Il sottosegretario all’Economia lo dice chiaro e tondo a Vespa: “Colpito perché faccio paura come candidato”. Ora però bisogna trovare un colpevole. Quelli soliti stavolta sono esclusi. E intanto arriva l’ipotesi-sfiducia.
“La mia candidatura non è nata per caso ma è stata decisa all’interno del partito. Ed è nelle mani di Berlusconi. Se mi chiederà di fare un passo indietro, io, che sono un uomo di Berlusconi, farò un passo indietro“. Nicola Cosentino, coordinatore del PdL in Campania e candidato alla guida della Regione, ha detto la sua, ieri, intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta. Cosentino ha smentito qualsiasi ipotesi di dimissioni dalla sua carica di sottosegretario all’economia. “Non mi dimetto perchè non si può dare ascolto a un pazzo cocainomane che mi accusa. Io non ho potuto rispondere a queste accuse davanti a magistrati. È un paradosso che io venga accusato di questi reati. La verità è che io faccio paura come candidato“.
NIENTE DIMISSIONI! – E’ chiaro insomma che O’ Americano non ha alcuna intenzione di dimettersi. Ma c’è anche qualcosa di più. Il sottosegretario dice chiaro e tondo una cosa ben precisa: “È una richiesta di arresto politica perchè sono il coordinatore del PdL in Campania. Questa è barbarie, questa è inciviltà“. Si lamenta del tempo passato da alcuni fatti raccontati tra i pentiti, anche se in codice: “Non è mai successo che gli stessi magistrati si potessero palleggiare la stessa inchiesta per 20 anni“. E poi si lamenta di aver più volte chiesto di essere ascoltato dai magistrati dopo la sua iscrizione nel registro degli indagati lo scorso 12 febbraio. “È dal 1990 tuttavia – spiega – che va avanti questa inchiesta. Un anno e mezzo fa ho saputo sull’Espresso che c’era l’idea di avanzare una richiesta di arresto. Allora ho, come istituzione, chiesto un leale confronto con un’altra istituzione ma mi è stata rifiutata questa possibilità. I magistrati si sono fidati di alcuni pentiti che dicono cose assolutamente infondate. Se i giudici mi avessero sentito per tempo non saremmo arrivati a questo“.
ACQUA PASSATA - La strategia difensiva di Cosentino è chiara. Il sottosegretario pone l’accento sul tempo passato per spiegare che i fatti che gli si contestano fanno parte di un altro periodo, ormai conclusosi. “Per gli elementi che abbiamo non abbiamo ritenuto opportuno ascoltarlo“, aveva risposto alla richiesta di essere ascoltato il procuratore Lepore, già qualche giorno fa. Evidentemente le carte che ha in mano la procura sono di una natura particolare: parlarne con l’indagato vorrebbe dire scoprirle troppo presto, rischiando di vanificarle. Di sicuro, ad accusare Cosentino non c’è un solo pazzo cocainomane, come lo chiama lui. Ci sono più collaboratori di giustizia, fra cui uno che, parlando con la giustizia, ha subito una perdita economica nell’ordine di milioni di euro. Anche questo, secondo il Gip, era una prova della sua credibilità. Il sottosegretario è prigioniero del suo passato? Queste accuse sono vecchie? Sì, dice Cosentino: se sono uscite fuori è perché c’è un complotto politico.
IL COMPLOTTO - Solo che c’è un problema. A Napoli e in Campania le toghe non guardano in faccia a nessuno, e stavolta di giudici comunisti non c’è traccia. E allora viene proprio spontaneo chiedersi chi intenda, Cosentino, come facente parte del complotto contro di lui. O’ Americano fa un riferimento ben preciso: al suo ruolo di coordinatore del PdL in Campania. E non è la prima volta: anche nell’intervista al Giornale di qualche giorno fa aveva ricordato che nel 2005 in Campania il partito perse con un candidato (Italo Bocchino) che poi se ne andò dicendo che non con il sistema di potere di Bassolino non c’era nulla da fare. Invece loro quel sistema l’hanno sconfitto. “Faccio paura come candidato“, dice ancora Cosentino a Vespa, e lo sottolinea. E riecheggiano altre parole, dette in altre occasioni: “Non vorrei che qualcuno, anche attraverso la mia vicenda giudiziaria, stesse guardando a un futuro dei singoli e delle appartenenze politiche. Un futuro senza Berlusconi che è ancora molto lontano dal prospettarsi“. Più chiaro di così si muore.
IL COLPEVOLE – Ricapitolando: l’accusa è politica, dipende dal suo ruolo di coordinatore e dalla sua volontà di candidarsi. Non c’è bisogno nemmeno di leggere troppo tra le righe per capire che Cosentino ce l’ha con Bocchino. Ma andarlo a dire a Porta a Porta, dopo averlo comunicato al Giornale, vuole anche dire altro. Ovvero, che questa strategia difensiva va letta all’interno della guerra interna ormai scoppiata tra Berlusconi e Fini. O meglio: che da oggi in poi il fatto locale del coordinatore regionale di un partito indagato per concorso esterno in associazione camorristica diventa un fatto politico di rilevanza nazionale. “Don Peppe Diana lo conoscevo. Eravamo legati da vincoli di parentela e, l’ho appreso da atti giudiziari che ho letto, era anche un mio elettore“, ha detto ieri Cosentino parlando del prete ucciso dalla mafia. Non sarà davvero nell’ordine delle cose, la candidatura del sottosegretario, a sentire il presidente della Camera. Di certo è all’ordine del giorno nel quadro dei suoi rapporti con il presidente del Consiglio. E sembra destinata a rimanerci, fino a quando uno dei due non mollerà. E se non vuole le elezioni politiche in maggio, come si mormorava ieri nel Transatlantico, Fini dovrà tenerne conto.
SFIDUCIA PER IL SOTTOSEGRETARIO? – E intanto si fa strada anche l’ipotesi mozione di sfiducia per il sottosegretario all’economia che non vuole dimettersi. Potrebbe presentarla il PD, secondo i rumors, e potrebbero votarla anche i finiani. Sarebbe la dichiarazione di guerra finale.
























Checchè ne dica il casalese, la procura di Napoli ha agito in maniera tecnicamente impeccabile, visto che è indagato per reato di associazione camorristica, come ha perfettamente spiegato De Magistris. Che poi a Porta a Porta l’abbia mandato Berlusconi per mandare un pizzino a Fini, fa parte del nuovo (mal)costume di questa italietta. Dove uno per cui è stata chiesta la custodia cautelare se ne va in giro difendendosi in un salotto anzichè in un’aula di Tribunale. E poi dicono che vogliono l’immunità parlamentare
Se complotto c’è, lei Ferri con Salvato e Scherillo… n’è parte integrante.
ma fatemi il piacere………..Cosentino e tutta la sua brigata puzzano di mafioso (se prorprio non gli sta bene cammorrista!!)…la sua partecipazione da Vespa è voluta solo da Berlusconi – ma tutti a Napoli sappiamo chi sono gli uomini di Berlusconi….per non parlare dei De Gregorio (italiani nel mondo sic!!!!) che portano i voti a forza italia.Insomma nulla di nuovo sotto il cielo di Napoli – cose che si ripetono da secoli -Chi vuole il potere deve scendere a compromessi con i malavitosi.L’unica persona onesta è il sindaco di Napoli la Iervolino, ma si ritrova un cervellino da gallina………e non si accorge di essere manovrata.Poveri noi…….
allora, analizziamo stì complottardi. Ci sarebbe la Dia corrotta, una marea di pentiti ( tutti cocainomani ? ), i giudici komunisti, quelle del pdl che non la vogliono finire, i frocetti de Roma, l’ opposizione ad orologeria, Saviano che sta sempre in mezzo lui e Gomorra, i giornalisti prezzolati e il trio Ferri-Salvato-Scherillo che non si fanno i fatti loro.
Ammazza, messa così quello plutogiudaicomassonico gli fa un baffo
Al malcostume, stavolta informatico, di quest’italietta lei sig. Tess aderisce in pieno celando la sua identità.L’accusa a Cosentino è di concorso esterno in associazione mafiosa;tecnicamente la richiesta di custodia cautelare pende, ma soggetta ad autorizzazione ancora non concessa.Per difendersi l’accusato ha chiesto, tramite legali, d’essere sentito in Procura con esito sfavorevole.Lo ricorda perfino l’articolo.
messina, capisco essere di coccio, ma imparare a leggere no? E’ Cosentino che parla di complotto politico, non Tess.
Lei, Sig Tess, avrebbe poi scritto Comblotto.