Esteri

Obama in Asia: Cina e Giappone fanno la voce grossa

23 novembre 2009

L’affascinante Obama in Asia per celebrare il traumatizzante ma inevitabile declino della leadership americana
Okinawa e’ una bellissima isola subtropicale situata all’estremita’ meridionale dell’arcipelago giapponese, caratterizzata da spiagge bianche, una cultura unica che deve molto alla Cina e la presenza degli esseri umani mediamente piu’ longevi del pianeta. Okinawa e’ piu’ vicina all’isola di Taiwan, alla costa della Cina e alla Corea che a Tokyo, la capitale nipponica. E’ per questa ovvia importanza strategico-militare che gli Stati Uniti d’America, dopo averla conquistata nelle ultime settimane della seconda guerra mondiale con la celebre Battaglia di Okinawa, vi hanno istallato una serie di importanti basi militari, tra le quali quella di Futenma e’ la piu’ grande. Questa base dei Marine occupa un quarto della superficie della cittadina di Ginowan, nella parte meridionale di Okinawa. Ancora oggi, dopo piu’ di 60 anni dalla fine del conflitto mondiale e dopo 49 anni dalla stipulazione del Trattato di Sicurezza e Mutua Cooperazione tra Tokyo e Washington, i turisti giapponesi a mollo nelle tiepide acque di Okinawa sono costretti ad ammirare le maestose portaerei americane a largo della costa, mentre normali cittadini devono convivere 365 giorni l’anno con il frastuono e l’inquinamento prodotto dagli aerei e dagli elicotteri che passano quotidianamente sulle loro teste. E talvolta cadono.

UN PO’ DI STORIA - L’isola di Okinawa fu occupata dagli Stati Uniti dal 1945 al 1972, rappresenta solo lo 0,6% della superficie del Giappone e vi risiedono meno dell’1% dei cittadini giapponesi. Nonostante questo, l’isola ospita ancora ben 14 basi militari statunitensi, che occupano a pelle di leopardo circa un quinto della supercifie dell’isola. In totale, piu’ della meta’ dei circa 35mila soldati americani presenti nel “Paese del Sol Levante” sono a Okinawa. Nel 2006 Washington e Tokyo trovano un accordo per trasferire la base Futenma dal centro di Ginowan alla Baia di Henoko, nella cittadina costiera di Nago, situata nella parte settentrionale dell’isola, meno popolata. Ma l’eventuale costruzione di una nuova base in quella localita’ ha destato non poche preoccupazioni dal punto di vista ambientale. La costruzione della nuova base avverrebbe su una barriera corallina e su distese di piante marine che costituiscono l’habitat del dugongo, un mammifero acquatico simile al lamantino e in via d’estinzione.

OKINAWA SI’,  OKINAWA NO - Anche per queste preoccupazioni il neo-primo ministro Yukio Hatoyama – il leader del Partito Democraticogiapponese, che per la prima volta nella storia lo scorso settembre ha conquistato il governo del paese – in campagna elettorale ha promesso che avrebbe ripensato l’accordo del 2006 in modo da far trasferire la base Futenma fuori da Okinawa; e forse addirittura fuori dal Giappone. Hatoyama ha spiegato che la sua decisione va letta in un quadro di ricerca di relazioni piu’ eque e meno servili con lo storico alleato nordamericano. ”Il nuovo governo giapponese ha tutto il diritto di riconsiderare gli accordi presi da quello precedente“, ha dichiarato la settimana scorsa il Presidente statunitense Barack Hussein Obama durante la sua prima visita nel Sol Levante. Allo stesso tempo, pero’, Obama ha suggerito con fermezza al governo democratico di Hatoyama di continuare a permettere alle truppe americane di utilzzare le basi militari di Okinawa. Il Nobel per la Pace ha dichiarato che avere un consistente numero di truppe statunitensi in un punto cosi’ strategico e’ “innanzitutto nell’interesse giapponese”.

INCIDENTI E PROTESTE - Ma evidentemente buona parte dei cittadini di Okinawa non la pensano allo stesso modo, visto che da decenni protestano contro questo stato di cose, che considerano ingiusto. Secondo un sondaggio svolto nel 2007 dall’Okinawa Times, l’85% degli isolani e’ contrario alla presenza militare americana nell’isola. Da decenni si ripetono manifestazioni di protesta. Secondo un documento della Camera dei Rappresentanti giapponese, dal 1952 al 2004 i militari statunitensi in Giappone si sarebbero resi responsabili di 200mila incidenti e crimini, nei quali avrebbero perso la vita 1076 civili giapponesi. Uno dei casi piu’ infami e che piu’ ha disgustato l’opinione pubblica nipponica e’ stato lo stupro di una bambina 12enne da parte di tre Marine statunitensi, nel 1995. Crimini, incidenti e inquinamento sono gli argomenti principali utilizzati dai cittadini di Okinawa, che anche in coincidenza con la visita di Obama sono scesi nuovamente in piazza in decine di migliaia per protestare contro la presenza nordamericana e in particolare contro il piano per la costruzione della nuova base. Ha partecipato alla manifestazione anche Yoichi Iha, il sindaco di Ginowan, che ha chiesto al primo ministro Hatoyama di “dire al Presidente Obama che Okinawa non ha piu’ bisogno di basi americane”.

OPPOSTE VISIONI – In realta’, la spinosa questione della base Futanma e’ ancora piu’ complessa di quanto sembri e va inserita in un quadro piu’ ampio. Lo stesso governo Hatoyama non si e’ espresso con una voce univoca, riflettendo la realta’ del dibattito in corso in Giappone sul future delle sue relazioni internazionali e della sua storica alleanza con gli USA. Semplificando, in campo ci sono due opposte visioni. La prima e’ quella conservatrice, che vorrebbe continuare sulla linea seguita dal dopoguerra (o meglio dalla fine dell’occupazione statunitense nel 1952) ad oggi. In questi ultimi 60 anni le relazioni nippo-americane sono state solo formalmente eque. In realta’, dal punto di vista di Washington, nemmeno l’inumana umiliazione delle bombe atomiche, con la susseguente capitolazione totale giapponese, la sua totale occupazione e la sua Costituzione praticamente scritta dal Comandante supremo delle forze alleate in Giappone Doulas MacArthur sono bastate a vendicare l’onta dell’attacco di Pearl Harbor – che tra l’altro alcuni storici ritengono sia stato benvoluto da Roosevelt, che andava cercando un buon pretesto per entrare in guerra. Fatto sta’ che dal dopoguerra ad oggi il Giappone e’ stato l’”Inghilterra d’Oriente”, il migliore alleato statunitense nella regione, utilizzato da Washington come base operativa per il contenimento di Russia e Cina. In cambio, Truman, Eisenhower e via via le altre amministrazioni americane negli anni ’50, ’60 e ’70 hanno favorito la crescita economica giapponese, vero e proprio motore della regione Asia-Pacifico. Dopo un periodo di frizioni negli anni ’90, quando Washington ha iniziato a temere che la continua crescita economica giapponese potesse divenire pericolosa, i rapporti bilaterali si sono di nuovo rinsaldati, soprattutto inchiave anti-cinese. La visione conservatrice vorrebbe continuare sulla linea di questo tipo di partnenariato, che si e’ dimostrato positivo per Tokyo sia dal punto di vista economico che della sicurezza.

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