La crisi che non c’è prova a fermare gli incidenti sul lavoro

18 novembre 2009

In altri tempi un calo del 12% dei morti sul lavoro in un anno sarebbe stato accompagnato da dichiarazioni di cauta soddisfazione da parte dei politici; forse qualche ministro avrebbe anche dichiarato che molta strada c’è da fare ma che siamo nella direzione giusta. Ma in tempo di crisi è talmente chiaro che questo calo dipende dalla crisi occupazionale (ancor più di quella economica) che i politici hanno taciuto e solo l’INAIL l’ha dichiarato nel suo comunicato stampa e i soliti giornali lo hanno copiaincollato.

In realtà guardando i dati sugli infortuni sul lavoro dei primi 6 mesi del 2009 si possono osservare anche altre caratteristiche degli incidenti in tempo di crisi. Innanzitutto su 490 morti sul lavoro meno della metà (231) sono effettivamente legati al luogo di lavoro. Meno della metà quindi riguardano quegli incidenti a cui danno risalto i media, le discussioni politiche e le legislazioni correnti. Il resto (259), come indicato da tempo, è legato agli incidenti stradali connessi all’attività lavorativa (140 per cui l’INAIL cita autotrasportatori, commessi viaggiatori, addetti alla manutenzione delle strade ecc.) e quelli in itinere, cioè sul percorso casa-lavoro-casa (119) che, considerando il numero quasi nullo di incidenti di treni, metropolitane e mezzi pubblici, è sempre da ricondurre ad incidenti stradali (compresi investimenti pedonali).

Se si fa il confronto con l’anno precedente la riduzione più consistente si ha proprio sugli incidenti connessi alla circolazione stradale (20%). Questo dato, superiore alla riduzione generale dei morti sulle strade, fa capire quante meno persone si sono spostate per lavoro per effetto di licenziamenti e casse integrazione. Sembra meno significativa invece la riduzione dei morti in itinere (9%), ma questo dato è costantemente cresciuto negli ultimi anni poiché, in pratica, sono aumentate le denunce di infortunio che, fuori dall’orario di lavoro, prima non venivano nemmeno registrate.

In questo quadro di contrazione generale è interessante e drammaticamente significativo l’aumento della gravità degli incidenti negli ambienti di lavoro: infatti a fronte di una contrazione delle denunce dell’11,4% c’è una riduzione dei morti dell’8% (dato peraltro provvisorio e destinato anche ad aumentare, indica l’INAIL, poiché a distanza di mesi alcuni feriti possono non farcela). Questo fenomeno è particolarmente accentuato nel mondo delle costruzioni dove la riduzione dei morti è stata minima (3,9%) mentre quella delle denunce (15%) è consistente. La cause sono ovviamente chiare: il lavoro nero (per cui gli infortuni non gravi non vengono registrati) ed una diminuzione dei controlli (come denunciato da più parti) fanno si che l’attività diventi più pericolosa e solo gli incidenti mortali vengono denunciati.

I dati dell’INAIL quindi non possono essere visti in chiave positiva: indicano una crisi occupazionale profonda, una aumentata gravità di incidenti negli ambienti di lavoro e, ancora una volta, che nulla si fa per ridurre l’altra metà delle vittime, quelle legate agli incidenti stradali.

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