Nella dittatura militare africana è in preparazione una legge contro i gay. La posta in gioco è alta e riguarda: il divieto , l’obbligo di denunciare chi ha rapporti con persone dello stesso sesso, fino alla pena di morte in alcuni casi.
In Uganda gli omosessuali possono cominciare a tremare perché, anche se
l’approvazione della legge non è affatto scontata (vìola di fatto alcuni principi costituzionali ), sta già promuovendo nel Paese un clima anti-gay. Oggi la legge ugandese già condanna l’omosessualità, ma in termini molto vaghi ereditati dal periodo coloniale: la conoscenza “carnale contro natura” (o “conoscenza carnale contro l’ordine della natura”) è criminalizzata, condannando per estensione qualsiasi pratica non -riproduttiva (sesso orale, anale o altro). David Bahati, il deputato responsabile di questo progetto di legge, naviga sull’odio latente per l’ omosessualità e propone una serie di misure per controllare e reprimere le attività esplicitamente LGBT:
• l’obbligo di denunciare episodi omosessuali entro le 24 ore successive alla loro constatazione, sotto pena di una ammenda di 500 000 scellini ugandesi (200 euro) e / o tre anni di reclusione;
• gli episodi omosessuali, anche l’idea stessa di omosessualità ( “tentativo di omosessualità), sono puniti con sette anni di reclusione;


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A volte mi sembra che l’uomo perda tempo ed energia a complicarsi l’esistenza da sé, e tutto in nome di un’idea che, dal mio punto di vista, è folle.
Bell’articolo Teresa
Interessantissimo l’ultimo paragrafo sulle malattie “degli altri”.
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