La vivisezione, Repubblica e il povero Albert Einstein
24/07/2012
“Nessuno scopo è così alto da giustificare metodi così indegni» disse Albert Einstein della vivisezione”: comincia così su Repubblica un articolo a firma di Margherita D’Amico che parla della sperimentazione animale. E comincia subito male: la frase di Albert Einstein è autentica, più o meno, e viene da “Pensieri degli anni difficili “, libro del 1965. Ma c’è un piccolo particolare: nella frase Einstein non si riferiva alla vivisezione (meglio: alla sperimentazione animale), e la sua era una considerazione di natura generale:
Nessuno scopo è, secondo me, così alto da giustificare dei metodi indegni per il suo conseguimento.
La frase però è stata attribuita ad Einstein da molti manifestini girati su Facebook degli animalisti, e c’è da scommetterci che siano stati presi proprio da lì. In attesa di un approfondimento sulla questione, tanto vale sdrammatizzare:













… il 70% degli agenti patogeni per un topo comune non sono patogeni per un ratto. Entrambi gli animali in questione fanno parte della stessa famiglia, e condividono circa il 98% del loro pool genetico. Ora dico simpaticoni: Voi vi ritenete piu vicini ai ratti o ai topi? Cosi diciamo alla comunità scientifica su quali dei due sperimentare! La sperimentazione animale è pressochè inutile se non per dei cavilli legali. Un farmaco/cura, puo dirsi funzionante solo dopo la sperimentazione sulla specie a cui è destinata. SVEGLIA PECORE! SVEGLIA!
Cavilli legali? Mi spieghi come intende testare un farmaco antiemetico SENZA utilizzare animali.
La tipologia di farmaco che tu intendi è un esempio emblematico. Per prima cosa per testarlo sull’animale, bisogna ricreare il caso su di esso, dopo di che sperimentare il farmaco, per prima cosa gli effetti collaterali, per seconda l’effettivo successo in base alla casisistica. In questo caso, gli effetti per esempio di nausea e vomito derivanti dalla chemioterapia. Bene il farmaco non ha ucciso il topo. Ora qual’è il prossimo passo. Sempre e comunque l’uomo, su cui il farmaco puo dare effetti collaterali inaspettati, e non svolgere la sua funzione. 3 farmaci su 4 vengono bocciati in fase di sperimentazione umana, nonostante abbiano superato le prove su animali. La sperimentazione animale è un paradosso. Prima ricrei il caso umano sull’animale, poi lo curi, poi se funziona lo testi sull’uomo, se non riesci a ricreare il caso, la ricerca si ferma.
tanto per chiarirci: questo è quanto riportato sul libretto informativo di questo famoso farmaco.. grazie a dio ritirato dal mercato:
Lipobay: tumori epatici, che notoriamente si manifestano nei roditori con altre statine, sono stati osservati nei topi con cerivastatina a dosi orali di 6,75 mg/kg/die (maschi) e 11,5 mg/kg/die (femmine). Queste dosi eccedono chiaramente la dose terapeutica nell’uomo. A causa di un metabolismo quasi completamente diverso della cerivastatina nei topi, questi reperti non sono considerati essere rilevanti per l’uomo.”
Direi una botte di ferro!
Non mi ha risposto. Io le ho chiesto come farlo SENZA usare gli animali.
piccolo esempio lampante:
Lipobay: tumori epatici, che notoriamente si manifestano nei roditori con altre statine, sono stati osservati nei topi con cerivastatina a dosi orali di 6,75 mg/kg/die (maschi) e 11,5 mg/kg/die (femmine). Queste dosi eccedono chiaramente la dose terapeutica nell’uomo. A causa di un metabolismo quasi completamente diverso della cerivastatina nei topi, questi reperti non sono considerati essere rilevanti per l’uomo.”
Il farmaco.. è stato ritirato dal mercato nel 2002.. i feti delle donne in gravidanza erano malformati. Sui topi non succedeva.. chissà perchè!
Piccolo esempio lampante: http://www.drugbank.ca/stats
Per un tuo esempio lampante, io ne ho 6711 che funzionano bene.
Allora, dimmi, ancora sicuro che la sperimentazione non serva? (rapporto di 1 a 6711). Aspetto notizie.
Sperimentazione in vitro in primis, in seguito sperimentazione umana, alias la specie a cui è riferita la cura. Le assicuro che quello che fa rigettare il maiale non fa rigettare l’uomo e viceversa. E’ tutto un cavillo legale, perchè la sperimentazione umana è comunque fatta, ma solo dopo una saggistica aver presentato una saggistica in vivo, per questure legali. Quindi una volta fatti i test di base, si deve passare all’uomo.
E mi spiega come fa a vedere se funziona un farmaco che riduce il vomito su una linea cellulare (che fino a prova contraria non vomita)? E si sentirebbe sicuro a dare un farmaco del genere alle sue cavie umane?
Non lo può fare signor TB. Purtroppo è limite di non essere DIo, ma uomini. Lei si sentirebbe sicuro ad assumere un farmaco testato esclusivamente su un ratto da laboratorio? Non credo…
>Lei si sentirebbe sicuro ad assumere un farmaco testato esclusivamente su un ratto da laboratorio?
Ma di che stai parlando? Nessun farmaco viene messo in circolazione solo con la sperimentazione animale, deve prima passare attraverso la sperimentazione umana su piccola scala. Mi sa che tu non hai bene presente di quali traversie deve affrontare un farmaco per essere testato. E poi che significa che “è il limite di non essere dio”? QUindi se uno si ammala di una malattia grave per la quale non esiste cura chi se ne frega? Torniamo al medioevo e chi si ammala che crepi perché è il volere di dio? SInceramente, i tuoi commenti precedenti erano un pò più sensati. E non erano sensati per nulla.
Vai Domenico, che sei forte! Anche se è tutto fiato sprecato….
Non c’è niente da sdrammatizzare, anzi, vi invito a scrivere un articolo serio di approfondimento su un tema così delicato che riguarda la vita e la salute di tutti i cittadini.
La percentuale di fallimenti del modello animale è pari al 92% (fonte FDA, vedi articolo):
“Animal testing isn’t just an ethical problem – let’s invest in safer methods”, A. Knight, The Guardian, 12/07/2012 – http://bit.ly/PYC4JW
Un articolo da leggere sull’argomento è “Why We’re Losing The War On Cancer”, dal quale si evince chiaramente come il modello animale sia profondamente inadeguato allo studio del tumore umano ed abbia portato allo spreco di una enorme quantità di denaro:
“Why We’re Losing The War On Cancer” – Clifton Leaf – FORTUNE Magazine, March 22, 2004.
I costi sociali ed etici provocati dalla barbarie della vivisezione sono incalcolabili: gli investimenti devono servire a sviluppare una ricerca utile ai cittadini e tutti i mezzi di informazione hanno il dovere di dare una adeguata informazione a riguardo, che tenga conto del numero crescente di scienziati contrari alla sperimentazione animale.
Bene, ora abbiamo citato anche un po di fonti!
Dal primo articolo citato:”Unfortunately, my brother does not have that luxury. He works as a resident in a hospital emergency department, and although the drugs he uses have also been thoroughly tested on animals, this doesn’t provide quite the same level of comfort. It is one of the tragedies of modern medicine that adverse reactions to pharmaceuticals cause thousands of potentially avoidable deaths.” Non pensando che l’autore sia ignorante, l’articolo è ben scritto e riporta diversi dati interessante, mi viene da pensare che sia in malafede. Come ben sapete un farmaco per poter essere immesso in commercio deve superare tre fasi cliniche su pazienti. Per l’autore la colpa dell’imprevisto effetto avverso sia ascrivibile ai test preclinici su animali e perché non alla fase clinica? Perché non potrebbe essere un affetto che compare con una frequenza bassissima, o medianti particolari associazioni con altri farmaci che non è stato possibile testare in fase clinica? Per me, questa è malafede.
Ah, non è che se aboliamo la sperimentazione animale o testiamo farmaci con metodologie alternative gli effetti avversi spariscono per magia.
Gianluca, potresti anche aggiungere che uno stesso farmaco può essere tollerato in maniera diversa da paziente a paziente. Allora che si fa?
Niente medicine?
Provatelo a dirlo a dei genitori di bambini ammalati… “salve, trovo dannosa la sperimentazione animale per le sue limitazioni, posso usare suo figlio, tanto sta già male, per provare il farmaco X?”
ma basta!
Benche sia totalmente contro vivisezione in senso stretto, e cmq contro la violenza o la provocazione di forte sofferenza sugli animali, credo che sia cm
il commento sopra è partito a caso…
cmq dicevo, credo sia doveroso capire se un farmaco è estremamente dannoso o meno.
Preferite scoprire su un uomo che una nuova medicina è letale ? io preferisco che siano un topo, una scimmia, un maiale a morire se il farmaco è così dannoso.
o forse è meglio sacrificare persone, perche tanto sono come tutti gli altri animali?
Tipico esempio di disinformazia di stampo animalista
Ma qualcuno di questi geni che commenta ha la PIU’ PALLIDA IDEA
Ma qualcuno di questi geni che commenta ha la PIU’ PALLIDA IDEA di come funziona la ricerca?”bisogna testare i farmaci in vitro e poi sull’uomo”…”non è detto che se faccia male al topo non faccia male a noi”…ma,anche dando per buone queste posizioni(nella migliore delle ipotesi,ingenue) , credete che tutto si riduca a testare farmaci? Pensate che gli scienziati,(che si sa, sono sempre un po’matti) si sveglino una mattina dicendo: “via, io proverei ‘sta molecola per curare un tumore/la sla/l’aids/la cardiopatia, mi pare abbia un nome interessante. Certo, non so cosa faccia nè come possa arrivare dove mi interessa, e ora che ci penso non so neanche cosa vorrei che facesse, se nessuno l’ha studiato prima di me. Non conosco l’evoluzione della malattia, le sue cause, i meccanismi che sono implicati, i geni che sono coinvolti, ma vabbè qualcosa mi inventerò”. Smettetela di ripetere sempre le stesse cose, non hanno senso, la ricerca non è solo testare farmaci, la ricerca non sono solo le grandi e cattive case farmaceutiche, la ricerca è conoscenza, e senza conoscenza non saremmo quello che siamo, saremmo come tutti gli altri animali che se sono malati muoiono.Se sono deboli muoiono. Se sono figli di un padre sbagliato muoiono. Se sono di troppo muoiono. E non mi venite a raccontare che voleste fosse così, risparmiateci almeno questa ipocrisia.
Ps: per chi non lo sapesse le cellule in coltura si mantengono in vita con (tra le altre cose) siero bovino fetale. La parte liquida del sangue di un vitellino ucciso ancora prima di nascere. Smettiamola con queste ipocrisie, e per favore, cominciamo un po’ a informarci di quello di cui stiamo discutendo, invece di ripetere come un mantra le solite quattro frasi.
Pensate che gli scienziati,(che si sa, sono sempre un po’matti) si sveglino una mattina dicendo: “via, io proverei ‘sta molecola per curare un tumore/la sla/l’aids/la cardiopatia, mi pare abbia un nome interessante. Certo, non so cosa faccia nè come possa arrivare dove mi interessa, e ora che ci penso non so neanche cosa vorrei che facesse, se nessuno l’ha studiato prima di me. Non conosco l’evoluzione della malattia, le sue cause, i meccanismi che sono implicati, i geni che sono coinvolti, ma vabbè qualcosa mi inventerò”
Sì, penso esattamente quello… Del resto le farmacie sono piene di migliaia e migliaia di farmaci del tutto inutili, pensati da qulacuno che ragionava propriio in quel modo
Ecco Redo, se la pensi così allora non hai la minima idea di cosa sia fare ricerca. Evidentemente conosci solo le farmacie e non i laboratori di ricerca, non sai nulla sul lavoro necessario per trovare farmaci e cure, le difficoltà che si incontrano, i problemi che sorgono…sai solo che “ci sono migliaia di farmaci inutili”. Come tu faccia stabilire siano inutili non lo so ma so che dalle tue parole emerge una totale ignoranza su cosa sia la ricerca.
A casa mia quando non si sa si tace e si lascia parlare chi sa.
Caro Redo…
immagino che tu sia tanto giovane e ancora in buona salute…
Ma arriverà la vecchiaia anche per te. E poi voglio vederti senza statine, senza insulina eccetera eccetera…
Quanta arroganza in alcuni di questi messaggi, dovrebbero essere un luogo di scambio di informazione, ed invece è una lapidazione verbale, io non sono ricercatrice, medico, farmacista, ma ho una mente e penso, per quel che mi riguarda la civiltà umana dovrebbe imparare ad avere più rispetto per gli altri esseri viventi. Detto ciò mi aspetto ora una trafila di sassate.