La presidente di Confindustria, parlando degli obiettivi che l’Europa dovrebbe porsi dopo la conferenza sull’ambiente che si aprirà il prossimo 7 dicembre a Copenaghen, anche alla luce del recente incontro bilaterale Cina-Usa che ha dato un colpo notevole alle speranze di chiudere con un accordo globale ed impegnativo sul clima, ha affermato che se il vertice non si concludesse positivamente, l’Europa non dovrebbe porsi obiettivi di riduzione delle emissioni unilaterale, perché sarebbe punitivo per le imprese. Ad essa si è accodata anche la ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.
Ci dev’essere uno strano godimento a combattere battaglie di retroguardia. L’Italia è anche recidiva sull’argomento. Lasciamo perdere il fatto che le proiezioni della stragrande maggioranza degli studiosi, fatte proprie dal vertice G8 de L’Aquila, annunciano scenari apocalittici entro il 2030, in pratica dopodomani, se non s’inverte la tendenza del riscaldamento globale, che sarebbe molto più che punitivo per le imprese e per i cittadini d’Europa e, soprattutto, d’Italia, più esposta per motivi “strutturali” ai mutamenti climatici.
Restando nel più prosaico terreno degli affari, l’efficienza energetica e lo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili sono due dei business più in crescita degli ultimi anni. La Germania, grazie rispettivamente al programma per l’efficienza energetica negli edifici e gli incentivi per produrre elettricità con le fonti rinnovabili (soprattutto il solare) è all’avanguardia. La cattivissima Cina che si prepara a far fallire l’accordo globale di Copenaghen, vanta ormai la leadership nella produzione di moduli fotovoltaici, è la numero uno nella installazione di solare termico ed è in rapidissima crescita nell’eolico, migliorando continuamente i suoi record di produzione elettrica da rinnovabili.
Non solo: la cattivissima Cina starebbe per annunciare un taglio dell’intensità delle emissioni di carbonio, rispetto al tendenziale 2020, del 40-45%. Perché la classe dirigente cinese magari non accetta obiettivi vincolanti alla propria crescita economica “imposti” da altri, ma preferisce accordi di riduzione carattere volontario. E li mette in pratica, perché la classe dirigente cinese è consapevole che la sua economia ha la necessità di diventare sostenibile, perché la Cina è tra i paesi che – sempre in base alle simulazioni ed alle previsioni della comunità scientifica – rischia di pagare un prezzo elevatissimo, proprio come l’Italia, al surriscaldamento globale.
Sarebbe un bene per l’Europa e per l’Italia se a Copenaghen si raggiungesse un primo accordo globale e vincolante. Ma sarebbe comunque importante non mettere in discussione il primato europeo, perché quelli che investono ora sulla green economy lavorano per creare occupazione, sviluppo e benessere, ovvero per i propri interessi. Noi invece preferiamo guardare al passato, bruciandoci il futuro dello sviluppo economico e rischiando così di perdere per l’ennesima volta il treno del cambiamento. Che passerà, anche se noi preferiremo non salire a bordo.























Non credo che chi ha scritto l’editoriale abbia saputo cos’è successo meno di 24 ore fa?
http://www.climatemonitor.it/?p=5388
Un semplice terremoto sulla teoria del Global Warming…chiaramente i giornali italiani tacciono, solo il Foglio ha scritto qualcosa:
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3890
Per quanto io sia abbastanza scettico sul fenomeno del global warming l’articolo del Foglio è perlomeno ridicolo, non c’è una singola affermazione argomentata e motivata, sono una serie di supposizioni campate per aria, non vedo nessun terremoto, capisco che l’ignoranza scientifica in Italia è tale che hanno più seguito gli articoli che trattano del confronto ideologico fregandosene degli approfondimenti, ma questo non è certo una cosa di cui rallegrarsi.
Non sto neanche a spiegare quanto le affermazioni del foglio siano superficiali e semplicemente prive di qualsiasi senso logico perchè come si usa dire, chi è in grado di capire se ne acorge da solo, cercare di psiegarlo a chi non è in grado di capirlo è fiato sprecato.
per spiegare in modo semplice cosa intendo dire:
il fatto che i cambiamenti climatici siano un fenomeno reale è inconfutabile, che questi siano dovuti al global warming o ad altre cause e che si possa fare qualcosa limitando le emissioni è una teoria supportata da qualche indizio e che mi sembra superficiale ignoranza scentifica trattare come puro catastrofismo, perchè non bisogna confondere la reputazione del singolo scienziato o gli eventuali tentativi di spingere anche con trucchetti e falsificazioni le proprie teorie con il fato che queste siano o meno vere.
Insomma se la teoria del golbal warming è vera, rifiutarla per gli argomenti descritti sul Foglio sarebbe pura idiozia, si sa bene che Galileo aveva forzato gli argomenti a favore delle sue teorie e che molte scoperte sono frutto più dell’ostinazione di chi ha intuito una realtà che della assoluta correttezza dei suoi argomenti.
Insomma dire” se c’è uno scandalo bisogna buttare nel cesso la teoria del global warming “è una stupidaggine.
lascio una citazione che spiega con altre parole la mia opinione, che anche se Galileo aveva imbrogliiato lui aveva ragione lo stesso e la chiesa torto marcio.
“Il caso Galileo è venuto alla ribalta per la citazione che fece papa Ratzinger di un passo di Paul Feyerabend: “Ai tempi di Galilei la Chiesa si mantenne più fedele alla ragione di Galileo stesso e prese in considerazione le conseguenze etiche e sociali della dottrina di Galileo. Il suo processo contro Galileo fu razionale e giusto, mentre la sua attuale revisione si può giustificare solo con motivi di opportunità politica” (P. Feyerabend, Against Method, London, Verso, 1975).
Tuttavia, queste considerazioni non ci devono indurre a sostenere che l’introduzione di una nuova ipotesi astronomica non fosse opportuna (o necessaria) al tempo di Copernico, di Keplero e di Galileo.
Le teorie scientifiche (e tale è quella geocentrica di Tolomeo) sono dei tentativi. Non c’è scandalo alcuno quando una teoria viene falsificata, ed un’altra ne prende il posto.
Ogni teoria si basa su un’intuizione primitiva che ha il supporto di qualche fatto sperimentale. L’ipotesi è sempre molto ardita, ed inizialmente non ci sono fatti sufficienti a dimostrarne la fondatezza.
A mio avviso, il problema più rilevante non è quello di stabilire se Galileo avesse tutte le prove per affermare la giustezza del sistema eliocentrico, bensì se le sue scoperte fossero così importanti da mettere in crisi il sistema geocentrico, da legittimare la pretesa di abbandonare il paradigma aristotelico e tolemaico.
La scoperta di Colombo sortì da un errore. La sua stima delle dimensioni terrestri era inferiore alla realtà, e nel suo viaggio sarebbe andato incontro a morte sicura se, a meno di metà strada, non avesse incontrato per caso il continente americano.
Pertanto, il quesito importante e legittimo, sul quale conviene soffermarsi, è se Galileo abbia sbagliato, se le scoperte successive gli abbiano dato ragione per caso. “
Fino agli anni settanta almeno ma ancora in parte negli anni ottanta era obbligatorio speziare qualsiasi discorso con qualche detto di religione marxista. E quanto hanno rotto! E quante carriere hanno costruito e spezzato in base a tali balle spaziali! Poi dopo il crollo del muro hanno fatto fitta di niente: come non detto, amici come prima. Adesso è il momento della religione ecologica, fra i cui adepti peraltro ci sono numerosi naufraghi del marxismo, coi suoi scombiccherati e ricattatori dogmi sul riscaldamento globale, che annuncia scenari apocalittici addirittura per il 2030, certo ineluttabili come le fosche previsioni di quei mattacchioni del Club di Roma verso gli anni sessanta. Un bastimento di pazzi, con la sua filosofia già pronta e pianificata per tutti i campi dello scibile e dello sviluppo: e se “non sali a bordo” sei un paria. Naturalmente non succederà un piffero di quanto prevedeono questi nuovi sacerdoti, nonostante il mondo andrà per conto suo. E fra vent’anni faranno finta di niente di nuovo, incamminandosi verso un nuova religione laica e progressista.
E’ possibile che gli “scenari apocalittici” previsti per il 2030 siano eccessivi. Però veder negare che ci sia un problema ambientale (e specificatamente climatico) presente e futuro fa più tenerezza che rabbia.
Ma mi sembra di capire che il punto dell’articolo è che – comunque sia – l’ecobusiness sarà nei prossimi decenni un business migliore del produrre qualche maglietta (che i Cinesi faranno comunque meglio ed a costi inferiori ai nostri) o le automobili (che nei mercati dove l’Italia è forte non raprresentano certo un bene con un profilo di crescita particolarmente allettante.
Così, mentre tutto l’universo riposiziona i suoi sistemi produttivi ed economici, noi siamo lì a difendere il modo di produrre anni ‘60.
Grazie alla classe dirigente italiana per il futuro che ci aspetta, soprattutto a nome delle generazioni italiane future. E non per clima, ma per tenore di vita, ricchezza e Pil.
Buona dormita a tutti!
Purtroppo in questo caso devo parzialmente dare ragione a Zmamax, (parzialmente perchè certe stupidaggini sono ben rappresentate nel centrodestra da persone come Zaia) il punto è che l’ambientalismo sovvenzionato dallo stato non porta nè ricchezza ne sviluppo, l’ECOBUSINESS non esiste, la riduzione del’inquinamento che c’è stata negli ultimi 30 ani è dovuta per il 100% allo sviluppo tecnologico e all’aumento della produttività dei processi industriali.
Tutti i presunti business legati alle politiche ambientaliste sono possibili solo al costo di enormi sovvenzioni, e con risultati molto inferiori allo sviluppo tecnologico in tutti i campi.
quello che mi fa incazzare dei “ma non esiste nessun global warming” è il loro sotto-pensiero che dice “non esiste nessun global warming quindi fottiamocene, consumiamo, estinguiamo ogni animale sulla terra così rimarremo solo noi a mangiarci l’un l’altro: l’importante è avere la panza piena, oggi. Del domani non ce ne frega un cazzo”.
Allora, io credo che il problema non sia tanto l’ambientalismo o l’ecobusiness quando piuttosto il concetto di crescita, e quindi il concetto del pil.
Ovvero, la crescita infinita su un pianeta FINITO.
Una cosa RAZIONALMENTE (visto che ci vantiamo di essere il più razionale degli animali) impossibile.
Facciamo finta che non esista il riscaldamento globale (novembre 21, gradi 16.. un caldo boia. se per voi è normale io so moana). Mettiamo che 8 miliardi di persone si mettano a consumare come l’americano medio.
Credete veramente che la terra riesca a sfamare otto milirdi di americani senza nessuna conseguenza sull’ecosistema?
Già oggi consumiamo PIU’ di quanto la terra produca (e andiamo a vedere come lo produce, povero pianeta e pure poveri animali già che ci siamo). Come speriamo di mantenere 8miliardi di persone in continua crescita??
Il vero problema è che i problemi legati alla salute del pianeta tera sono tanti: siamo troppi, basiamo troppo la nostra esistenza sullo sfruttamento delinquenziale del pianeta a scapito di tutti gli altri esseri più deboli, inquiniamo talmente tanto che manco sappiamo dove mettere la nostra merda (scusate il francesismo).. in pratica stiamo cannibalizzando la terra. Ci stiamo fottendo da soli.
Sul riscaldamento globale, io penso questo: che la terra abbia dei suoi cicli e che questi riguardino anche il clima. Questo però non vuol dire che l’attività di 8miliardi di stronzi non influisca. Influisce eccome. Se poi è solo l’1% (e ci credo POCO), chi se ne importa. Quell’1% è troppo. A me già inorridisce il nostro numero: 8mld di bipedi e decine e decine di specie in estinzione. A me basta questo per farmi venire la nausea perchè non credo di avere il diritto di vivere qua più degli altri esseri viventi di questa bellissima palla azzurra immersa nello spazio.
Il fatto è che è poco corretto ammetterlo perchè è più facile dire “tagliamo le emissioni” che “ribaltiamo il nostro concetto di economia basato sulla crescita infinita. ribaltiamo la nostra scala di valori, non mettiamoci al centro, mettiamoci accanto agli altri”.
E’ vero che il progresso tecnolgico ha fatto tanto. Però, però… pensiamo all’italia e alle navi piene di veleni affondate nel tirreno. Pensiamo ai depuratori che non funzionano. O ancora, pensiamo al petrolio. Io credo che poco si pensi al bene collettivo (in senso ristretto e allargato) e troppo si pensi al tornaconto monetario di poche persone.
Ben venga tutto
Mah, io dico questo.
Se credete che 8mld di persone non influiscano sull’ecosistema non abbiamo fatto molti passi in avanti da quando credevamo che la terra fosse piatta.
E’ infantile anche solo pensarlo lontanamente. Infantile e terribilmente egoistico.
Le emissioni industriali sono solo una piccola parte del problema.
Se siamo a questo punto è perchè crediamo in concetti economici cretini.
Come si fa ap ensare a una crescita infinita (int utti i sensi) in un pianeta FINITO? Basta questo per far comprendere a che punto stiamo. Il problema è che fa chic parlare di ecologia, riciclaggio e balle varie senza mai toccare il vero problema: il peso della specie umana sul pianeta, l’impronta ecologica della nostra esistenza.
Già adesso consumiamo una volta e mezzo ciò che la terra genera (poi bisogna pure vedere come..). Pensate se 8mld di stronzi iniziassero a consumare quanto un americano medio.
Secondo me, in giro, non c’è abbastanza coscienza di quanto le nostre attività pesino sul pianeta e sugli ecosistemi. La terra sembra un paziente in metastasi. Stiamo cannibalizzando la nostra unica casa. E per cosa? Boh!
Io preferirei avere meno, star meglio tutti e sapere che non si estinguono più gli animali.
Anche la tecnologia.. maaahh. Booohhh. Tutto sto fermento e poi andiamo in giro su scatolette concepite cent’anni fa. E come se negli trenta avessero usato ancora i geroglifici.
Penso sia utile ridurre le cosa alla sostanza:
sviluppo economico: produzione di più beni con meno lavoro
Non è necessario pensare in una crescita infinita, ma prima di proporre stupidaggini come la decrescita felice direi che sarebbe utile dare a quella fetta di mondo che vive una vita miserabile la possibilità di raggiungere un tenore di vita decente, certi ambientalisti con lo yacht come Grillo mi fanno ridere.
Quanto poi alla coscienza di quanto le nostre attività pesino sul pianeta mi sembra che ci sia un grosso malinteso, le estinzioni di specie animali e vegetali ci sono sempre state, la razza umana nel peggiore die casi potrà portare se stessa all’estizione accompagnando con sè qualche decina di specie animali, ma il grooso della vita sulla terra non se ne accorgerebbe neanche, nel giro di qualche milione di anni la terra si dimenticherebbe di noi.
scusate post doppi. il primo lo volevo cancellare perchè non mi piaceva.