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Editorialedi Mauro Senzaterra (Mthrandir)
pubblicato il 24 novembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

“Se saltelli, muore Balotelli” è un coro idiota come il “Devi morire” urlato come cupo augurio ad ogni calciatore – anche bianco – infortunato, ma ha una sua specificità che merita di essere considerata. Oltre a costituire prova provata che lo stadio resta uno dei luoghi dove la concentrazione statistica di imbecilli supera di gran lunga qualsiasi capacità descrittiva della statistica, serve a provare anche che gli indignati speciali che sgomitano sui media per scalare la classifica delle sensibilità ferite non sono molto migliori dei cretini che giudicano. O meglio, dimostra senza ombra di dubbio che Balotelli – sempre per i fedeli discepoli della scuola che teorizza l’inarrestabile declino civile – è stato preso a forza da Appiano Gentile e steso sull’altare dei martiri vittime della barbarie imperante in lungo e in largo.

Prendiamo Fabrizio Bocca che su Repubblica di lunedi 23 novembre scrive: “Il fenomeno degli insulti ai giocatori di colore, ma soprattutto a uno, sta diventando ripugnante (lo è sempre stato) ma soprattutto assolutamente fuori controllo. Purtroppo è quasi una moda. Continuano gli insulti razzisti nei confronti di Balotelli ed è ancora la curva juventina che colpisce. Non è il solo caso di razzismo da tribuna in queste ultime settimane.

Sarà che noi siamo meno brillanti nel comprendere le derive pericolose di questa società malata, ma se la curva juventina è razzista ci diventa ancora più difficile capire il perché dell’ovazione tributata a Momo Sissoko dalle parti del minuto 52 della medesima partita. Forse Bocca non ci ha fatto caso, ma anche Sissoko è piuttosto negro, perfino di più dell’attaccante meno preferito da Mourinho. E allora? È pensabile che si possa essere razzisti solo nei confronti di alcuni negri? Anzi, come scrive Bocca stesso, prevalentemente nei confronti di un negro in particolare? Viene il sospetto che questi signori si sian fatta un’idea tutta loro del razzismo e che si portino appresso il termine come si fa con il mazzo di fiori per la padrona di casa in occasione di un invito a cena: si passa, si compra nel mucchio senza troppa convinzione, ma presentarsi senza è terribilmente inelegante.

Del resto scrivere apertamente che Balotelli viene insultato e fischiato per la banale ragione che sta particolarmente sulle palle anche a una consistente parte della tifoseria nerazzurra non riempie le prime pagine. E sta sulle palle perché, diciamocelo una volta per tutte, anche se è negro, resta un insopportabile arrogante, è indisponente con compagni di squadra e con gli avversari ed è uno dei giocatori più scorretti in circolazione. Il fatto che sia negro, con buona pace dei censori dei costumi, è un argomento debole per sostenere la necessità di concedergli le attenuanti generiche. Ovviamente, nemmeno i suoi peggiori difetti possono servire da parziale alibi per giustificare i citrulli che intonano i loro sgangherati peana, ma stiamo parlando d’altro. C’entra, invece, che Balotelli è universalmente – e a ragione – considerato un ragazzo di talento e come tale temuto dai tifosi avversari. Basta aggiungere quel carico di insana rivalità che il post calciopoli ha lasciato in dote a Inter e Juventus per  spiegarsi il resto. Ci vogliono due righe per chiudere la questione e per farlo basta un po’ di buon senso. Quel buon senso che, evidentemente, quando saltelli muore al posto di Balotelli.

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