televisive sulla mafia, a non realizzare cioè tutte quelle produzioni che negli anni hanno aiutato il grande pubblico a conoscere il fenomeno tanto complesso quanto drammatico della criminalità organizzata.
LA RISPOSTA DI PLACIDO – Al Presidente del Consiglio bastò questa breve dichiarazione per beccarsi la reazione indignata dei “diretti interessati”, attori e regista dello sceneggiato di gran successo. “Questo accanimento contro chi denuncia i mali del Paese, mafia in particolare, da Rosi alla Piovra, è anche un po’ sospetto – denunciava Michele Placido, che fino a pochi anni prima aveva vestito i panni dell’indimenticato Commissario Cattani – Tanto più che le ultime indagini confermano sempre più la stretta collusione tra criminalità mafiosa e potere politico ed economico. Legami occulti che ancor più saranno in primo piano nel mio nuovo film, “Un eroe borghese”, tratto dal libro di Corrado Stajano, nei cinema dopo Natale. Se me lo faranno uscire, vista l’ aria che tira”. Andava giù duro anche il regista Luigi Perelli, che stava allora lavorando alla Piovra numero 7: “Se il nostro Paese ha una cattiva immagine, la colpa non è certo di chi racconta queste cose ma da chi le fa e di chi le appoggia. Quanto alla Piovra, credo abbia un po’ contribuito, grazie a personaggi come Cattani e Licata, entrati ormai nella mitologia popolare, a dare maggior consapevolezza di cosa sia in realtà la mafia, non un manipolo di delinquenti, ma una sofisticata organizzazione a delinquere i cui tentacoli affondano altrove”.
LA STORIA SI RIPETE – Da notare è certamente il tempismo perfetto col quale giungono dichiarazioni così pesanti di Berlusconi. Oggi come allora circolano voci di eclatanti rivelazioni sul fronte delle collusioni tra mafia e politica (si parla addirittura di una possibile iscrizione di Berlusconi e Dell’Utri nel registro degli indagati per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa). Sembra quasi di trovarsi di fronte ad una difesa preventiva, un metodo per ripararsi dalle eventuali pesanti accuse che possono essere rivolte, forse in seguito alla deposizione di un collaboratore di giustizia che aggiunge nuovi elementi alle sue vecchie deposizioni o forse in seguito a quelle di un nuovo pentito. Si cerca di sminuire il fenomeno con un abile gioco di parole, minimizzare la gravità del problema della criminalità inserendolo in un contesto di mistificazione della realtà, espediente al quale il Cavaliere ama ricorrere spesso nell’ambito del dibattito politico. Solo che in questo caso non sarebbero politici o stampa politicamente schierata gli artefici dell’inganno, bensì mondo della televisione e del cinema.
PER NON DIMENTICARE – Sarebbe l’ideale, per chi vuole ridimensionarlo radicalmente, se il tema della criminalità organizzata divenisse l’oggetto nuovo dello scontro tra maggioranza e opposizione: se la mafia venisse data in pasto all’opinione pubblica e presentata come l’ennesima faccenda sulla quale sparare i dati e le considerazioni più disparate al semplice scopo di contraddire l’avversario, finirebbe per non essere considerata più con la serietà e l’attenzione, ma soprattutto il rigore, che le devono essere necessariamente riservati. A considerarla con estrema cautela hanno contribuito ad insegnarlo anche le puntate de La Piovra e non c’è nessun motivo oggi, come 15 anni fa, per abbassare la guardia. Il patrimonio di quella che, ahimè, è la prima azienda d’Italia, ammonta ancora a centinaia di miliardi, il pil ad essa riconducibile è tuttora enorme, il numero di affiliati e fiancheggiatori pure: non si tratta del “decimillesimo” o del “milionesimo” di cui parlava Berlusconi. Un impero che, per reggersi in piedi, ha bisogno di poter ricorrere, ove necessario, al terrore e all’assassinio. Piccole e grandi mafie mietono in Italia centinaia di vittime all’anno. Tutto questo c’è il rischio di dimenticarlo. E, proprio per questo, purtroppo, dei film sulla mafia abbiamo ancora molto bisogno.













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