22 novembre 2009
Dalle colonne di Libero il sottosegretario all’Economia va all’attacco dei giudici che lo hanno indagato, dei suoi tanti avversari (specie quelli interni al Pdl) e di Roberto Saviano, per poi promettere chissà a chi: “resto in corsa per le Regionali”
Lui non ci sta e tira dritto. L’accusa della procura antimafia di Napoli di concorso esterno in associazione mafiosa? “Una persecuzione dei giudici”. Nicola Cosentino, intervistato da Barbara Romano su Libero, risponde ai suoi tanti avversari, interni ed esterni al suo partito, e ribadisce ancora una volta che: “Resto in corsa per la Campania a prescindere dal voto della Giunta sulla richiesta dei giudici”. E poi, sibilino aggiunge: “Pure il Pd è solidale con me”. Su quali basi fondi quest’ultima considerazione il sottosegretario all’Economia, presidente del Cipe, coordinatore regionale del Pdl e candidato in pectore alla carica di Governatore della Regione Campania, non è però dato sapere. Cosentino, in attesa di conoscere la decisione della Giunta per le autorizzazioni della Camera, che giovedì deciderà se concedere o meno il via libera alla richiesta di arresto avanzata dal Gip, Raffaele Piccirillo, ne ha per tutti. Sibillino esordisce: “Non c’è mai stata discordia nel centrodestra campano. Anzi, c’è grande coesione è s sul piano nazionale invece che c’è qualche nota stonata”. Il riferimento è ai “finiani”, a cominciare dal vice capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino e al deputato, sempre Pdl e sempre ex An come Bocchino, Fabio Granata, che pubblicamente lo hanno attaccato, in più occasioni, chiedendone il ritiro dalla corsa a “Palazzo Santa Lucia” (la sede della giunta regionale campana) e anche l’allontanamento dal suo posto di sottosegretario di Giulio Tremonti. Cosentino poi rincara la dose: “I finiani hanno voluto strumentalizzare politicamente il mio caso per far sentire la loro voce nel centrodestra. Ma neanche loro possono disperdere quell’anima garantista che è uno valori fondamentali del Pdl”. “Italo Bocchino –afferma il sottosegretario – che mi chiede di fare un passo indietro, e dichiara la inopportunità della mia candidatura, è il primo a non poter parlare. Perché nessuno gli ha mai chiesto le dimissioni quando un fatto del genere è capitato a lui”.
DISCORDANZE PARALLELE – E pensare che i due erano “amici”, come emergerebbe, del resto, anche dall’ordinanza dello stesso Gip: “Con Italo c’era un rapporto di amicizia, ma abbiamo fatto strade diverse. Lui è finito nel Palazzo, io a girare il territorio. Per questo oggi godo di una solidarietà straordinaria in Campania e anche nel Paese”. Insomma Cosentino, sceso in politica nei primi anni Novanta per l’allora Psdi, sarebbe “l’impolitico” mentre Bocchino, per usare un’espressione tanto cara a Berlusconi, sarebbe il solito “professionista della politica”. Definizione che, nel complesso e contorto lessico berlusconiano è quasi sinonimo di “comunista”, come ben sappiamo. Cosentino, poi, un pensiero lo rivolge anche alla ministra Mara Carfagna, anche lei, sembra, in corsa per la nomination pidiellina alla Regione Campania (come qui anticipato). “Mara è un ottimo ministro, ma è completamente sradicata dal territorio e non ha percepito la coesione che si è creata attorno al mio nome. Non perché io sia l’unico candidato, ma perché sono il candidato naturale. Ho condotto per la prima volta, alle Provinciali, il centrodestra alla vittoria dopo 15 anni di malgoverno della sinistra. Pago soprattutto per questo. Guarda caso adesso ho contro quelli, come Bocchino, che invece hanno vissuto la stagione delle sconfitte, nella quale lui perse le Regionali contro Bassolino”.
MENO MALE CHE SILVIO C’E'? – In sostanza, quindi, Cosentino non arretra, anzi, rilancia la sua candidatura. Anche se questo, poi, una volta persa l’immunità parlamentare di cui oggi ancora gode, comporterebbe, di fatto, il suo arresto appena insediato alla presidenza della Regione. E’ evidente che si tratta di un bluff, eppure Cosentino non si alza ancora dal tavolo da gioco. Vuole giocare, fino all’ultimo, le sue residue speranze. “Non intendo affatto ritirare la mia candidatura. Neanche se giovedì la Giunta per le autorizzazioni desse il via libera all’arresto. A meno che non fosse Berlusconi a chiedermelo”. Ecco, Silvio Berlusconi: il convitato di pietra allo stesso tavolo da gioco. Il premier, infatti, ha dichiarato: “di non voler intervenire sulle dimissioni” di Cosentino. Questo basta a O’Americano per dire che persino Umberto Bossi lo sostiene: “Non può chiedere le dimissioni di Cosentino – ha dichiarato il capo dei lumbard - chi, nella mia stessa situazione, non è stato dimissionato dal centrodestra”. “ E si sa, – replica Cosentino - i due la pensano all’unisono. Berlusconi mi ha solo lungamente abbracciato. A volte i gesti contano molto più di tante parole”.



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Torno a ripetere che, se chiedessero a Riina e Provenzano (due colonne della Criminalità) direbbero le stesse parole, aggiungo, ed hanno ragione, con la classe Dirigente che abbiamo in Italia, pure LORO avevano diritto di difendersi in “” Televisione “” e far conoscere il LORO punto di vista sulla Criminalità. L’hanno fatto Andreotti, Ciancimino, Del Turco, e tanti altri, perchè loro no?
Ah beh, la percezione sulla camorra ce l’ha di certo Cosentino…