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Editorialedi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 28 novembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Il Presidente del Consiglio, stretto tra processi in corso e voci insistenti di nuove indagini a suo carico, l’altro ieri sera durante l’ufficio di presidenza del PdL  è sbottato, parlando di parte della magistratura come di una forza eversiva, che “sta attentando alla vita del governo e rischia di portare il Paese sull’orlo della guerra civile”, anche se l’ufficio stampa di Palazzo Chigi ha smentito – con un certo ritardo, in verità – quest’ultima parte della dichiarazione.

Giorgio Napolitano ha lasciato passare solo poche ore, e poi ha detto la sua. Lo ha fatto con l’aplomb istituzionale che ne caratterizza il mandato. Come spesso capita, le sue dichiarazioni sono interpretate in molti modi. La più diffusa è quella di un sostanziale “state boni se potete”, rivolto a tutti. Anche – per alcuni, soprattutto – alla magistratura. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Gianfranco Fini, che non è certo l’ultimo arrivato, nel manifestare apprezzamento all’intervento del Presidente della Repubblica ha sottolineato come vada letto e apprezzato “nella sua totalità”.

Leggiamo allora  il comunicato del Quirinale, nella sua totalità. “L’interesse del paese – che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale – richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni non solo tra opposte parti politiche ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali”.
“Va ribadito – ha continuato il Capo dello Stato – che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del Parlamento, in quanto poggi sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare. E’ indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione, si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione.”

Questo messaggio “nella sua totalità” viene poche ore dopo la dichiarazione – davvero sopra le righe – di Silvio Berlusconi, e dopo giorni in cui gli ambienti vicini al Presidente del Consiglio ventilano la minaccia di elezioni anticipate a cui Silvio chiamerebbe il popolo se non dovesse riuscire a coprire con qualche legge più o meno ad personam i suoi guai giudiziari presenti e futuri. “Nella sua totalità”, in questo momento, l’intervento di Napolitano sembra soprattutto un avviso al premier. Che, in linguaggio meno “presidenziale”, potrebbe suonare più o meno così.

“Caro Silvio, prima di dire certe cose conta fino a dieci: perché i magistrati non devono esagerare ma devono fare il loro dovere. Ricordati che un governo può cadere solo se perde la fiducia della sua maggioranza e che il potere di scioglimento delle camere ce l’ho io. Quindi, prima di farlo, dovrei verificare che non hai più la fiducia della tua maggioranza in parlamento. Immagina la scena: Bondi, La Russa, Gasparri e Quagliariello che negano la fiducia a Berlusconi. Sei sicuro che i cittadini-elettori che ti hanno dato il consenso per governare e che aspettano risposte nell’interesse del paese che deve affrontare seri e complessi problemi di ordine economico e sociale capirebbero? Ti conviene davvero questa crescente drammatizzazione, cui si sta assistendo, delle polemiche e delle tensioni?

Uomo avvisato, mezzo salvato. Affettuosamente tuo, Giorgio”

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