Secondo gli studiosi se il vulcano si risveglia sarà un disastro. Il piano evacuazione appare insufficiente mentre le Istituzioni e la stessa opinione pubblica, in questi anni, hanno gravemente sottovalutato il pericolo.
“Il rischio di un’eruzione del Vesuvio è molto alto e non bisogna mai
abbassare la guardia”. Questo è stato l’allarme lanciato in occasione dell’ultimo convegno organizzato dall’Ordine dei Geologi della Campania. In particolare, secondo lo stesso presidente dell’Ordine, Francesco Russo: “La gente ha sottovalutato la pericolosità del caso e quando il Vesuvio esploderà, sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”. Dal punto di vista scientifico, il Vesuvio è costantemente monitorato. L’Osservatorio vesuviano, in questi anni, ha installato una minuziosa rete di strumenti per il controllo dei parametri geofisici e geochimici oltre a quelli relativi alla sismicità, alle deformazioni e alle stesse emissioni di gas dal sottosuolo. Secondo lo studioso, chi ha davvero sottovalutato la pericolosità del Vesuvio sono state la politica e la stessa opinione pubblica.
OPERAZIONE VESU-VIA - In questi anni sono stati stanziati centinaia di
migliaia di euro per incentivare l’evacuazione dalla zona rossa, l’area alle pendici del cratere considerata a più alto rischio. Il progetto si chiamava “Vesu-via”. La Regione Campania finanziava l’acquisto di una casa fuori dalla zona rossa. Il risultato è stato disastroso. Solo un centinaio di persone ne hanno usufruito, mentre, allo stato, ne risultano quasi 10.000 abitare nelle zone a più alto rischio. Secondo il presidente dei geologi campani: “Bisognerebbe, infatti, togliere quanti più insediamenti stabili possibili magari convertendo queste aree a destinazione prettamente turistiche”. Una delle ragioni del fallimento di “Vesu-via” è certamente dovuto al fatto che, per persone nate e vissute in quei luoghi, è difficilissimo abbandonarle. “Ciò, però – ribadisce Russo – non deve far dimenticare che nel momento in cui esso esploderà, il flusso di gente che scapperà sarà tantissima e l’epilogo che si prevede sarà in ogni caso tragico. Proprio per questi motivi, l’appello si fa duro verso le istituzioni politiche che devono prendere seri provvedimenti”. Secondo un tecnico dell’Osservatorio vesuviano da noi ascoltato, che però ci chiede di restare anonimo, senza dubbio dal punto di vista geofisico uno dei “segnali precursori dell’eruzione sarà un’intensa attività sismica con magnitudo intorno a 5 gradi della scala Richter e il presentarsi di rigonfiamenti del terreno anche in aree distanti tra loro diversi km”. Laconico, poi però chiosa: “Viviamo su una bomba ad orologeria e non sappiamo nemmeno quando scadrà il timer”. Infatti, è certamente vero che un’eruzione vulcanica, a differenza di quanto avviene per i terremoti, è prevedibile anche se, ancora oggi, non è possibile stabilire quale sarà il suo andamento; se si concretizzerà, cioè, in fenomeni che non costituiscono una minaccia diretta per la vita umana o se evolverà in forme catastrofiche. Una “inutile” evacuazione a scopo preventivo, tra l’altro, rischia di ingenerare tra la popolazione sfiducia nelle stesse strutture preposte alla sorveglianza vulcanica e alla protezione civile.
MA COSA POTREBBE SUCCEDERE? - Secondo Francesco Santoianni nel suo libro Disaster Management – Protezione Civile (Accursio Editore) l’ipotesi più accreditata, in caso di “eruzione di tipo vesuviano” prevede all’inizio, subito dopo l’esplosione del “tappo” che oggi copre internamente il cratere, il lancio nell’atmosfera di grandi quantità di “fallout piroclastico” (sostanzialmente, ceneri e lapilli) che, spinte dalla gravità e dal vento, ricadono in un’area più o meno vasta; le conseguenze di questa pioggia, se non si interviene in tempo, possono essere disastrose in quanto il fallout piroclastico può appiccare incendi e accumularsi sui tetti delle abitazioni provocandone il crollo. Non a caso, da sempre, l’atteggiamento di molte popolazioni abitanti le aree vulcaniche è stato quello di restare in zona (a cominciare dalla famosa eruzione del 79 dc, quella che distrusse l’antica Pompei), durante alcune fasi dell’eruzione, per proteggere le proprie abitazioni esponendosi, a loro volta, all’ulteriore rischio in quanto l’eruzione può evolversi, anche in breve tempo, in fenomeni immediatamente pericolosi per le persone, quali ad esempio, nubi ardenti (surge) o rovinose valanghe (lahar).






















Quello che ha denunciato il prof. Luogo, scienziato che ho conosciuto molti anni fa, quando ancora militava nel Pci napoletano, è molto grave. C’è un’impreparazione non solo della popolazione, ricordo che l’unica esercitazione svolta qualche anno fa fu un completo fallimento, ma soprattutto delle istituzioni preposte al controllo. Si cerca, direi, quasi di esorcizzare il problema con “l’ottimismo” ne più, ne meno, di come fa Berlusconi con la crisi economica. Dio (per chi ci crede) non voglia, ma se un giorno davvero dovesse risvegliarsi “‘a muntagna” (come la chiamano soprattutto a Napoli) saranno cazzi… per tutti.
Concordo! ciò che mi preoccupa è anche la nube tossica che probabilmente potrebbe sprigionarsi…
Eppure “a muntagna” gode di un panorama incantevole, invidiabile, e di un silenzio irreale…
MI chiedo una cosa, in un paese civile una casa costruita in aree ad alto rischio non avrebbe nessun servizio, niente corrente elettrica, niente acqua potabile, niente strade, e soprattutto chi si azzarda a costruirvi una cosa non dovrebbe avere nessun diritto, se vuole rimanga pure lì, ma se succede qualcosa sarà pure responsabile delle proprie azioni?
Invece mi sembra si pretenda una responsabilità da parte dello stato per l’irresponsabilità di pochi.
Mi sembra la solita storia, chi è prudente, risparmia e si accontenta di un appartamentino da 40 metri quadri non ha nessun diritto, chi si costruisce la viletta dove potrebbi essere sepolto dalla lava riceve finanziamenti dalla regione, è come la storia dei utui, chi era prudente e ha fato mutui a tasso fisso ha pagato di più, chi pensava di essere furbo e gha fatto mutui a tasso vriabile, quando i tassi sono aumentati pretendeva di essere aiutato, o i cretini che si sono fatti fregare dai Bond Cirio, Parmalat o Argentina finchè andava bene incassavano interessi molto più alti, quando i nodi sono venuti al pettine pretendevano anche di essere salvati a spese del contribuente.
Alla fine è quello che si chiama Moral Hazard, fincè lo stato aiuterà gli irresponsabili, le persone sottovaluteranno sempre i rischi.
Ogni volta che passo dalle parti del vesuvio mi stupisco della incredibile quantità di case, paesi e paesoni che sorgono là attorno.
Mi chiedo come sia possibile tanto sprezzo del pericolo di chi ci abita e di tanto sprezzo delle regole per chi ha amministrato in quella zona.
Un sorriso c.
E’ una vergogna!
D’accordo con Pietro.
In tutto e per tutto.
Tra l’altro se le faglie non si vedono, i vulcani si vedono eccome e anche un deficiente capisce che abitare sui suoi fianchi è pericoloso.
Chi va ad abitare là se la cerca. Non raccontiamoci le palle della povera gente che non ha la casa e allora costruisce abusivamente.
Sti gran cazzi.
Visto che la madre degli stronzi è sempre incinta, e visto che in Italia è particolarmente prolifica, il giorno che scoppia il vesuvio ci sarà solo un po’ di piazza pulita.
A me, quella gente, non fa pena per niente perchè SA BENE A COSA VA INCONTRO.
Ma non vi preoccupate: per loro i soldi si troveranno sempre.
Riuscite ad immaginare qualche migliaio di persone alla pendici del Vesuvio morte all’istante? E un’intera città che dovrebbe svuotarsi? Se dovesse succedere, Napoli non potrà non cambiare insieme al resto d’Italia. Sarebbe inevitabile. Ed è preoccupante che nonostante sia napoletano mi auguro che ciò succeda… Non me ne vogliate, ma a una stupidità così radicata in chi vive e governa in questa città e non solo, non credo ci sia altra soluzione. Del resto nel casertano ma anche altrove si muore di cancro per il territorio inquinato, la mentalità camorristica uccide per perpetuarsi, e un vulcano non dovrebbe fare il proprio dovere di distruggere per poter ricostruire???
speriamo che erutti, è l’unico modo per ripulire dalla criminalità quell’area ormai squallida e invivibile (anche se poi la ricostruzione camorristica durerà almeno 100 anni)
commento cancellato.
ma insomma fatemi capire i rischi sono noti hanno dato incentivi per spostarsi gli avvisi ci sono e risultato? se ne fregano e allora se esplode a questo punto….condoglianze chi è causa del suo mal pianga se stesso ….avrei voluto leggere il commento di hellequin ma è stato cancellato… sivede che non era gradito strano poi che non abbia sostituito il commento con uno inventato in puro stile giornalettismo la censura di tipo fasciocomunista
mhà, potrebbe sparire napoli?!?