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Internidi Igor Jan Occelli
pubblicato il 18 novembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

E non solo in termini di soldi.Via Poma torna d’attualità intrecciandosi ad un’altra brutta storia.

Luciano Garofalo e Raniero Brusco, uomini il cui destino si è incrociato quasi per caso e a cui sta giocando un brutto scherzo: entrambi accusati di un fatto per cui si dichiarano innocente. Il primo non ha certo bisogno di presentazioni: è stato per anni il comandante del Ris di Parma. L’uomo che ha più di altri ha portato la scienza nelle investigazioni italiane. Il Grissom de noantri, volendo trovare un termine di paragone con la famosa serie televisiva Csi. Un paragone piuttosto calzante del resto, visto che la serie ha generale Le consulenze possono costare carofatto scoprire al pubblico cosa sono (in maniera a volte troppo grossolana bisogna aggiungere) le investigazioni scientifiche; mentre Garofalo con i suoi libri ha spiegato come le stesse siano determinanti (stavolta per davvero) nella risoluzione dei casi. Il destino del colonnello però gli sta giocando un brutto tiro: è accusato di aver utilizzato le attrezzature del Ris per scopi personali. Il procuratore di Parma Gerardo La Guardia ha aperto un fascicolo nei suoi confronti in cui l’accusa di aver commesso peculato, falso, abuso d’ufficio e truffa ai danni dello Stato. In pratica, le consulenze da lui realizzate dietro compenso sarebbero state effettuate nei laboratori del Ris. Fra le varie consulenze del colonnello c’è una in particolare che oggi più che mai è tornata di attualità: quella sul delitto di via Poma. Ed è proprio qui che il suo destino si incrocia con quello di Raniero Brusco, l’uomo che la procura ha deciso di portare in giudizio per l’omicidio di Simonetta Cesaroni.

IL FATTO – Del caso di siamo già occupati, ma è meglio fornire un breve riepilogo. Il 7 agosto del 1990 Simonetta viene trovata morta nello stabile in cui lavora part time. I genitori non vedendola rincasare per cena si preoccupano e si recano sul posto. In assenza del portiere, la moglie fa strada e lì la macabra scoperta. Il suo corpo giace in un copioso lago di sangue ed è martoriato di colpi e ferite da arma da taglio. E’ un massacro quello a cui è stata sottoposta Simonetta. Un massacro che qualcuno ha cercato di nascondere ripulendo alla bella e meglio con gli stracci trovati nell’appartamento. Indosso ha solo gli indumenti intimi, ma non c’è stata violenza sessuale.Prima gli inquirenti pensano che sia stato proprio il portiere, Pietrino Vanacore, ad uccidere la ragazza. E non a caso, visto che dalle 18 alle 19, proprio all’ora in cui Simonetta veniva uccisa, lui non ha un alibi. Si spalancano per lui le porte del carcere ma vengono riaperte dopo venti giorni. Poi spunta un certo Federico Valle, un ragazzo dello stabile di via Poma. A farlo entrare nelle indagini è un tale Roland Voeller, un tipo strano che avrebbe qualche contatto con i servizi segreti. Anche questa pista non porta a niente.

QUINDI - Il delitto sembrerebbe dover rimanere irrisolto. Poi il colpo di scena e l’entrata di Raniero Busco, il fidanzato di Simonetta, quale nuovo colpevole. Gli viene chiesto dove fosse quella sera di sedici anni prima e dice di essere stato con un suo amico. Peccato che questo fosse a un funerale. A Frosinone per giunta. Poi cambia rotta e dice di essere stato a casa. Dopo sedici anni è anche giusto non ricordare, ma Simonetta rimaneva pur sempre la sua ragazza. Da qui il destino di Raniero è segnato. La procura decide di chiamare il colonnello Garofalo e affidare a lui una consulenza. Alcune tracce trovate allora con le nuove attrezzature potrebbero dare risultati interessanti. In particolare quelle di sangue. La relazione arriva puntuale: “La traccia rossastra sul tassello di legno è riconducibile a sangue. La quantità di materiale genetico estrapolata dalla medesima è risultata estremamente esigua. Le analisi della traccia ematica hanno consentito di estrapolare un assetto genotipico complesso, in cui la simonetta cesaroni Le consulenze possono costare carocomponente maggioritaria è costituita dalla vittima, in associazione ad una componente largamente minoritaria riconducibile a materiale genetico maschile. La valutazione globale dei dati ottenuti concorda con quanto affermato nella relazione degli esperti spagnoli, il che non permette di escludere né di confermare la presenza di materiale genetico di Raniero Busco, nel profilo complesso estrapolato dalla macchia di sangue in reperto. Lo stesso assetto genotipico complesso è stato confrontato con i profili genici di tutti gli altri soggetti precedentemente considerati nell’ambito dello stesso processo, escludendo qualsivoglia compatibilità”. Visto che quel sangue non può essere degli altri, ma di Raniero sì, il pm chiede di processarlo. Forte anche di un’altra perizia in cui si sostiene che un morso riscontrato sul cadavere è compatibile con la sua arcata dentaria.

OGGI – Il processo contro Raniero si aprirà il prossimo 3 febbraio. Con questi indizi in mano difficilmente si potrebbe arrivare a una sentenza di condanna. Ma c’è una novità: sarebbe spuntato un superteste. O meglio, una superteste. E super lo sarebbe davvero visto che, a quanto pare, era la fidanzata segreta, l’amante di Raniero a quei tempi. Cosa potrà dire questa donna una volta che inizierà il processo? Nessuno può dirlo e nessuno può sapere se basterà a provare la sua colpevolezza. Anche perché anche la difesa ha dalla sua un superteste: Maria Di Giacomo, vicina dei Busco, che giura di aver visto Raniero alle 18,18 di quel giorno in compagnia della madre. Allora ecco che dopo 19 lunghissimi anni sembra ancora non sia possibile arrivare a una soluzione. Il destino forse riserverà qualche sorpresa, non resta che aspettare.

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