Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Una giornata per ricordare che nel resto dell’anno si può serenamente dimenticarsene.
CHE CUCÙ! – Sacrosanta idea, peccato che il giorno dopo arriva il 26. Accidenti, non ci vorrebbe. Perché è il 25 novembre che ci si ricorda che ci sono miriadi di uomini che picchiano, violentano e devastano psicologicamente le donne, spesso le loro compagne di vita. Poi chissenefrega. In attesa di quell’alba lontana in cui le donne saranno considerate esseri umani produttori di pensiero asessuato evoluto, sarebbe un’idea simpatica prendere iniziative coerenti con l’impegno intrinseco alla ricorrenza del 25 anche dal 26 novembre in avanti. Invece non è così. Roman Polanski, violentatore condannato, viene messo il libertà dagli svizzeri dietro cauzione. Certo, lui è un genio del cinema, è ricco e la mukka svizzera ha un debole per il contante, però Roman a quaranta e passa anni si è fatto una dodicenne approfittando del suo status sociale di regista famoso e questa non è un’azione rimarchevole. Si potrebbe obiettare che una dodicenne è una bambina e non una donna e quindi i suoi diritti non sono contemplati nelle celebrazioni del 25 novembre. Peccato che sia stato appena festeggiato il ventesimo anniversario della dichiarazione dei diritti del bambino. Si vede che tale dichiarazione nessuno si è ricordato di trascriverla in svizzero dietro la carta dei cioccolatini, sul cinturino degli orologi e nemmeno sui cucù, così nei quattro cantoni non se n’è saputo nulla. Accidenti, che svista.
TIPO ORDINARIO – Guarda caso il 26 novembre le alte sfere hanno deciso che la pillola abortiva forse non va bene e bisogna rivederne l’utilizzo. Ancora? Ma
non si era già deciso che era ok? No, perché la donna che la vuole usare non può starsene in casa a soffrire in pace. Troppo comodo. Deve alzare il sedere e andare in ospedale per stare sotto osservazione, perché così, analizzata nonché schedata, si sente più tutelata. Se vuole abortire deve farlo in pompa magna, strombazzando l’evento. Queste cose sono meno traumatiche se si fanno senza discrezione, lo sa anche il papa. Magari si potrebbe proporre di fare un tatuaggio sulla mano di chi usa la Ru486. A maggior tutela della donna, ovviamente. Ma buttiamola via, questa schifezza di medicina che fa litigare tutti. Per evitare tutta questa sofferenza arrecata al cuoricino delle associazioni antiabortiste, c’è una semplice geniale soluzione: la Pillola Abortiva Retroattiva. È di pratico utilizzo e permette di superare la questione su qual è il momento in cui una vita umana debba considerarsi tale. Infatti, al posto di essere somministrata alla futura madre, questo ritrovato scientifico lo si dà direttamente al figlio una volta che è abbastanza cresciuto da comprendere l’utilità sociale del farmaco. Così il pargolo che ritenesse opportuno abortirsi, lo può fare tranquillamente da solo, quando preferisce. Certo i dosaggi vanno calibrati sull’età del bambino, a seconda ch
e abbia trenta, quaranta, cinquanta o più anni. Questa è la cosiddetta P.A.R.T.O, la Pillola Abortiva Retroattiva Tipo Ordinario. Poiché la sperimentazione sulle cavie turberebbe il patrio inderogabile rispetto per la vita dei roditori di ogni ordine e grado, sarebbe buona cosa fare una prima campagna di distribuzione tra i parlamentari, che nella loro fine sensibilità animalista non potrebbero che condividere la pregevole iniziativa.
FLATULENZA – Certo si rivelerebbe altrettanto costruttivo mettere definitivamente a punto la cosiddetta P.A.R. tipo G.A.S., ovvero la Pillola Abortiva Retroattiva detta del Genitore A Scomparsa. Questa pillola, assunta sempre dal figlio per evitare i noti problemi etici, provvederebbe all’aborto retroattivo del genitore che lo ha generato. Il problema del G.A.S. è che ancora non sono noti gli effetti collaterali sul figlio causati dalla non nascita del padre o della madre. Ma, visti certi padri e madri, l’unico effetto collaterale non può essere che una leggera flatulenza. La Pillola Abortiva Retroattiva è politically correct e soprattutto è unisex, perché può essere indifferentemente assunta da uomini e donne. L’avverbio indifferentemente è ciò che fa la differenza, ciò che rende indistinguibile lo status morale e mentale di maschio e femmina. L’avverbio va bene. Il sostantivo corrispondente, indifferenza, che è quello che come si vede prende piede già a partire dal 26 novembre, invece non va bene. Chi la pratica merita un augurio: buon P.A.R.T.O.























“…saranno considerate esseri umani produttori di pensiero asessuato evoluto”.
Esseri umani… da centinaia d’anni il dilemma è superato
pensiero evoluto… evolutissimo, le donne hanno una capacità di pensiero non solo evoluta, ma per molti aspetti superiore a quella maschile
asessuato: proprio no, aiuto! Cos’è il pensiero asessuato? Non credo proprio che esista, e comunque, spero non sia una cosa cui le donne aspirano… che tristezza sarebbe!