Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Archivio Chi siamo Contatti Pubblicità
pubblicato il 23 novembre 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Qualcuno ha fatto la spia mettendo in rete tonnellate di e-mail e di documenti imbarazzanti per i fanatici sostenitori del disastro prossimo venturo. Il sito russo responsabile di aver ospitato lo scambio è stato chiuso, ma la guerra resta aperta.

clip image002 003 000 Global warming: catastrofe annunciata o grande business?Senza che alcuno tra le migliaia di studiosi del clima l’avesse prevista, giovedì 19 novembre si è scatenata la tempesta perfetta. A farne le spese, anche se i danni al momento sono difficilmente quantificabili, è stata proprio una delle comunità scientifiche più chiacchierate e idolatrate del pianeta, cioè la loro. In Italia, complice la tragica fine di Brenda e l’alzata d’ingegno del Presidente della Camera,  la notizia è stata data con molta discrezione dai principali quotidiani on line (con qualche prevedibile eccezione che, almeno fino alle 12,30 di ieri, ha preferito tacere e basta), ma tra States e Regno Unito si è scatenato uno tsunami. Per i molti che ignorano la vicenda, è capitato che qualcuno, secondo i più un hacker, ma molto più facilmente si tratta di una talpa, ha fatto incetta di e-mail scambiate tra i più accreditati sostenitori della catastrofe futura e le ha messe in rete attraverso un sito russo. Il problema è che, stando a quanto si è potuto capire, alla Climatic Research Unit (CRU) dell’Università dell’East Anglia si bara sui numeri almeno dalla metà degli anni ’90 e ci si sbatte parecchio per evitare che le tesi scettiche sul fenomeno possano trovare una qualche pubblicità.

QUASI TUTTO VERO – Sulle prime qualche zelante adepto aveva suggerito l’ipotesi dell’imponente  macchinazione ai danni dei paladini deln1bfhz Global warming: catastrofe annunciata o grande business? riscaldamento globale, ma si è dovuto arrendere alla parziale ammissione comparsa sul sito dell’East Anglia stessa: passi che data la grande quantità di materiale sottratto non è loro possibile dichiararne l’intera autenticità, ma i loro server mail sono stati effettivamente violati. Salvo prova contraria, quindi, quei documenti vengono esattamente da dove gli sconosciuti divulgatori dicono di averli presi. L’imbarazzo degli involontari protagonisti della vicenda è comprensibile, soprattutto quello di Phil Jones, direttore della CRU e principe degli intercettatori di fondi destinati a questo tipo di ricerca: dal 1990 ad oggi ha portato a casa la bellezza di 22 milioni di dollari, circa un milioncino all’anno. Sembra una cifra sufficiente per pretendere qualche spiegazione un poco più convincente circa l’uso colloquiale del termine “trucco” quando parla di aggiustamenti delle serie storiche delle temperature. Il professore sostiene che “trick” stia per “soluzione brillante”, ma resta da capire perché il calo delle temperature fosse da nascondere [“I've just completed Mike's Nature trick of adding in the real temps to each series for the last 20 years (ie from 1981 onwards) amd from 1961 for Keith's to hide the decline”]. A pensar male – diceva qualcuno – si fa peccato, ma consente di produrre grafici di stima come quello che compare qui: la linea tendenziale rossa, quella che segna la prospettiva di maggior aumento delle temperature, è figlia dei “conti” del CRU.

IceAge2Wallpaper1024 Global warming: catastrofe annunciata o grande business?IL PUNTO – Prima che si scateni la battaglia tra i tifosi delle opposte fazioni è bene chiarire un punto sull’argomento in questione. La comunità scientifica internazionale è quasi tutta d’accordo sul fatto che il pianeta vada riscaldandosi. Ciò che divide gli studiosi – e i politicanti – sta nella causa e nella quantificazione del fenomeno. Per gli scettici si tratta di un normale ciclo che segue la cosiddetta Piccola Era Glaciale (da metà del ‘500 a metà del secolo scorso), per gli altri è colpa dell’attività umana. Inutile sottolineare che non esiste alcuna evidenza scientifica oggettiva e inconfutabile a sostegno dell’una o dell’altra teoria, ma questo importa poco dato che il confronto, da quando è entrato nell’agenda politica, ha lasciato il tepore delle accademie per spostarsi nell’arena dell’ideologia. Tutto merito, o colpa, di James Hansen e della sua relazione davanti al Senato degli Stati Uniti nel 1988: da allora in poi, scattato l’allarme planetario, sono scorsi fiumi di inchiostro e, soprattutto, di dollari. Per la ricerca? Non esattamente e non solo. Da lì cominciò l’avventura del protocollo di Kyoto, iniziò il business dei certificati e si inaugurò la stagione dei grandi studi e dei grandi progetti “scientifici”. Ovviamente, tanto più sovvenzionati e studiati quanto più adatti a dimostrare una tesi a scapito dell’altra. E vale per entrambe le tifoserie.