di Abramo Rincoln (Abr)
postato alle 11:39 del 5 Settembre 2008 in EsteriTorna alla home

Il vice scelto da McCain ha un programma impegnativo, soprattutto sull’energia. Ed è una seguace del detto roosveltiano “Speak softly and carry a big stick!”. Mentre i media si concentrano sulle intemperanze della figliola sul sedile posteriore di una Chevy

Oggi al debutto, Controcorrente è la rubrica periodica - piaccia o meno – di riflessioni abr-asive su argomento a piacere del noto “pessimo elemento” Abr. Lettura raccomandata dai migliori specialisti in disintossicazione dal pensiero predigerito e rigurgitato dal mainstream “progressive”. Può causare allergia, sonnolenza e dare assuefazione.

Sarah Palin sino a ieri era sconosciuta sotto il 54° parallelo Nord, oggi “la sanno” e la commentano tutti, roba da far crepare d’invidia la Marini e Celentano. Don’t worry, eviteremo di aggiugere la nostra, bando a ogni ulteriore menata biografica sul saccheggiato privato familiare della Sarah from Alaska. Questo per tre motivi.

NUMBER ONE, TWO - Il primo è che la ragazza ad Abr piace, pure parecchio e non solo dal punto di vista estetico, ma non siamo qui a tentare di eradicare i pregiudizi altrui nè tantomeno a mettere in discussione i nostri, convinti come siamo che il pregiudizio costituisca il fondamento di ogni giudizio. Il secondo motivo per cui non interessa rimenarla ancora sul privato della Palin è evidente: fiumi di parole sono già stati spesi dal mainstream media europoide e dagli intelligenti opinionisti, al fine di convincere il pubblico di quanto questa amerikana col fucile sia in realtà una provinciale sfigata (“ha una cofana di capelli e cinque figli, di cui uno scemo che quindi s’è arruolato nell’esercito, una incinta a 17 anni e uno Down”: MariaLaura Rodotà, CdS), impreparata e ignorante (“ha ottenuto il passaporto solo da un anno” - D. Letterman), oltre che una specie di impresentabile baciapile d’assalto assetata di sangue laico. Da un lato il tema ottocentesco anticlerical laicista, oltre che risultare offensivo per chi conosca l’America, ci ha “asciugato” da tempo; dall’altro ci fanno ridere i livori propagandistici e consolatori che nascono dall’ignoranza di una realtà, quella americana, distante anni luce dalla nostra, dove i veri libertari imbracciano il fucile e guai a provare a toglierglielo. Per chi invece crede al mainstream, avanti così e pronti alle sorprese. Quanto a noi, pur di segnare la nostra lontananza dalle Rodotà varie&avariate (cinque figli?! Un … down??!! Ma andiamo, c’è la carrierina, la vacanzina, la palestrina con annessa ciulatina! E poi basta e avanza la figliolina unica che le stressa pur essendo affidata a tempo pieno alla filippina), preferiremmo gridare col fidanzatino della figlia: “I’m a fucking redneck”.

NUMBER THREE - Il terzo motivo è che preferiamo focalizzarci su altri contenuti del discorso di accettazione della Palin, ovviamente sfuggito al mainstream e agli opinionisti troppo intelligenti. Il tema è energizzante, riguarda l’energia. Tema che coinvolge tanto, quasi tutto: ecologia, economia, strategia globale, lavoro, grandi opere, rapporto pubblico-privato e chi più ne ha … La Palin ci arriva nel suo discorso di accettazione della candidatura, da un aduplice direzione: da un lato cita la situazione dell’Europa, ricattabile dalla Russia per via delle forniture di gas; dall’altro parlando della sua ESPERIENZA come Governatore dell’Alaska. L’Alaska è lo Stato più vasto delgi Usa, con solo seicentomila abitanti ma col Pil equivalente a quello della Slovenia; galleggia su un mare di petrolio, ma Sarah Palin eletta indipendente ha subito tagliato le unghie alle lobby dei petrolieri oltre che quelle dei politicanti e vi ha fatto decollare i progetti infrastrutturali (pipeline) più giganteschi e strategici della storia degli Stati Uniti.

DOV’E’ LA CICCIA? -
Il suo punto è chiaro e lo sottolinea con enfasi: l’America deve essere il più possibile indipendente nella sue forniture energetiche. E’ un assunto da conservatore americano old school che odora di bucato, torta di mele e trasuda buon senso: altro che interdipendenza globale, dialogo e scambi aperti; prima ci si sistema la dispensa e la legnaia, poi si carica il fucile e finalmente si è pronti a discutere gently con chiunque, secondo il noto adagio Rooseveltiano (Theodore, non l’altro): “speak softly and carry a big stick”. Trattasi di enunciato dai potenti risvolti strategici ed economici: ci sono Stati ex Potenze Mondiali che hanno incentrato tutta la loro strategia sulle risorse energetiche, vuoi come nuova arma di ricatto al posto dell’ideologia e dell’Armata Rossa, vuoi come obiettivo della strategia di influenza globale per tutelarsi gli approvvigionamenti (Cina); anche l’America, afferma la Palin, può “risolvere” l’economia gestendo l’energia come risorsa strategica, non nel senso di arma di ricatto ma di indipendenza e prosperità interna. Quindi drill now, non si può star fermi a far niente en attendant di fonti alternative veramente produttive. Ma c’è spazio anche per il resto: carbone pulito, eolico, solare, nucleare, tutto fa brodo nel senso della strategia dell’indipendenza energetica.

IT’S THE ECONOMY, STUPID! - Tutta roba che tra l’altro porta posti di lavoro, infrastrutture, giro di soldi, economia reale: un gran bel modo di affrontare la crisi finanziaria, in un Paese che peraltro dimostra di possedere anticorpi di suo, se in piena crisi ha un Pil cresciuto nel trimestre il triplo delle stime delgi analisti (+3,1%). Queste considerazioni di Sarah Palin su un tema sicuramente strategico e urgente, ci parrebbero più degne di commento da parte dei valenti opinionisti mainstream. Ma a questi interessa di più solleticarvi con le intemperanze della figlia col fidanzatino un sabato sera sul sedile posteriore di una Chevy (e chi a diciassette anni l’ha sempre e solo fatto con il condom , scagli pure la prima pietra che mi vien da ridere).

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