“O fate il Ramadan o ve ne tornate a casa”
20/07/2012 - Il ministro dell'interno dell'Arabia Saudita ha annunciato la "novità" per gli stranieri nel paese
Il principe Ahmad bin Abdulaziz ha “invitato” gli stranieri a rispettare sacro rito, pena il rimanere nella sua terra.
IL NUOVO MINISTRO - Il defunto Najef, ministro ed erede al trono aveva fama di conservatore e di poco tollerante, ma Ahmad bin Abdulaziz non sembra destinato a farlo rimpiangere agli occhi dei conservatori del regno. Dopo aver mandato a morte un paio di lavoratori stranieri accusati di “stregoneria” ed essersela presa appunto con gli “stregoni” che infestano il paese e che a dire di molti sarebbero anche in grado di volare per meglio compiere le loro malefatte ai danni dei credenti, adesso si occupa di tenere in riga i lavoratori stranieri nel paese, circa otto miloni contro 19 milioni di cittadini sauditi.
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IL DIVIETO - A loro ha proibito di mangiare, bere e fumare in pubblico, dall’alba al tramonto, durante tutti il mese del Ramadan, che comincia oggi. Secondo il ministro gli stranieri sono invitati a “Mostrare considerazione per i sentimenti dei musulmani” e “preservare i sacri rituali islamici”.
LE PENE - Quelli che non fossero d’accordo o solamente distratti, vedranno stracciato il loro contratto di lavoro e saranno espulsi dal paese. Gli “inviti” dei reali sauditi non sono quasi mai gentili richieste, come in questo caso di solito si tratta di ordini imperativi accompagnati da sanzioni draconiane. In questo caso gli espatriati colti in fallo potranno dirsi contenti di non essere anche frustati, visto che la dittatura saudita ripone grande fiducia nella capacità formativa ed educativa delle fustigazioni.
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Caro Mazzetta, ti rispondo qui perché non è consentito risponderti all’ultimo intervento che hai scritto.
Quando una persona che stimo mi dice che sono in malafede ci rimango veramente male. Siccome non fai parte dell’elenco puoi benissimo immaginare stanotte dormirò a due guanciali.
I media internazionali hanno riportato una notizia non notizia. Nel 1999 a Gedda il nostro consolato ha diramato una serie di decaloghi comportamentali per conoscere le usanze locali e non inciampare in malintesi. Tra questi c’era appunto il divieto di consumare alimenti e fumare in pubblico durante il Ramadan dall’alba fino al tramonto e le pene a discrezione delle autoritá potevano variare a partire da un’ammenda, in alcuni casi prevedeva anche l’arresto e fino all’espulsione dal paese. Sto parlando del 1999, facevo il branch manager di una societá italiana e dovevamo diramare tali informazioni ai nostri dipendenti italiani.
Nel 2002 un connazionale che lavorava con noi viene beccato dalla polizia religiosa, sbattuto dentro e il giudice di allora, poco flessibile, ne ordinò l’espulsione perché lo giudicò in malafede. Dopo l’intervento del nostro ambasciatore Torquato Cardilli (un anno prima divenne famoso per essersi convertito all’Islam e quindi visto di buon occhio dalle autorità locali) il collega fu rilasciato annullando di fatto tutte le pene e poté rimanere nel paese.
Di sicuro tu che non hai mai messo piede in Medio Oriente sarai in grado di contraddire pure le note UFFICIALI diramate dalle nostre missioni diplomatiche.
Caro Mazzetta, la mancanza di umiltá e la mancata capacitá di auto criticarsi o di mettersi in discussione o di non mostrare dubbi nei confronti altrui è un segno di debolezza. Te lo dico senza polemica e con spirito costruttivo, anche se sono certo la tua reazione fará onore alla reputazione che molti ti riconoscono e credimi non siamo solo in due a pensarlo da quel che leggo in questa pagina.
Vale anche per altri paesi del medioriente, a partire dal Qatar (anche qui, esperienza personale).
Niente di nuovo, insomma.
Anche noi dobbiamo cacciare via chi non rispetta le nostre tradizioni