Ieri il ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta, uno che a chiacchiere sta messo davvero bene (a fatti molto meno), ha scelto il Corriere della Sera per parlare male del ministro dell’Economia Giulio Tremonti. “Esercita un potere di veto sulle iniziative di tutti i ministri. Un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto”, ha detto, riferendosi a Tremonti, Brunetta. E ha anche precisato che nel governo tutti ne soffrono il potere di veto: “Il Tesoro esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura. E lo dico convinto di interpretare lo spirito dell’interno governo”. Il problema è lui, fa capire il ministro: Berlusconi lo sa, e prima o poi – sembra auspicare – prenderà provvedimenti.
Era troppo grave la critica per passare inosservata: il premier si è affrettato a smentire, dicendo che lui sta con Tremonti. Ma, a parte le ironie sul governo del fare i cui ministri si accusano a vicenda di non lasciar fare, forse converrebbe rileggerle, le parole di Brunetta. Il quale ha detto, ad esempio, che il federalismo fiscale rischia di peggiorare i conti dello Stato se insieme non si fanno le riforme economiche, ha aggiunto che si è pure trattenuto: “Io non ho mai detto nulla su provvedimenti di sicuro populismo ma dal dubbio impatto economico, come la Social card o la Robin Hood tax”.
Ma allora che bisogna fare, per Brunetta? “Passare dal rigore conservatore al rigore selettivo, modernizzante, intelligente, capace di decidere. Sbloccare gli investimenti. Il piano per il Sud. La green economy. La banda larga. Le riforme: perché le riforme della scuola e della giustizia non possono funzionare senza risorse. Ogni componente del governo deve poter esplicare le proprie potenzialità: l’ambiente, l’università, la sicurezza, il welfare, la sanità, lo sviluppo economico, le infrastrutture”.
Detta così sembra il bengodi, e peccato che Berlusconi si sia affrettato a smentire. Il problema è che Brunetta, tolta la retorica, sta chiedendo semplicemente un portafogli di spesa per sé e per gli altri. Mentre ci hanno raccontato che i governi fatti da veri fuoriclasse risparmiano da una parte per investire nell’altra, accontentandosi del budget già stanziato. Se vuole risorse aggiuntive, Brunetta non sta mica riformando. Sta semplicemente questuando. E a questuare son buoni tutti: riformare è un’altra cosa. Insomma, a questo giro la vis riformatoria del ministro più chiacchierone del governo B. pare più una richiesta di aprire il portafogli per farsi aumentare la paghetta. Alla fin fine, meglio Tremonti. Che farà solo demagogia, ma almeno evita i disastri possibili che potrebbero fare gli spendaccioni. E i chiacchieroni.























>> Un blocco cieco, cupo, conservatore, indistinto [...]
>> Il Tesoro esercita un egemonismo leonino, opaco, autoreferenziale. Una iattura [...]
>> al rigore selettivo, modernizzante, intelligente, capace di decidere.
…qualcuno – PER FAVORE – gli levi di mano ’sto dizionario. non se ne puó piú!!
Mi è sempre sembrato evidente l’aspetto ambiguo dei discorsi di Brunetta, non ha MAI parlato di ridurre il peso della pubblica amministrazione, fa degnamente la coppia con Bossi quando ha affermato che la comunità europea ci impedisce di ridurre le tasse, sottointeso che di ridurre la spesa pubblica, e quindi di ridurre il potere dei politici sulla società non si parla assolutamente…..
Oh Italia, povera Italia. È proprio l’Italia con i suoi cittadini che stanno assistendo al triste spettacolo della politica imbizzarrita di questi ultimi mesi. Ciò che si sta verificando, è davvero un tutti contro tutti che di sicuro non potrà portare benefici alla nostra nazione. L’eccellente leader dell’UDC Casini annunciò, sul nascere del primo lodo Alfano, che le riforme della Giustizia sono mirate agli interessi del Premier Berlusconi ma che gli interessi degli italiani vengono prima di quelli del Presidente del Consiglio. ora questa teoria è addirittura supportata da alcuni membri del Governo. Ciò non mostra grande serietà e intesa all’interno della squadra di governo e ciò può solo portare ripercussioni poco gradite fra i cittadini. Inoltre Pier Ferdinando Casini lancia un appello alla maggioranza affinché accetti la sua proposta su una legge ponte sul legittimo impedimento, una specie di “mini lodo”, ed eviti di sfasciare la giustizia con il ddl sul processo breve, dimostrando che il leader Casini, non solo è critico nei confronti del Governo, ma è soprattutto propositivo e estremamente interessato alle tematiche di cui necessitano tutti i cittadini italiani. Complimenti On. Casini!!!