Chico Forti e l’ombra del complottismo

di - Dopo l'articolo sull'italiano condannato e detenuto in Florida sono arrivate alcune risposte che dimostrano di non aver capito la domanda. Rispieghiamo

Chico Forti e l'ombra del complottismo
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Un afoso pomeriggio romano di qualche settimana fa un amico stimato mi chiese di occuparmi del caso di “Chico” Forti, un nome che in verità non mi diceva nulla. Mi spiegò che si trattava di un italiano condannato per omicidio in Florida e al centro di una vasta campagna innocentista che chiedeva la riapertura del processo sostenendo che non c’erano prove della sua colpevolezza e che – anzi – era stata dimostrata la sua innocenza e che tuttavia le istanze di appello venivano puntualmente ignorate. Infine, aggiunse che i media riportavano la versione dei fatti fornita dagli stessi innocentisti senza che risultasse alcun lavoro di verifica delle loro affermazioni.

LA RICERCA - Raccolsi l’invito e di lì a poco spesi un po’ di tempo per una ricerca online dalla quale emersero alcuni punti fermi:

1. Effettivamente in rete e sui giornali veniva diffusa una ricostruzione dei fatti sostanzialmente ritagliata da quanto raccontato sul sito innocentista Chicoforti.com, che però non forniva alcun riscontro documentale per verificare la correttezza delle affermazioni;

2. La ricostruzione era condita con una fantasiosa teoria complottista, secondo cui Enrico Forti (detto “Chico”) era stato incastrato per aver ficcato il naso nelle indagini sull’omicidio di Gianni Versace e sul connesso suicidio di Andrew Cunanan, affidate alla squadra investigativa di Miami comandata da tale Gary Schiaffo. Secondo la teoria il giudice Victoria Platzer era stato membro della squadra di Schiaffo, il pubblico ministero Reid Rubin era stato avvicinato da Schiaffo, il difensore di Forti (un certo avvocato Ira Loewy), era amico del già citato Reid Rubin, per cui i tre avrebbero agito di comune accordo;

3. La ricostruzione dei fatti illustrata sul sito innocentista era contraddittoria e illogica in più punti e non collimava nemmeno con l’unico riferimento documentale che ero riuscito a reperire (sul sito del Tribunale) e nel quale sia il nome dell’avvocato (Donald Bierman) sia il nome del giudice (Denis J. Murphy) erano diversi da quelli dichiarati;

4. Dalla trascrizione integrale di un’intervista giornalistica al padre della vittima, a uno degli investigatori e a uno dei difensori, si evince che la tesi accusatoria fu basata su una serie di argomentazioni ed elementi più ampia e meglio strutturata rispetto a quanto riferito dagli innocentisti.

LE CONCLUSIONI - Ce n’era abbastanza per concludere che le tesi innocentiste non presentavano i requisiti di attendibilità e verificabilità necessari per mettere in dubbio la correttezza della sentenza emessa dalla giuria. L’articolo che dava conto di questa conclusione è stato pubblicato il 9 luglio scorso e ad esso sono conseguite colorite reazioni molto simili a quelle tipiche dei complottisti. Nell’articolo, dopo una premessa intesa a precisare che il modello processuale americano è generalmente considerato valido ed efficiente e che pertanto le sue sentenze sono attendibili fino a prova contraria, ho illustrato i risultati della mia ricerca sulla vicenda di Chico Forti (con relativi link alle fonti) concludendo che in mancanza di riscontri documentali verificabili, le dichiarazioni degli innocentisti non bastano a mettere in discussione la sua responsabilità. Soprattutto, mancano i documenti principali, ossia gli atti processuali, circostanza che inevitabilmente richiama alla mente una tecnica utilizzata dai complottisti undicisettembrini. Questi dapprima raccontano la “verità ufficiale” e poi ne mostrano lacune, contraddizioni e falsità. Quando però si va a verificare ciò che dice veramente la “verità ufficiale”, si scopre che non dice affatto ciò che i complottisti le attribuiscono. Di qui l’invito a rendere disponibili i documenti processuali: non si può sostenere che un processo sia stato ingiusto e viziato, senza mostrare gli atti processuali contestati. I toni dell’articolo sono stati moderati, come testimonia  l’espressione di stima e comprensione per gli sforzi dei familiari e degli amici di Enrico Forti.

LE REAZIONI - Tuttavia c’è gente che da un lato rivendica il diritto di scrivere e raccontare tutto ciò che gli pare e come gli pare, dall’altro si rifiuta di riconoscere lo stesso diritto a chi esprime un pensiero diverso dal proprio. La speranza che nella vicenda di Forti avrei avuto la fortuna di incontrare interlocutori più equilibrati, è presto svanita. La prima incursione è arrivata da una certa Magda Ramazzotti con questa domanda: “Scusi mi definisce meglio il nome? John B ….sta per?”.  Su Internet c’è un sacco di gente che scrive con un nick. C’è chi si chiama Pirata, chi Coccodrillo, chi Bella Ciao, e così via. Con un nick si può  parlare di qualsiasi cosa, dalla riproduzione delle mosche in Madagascar ai Bunga Bunga, senza problemi. Ma provate a dire che gli attentati dell’11 settembre sono stati compiuti da 19 dirottatori suicidi, e state ben certi che qualcuno chiederà conto della vostra identità. Ma “John B” non è un nick, è il mio vero nome e l’iniziale del mio vero cognome e bastano 10 secondi di ricerca su Google per scoprire anche il resto. La questione è che non fa differenza se mi chiamo John Belushi o John Bianchi, perché io non referenzio mai un’affermazione con i miei titoli, qualifiche e esperienze. Questo è il primo comandamento che mi sono imposto nel debunking, per cui ciò che scrivo è sempre verificabile sulle fonti e sui riferimenti puntualmente citati o facilmente reperibili in rete. Dopo la Magda, è arrivato il sig. Claudio Giusti, apparentemente con l’unico e irrefrenabile impulso di contestare quello che lui ha definito il mio “entusiasmo” per il sistema penale americano e di  proclamare la mia ignoranza in materia. Forse Giusti, ex esponente di Amnesty International, nutre rancori personali contro l’ordinamento statunitense, ma sta di fatto che ciò che lui ha definito “entusiasmo” è l’opinione di tanti autorevoli giuristi, documentata in analisi e pubblicazioni accademiche, come quella linkata. Ciò nonostante il sig. Giusti ha prima contestato il principio della separazione delle carriere fra pubblico ministero e giudice, scrivendo che “negli Usa nulla di questo accade e la gente passa con noncuranza dai ruoli giudiziari a quelli politici e viceversa”. Se è per questo anche in Italia siamo pieni di esempi di magistrati che diventano politici ma per “separazione delle carriere” si intende una cosa del tutto diversa e gli ho citato una fonte che spiega i termini della questione.  Imperterrito, Giusti mi ha consigliato di leggere “qualche giornale americano e qualche biografia”. Poi ha aggiunto: “Il suo entusiasmo per il sistema giudiziario americano mi pare malriposto. Il 95% delle condanne viene ottenuta con il patteggiamento e il processo è un caso raro”. A me pare che un 95% di condanne con patteggiamento (Giusti non ha citato la fonte del dato) rappresenti un eccellente risultato, visto che di regola gli innocenti non patteggiano… E ancora: “Come ho detto infinite volte il sistema penale americano funziona perché non fa i processi, non fa gli appelli e non motiva le sentenze. Il testo consigliatomi, salvo alcune imperfezioni, conferma quanto vado dicendo da anni. Si legga qualche buon testo IN INGLESE”. Insomma, Giusti vuole a tutti i costi che io legga qualcosa in inglese. Giornali, biografie, testi. Ma non sono io a dire che il sistema americano funziona. Lo dicono i giuristi. Senza volerlo lo ammette anche Giusti, peraltro. Se il 95% delle condanne avviene con il patteggiamento, è pacifico che la storia si chiude lì, non serve processo, non servono appelli, non servono motivazioni. Ma tutto questo non c’entra un fico secco con il caso Forti, perché il processo a Forti c’è stato, ed è di quello che dobbiamo parlare. Ma Giusti non ha inteso ragione. Prima ha linkato un suo post  in cui parla del caso di Chico Forti in termini tutt’altro che favorevoli agli innocentisti (e noterete che Giusti ha scritto buona parte delle stesse considerazioni che ho fatto io, anche se lui non ha indicato alcuna fonte) e poi ha affermato che non era sua intenzione parlare del caso Forti. Ma allora Giusti è venuto a commentare un articolo su Forti senza intendere parlare di Forti e tuttavia linkando un suo post in cui parla di Forti, per il mero gusto di frantumare un po’ di marroni o per il bisogno di attaccare chiunque scriva del sistema processuale americano in termini diversi rispetto alla sua opinione? La risposta non mi interessa, a dire il vero, perché la ragione per cui ho tirato in ballo gliinterventi di Giusti è un’altra e la spiegherò più avanti.

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36 Commenti

  1. Katia scrive:

    Buongiorno, mi spiace vedere questi commenti pieni di ironia, ho piu o meno letto l’articolo e vorrei dire la mia, avrei voluto negli ultimi otto anni confrontarmi con un giornalista come il signor Jhon Battista, probabilmente qualcuno avrebbe fatto analisi piu’ approfondite sul caso Parlanti. E’ vero che una delle cose che mi ha lasciato sempre perplessa sul caso Forti era il non mettere in linea la documentazione e ancor di piu’ il non voler muovere i media americani, ma nella mia esperienza indiretta col caso Parlanti, nulla potrebbe stupirmi, del resto non e’ vero pero’ che il sistema giudiziario americano sia da imitare, sarebbe un suicidio, ancor di piu’ che se un italiano incappa in quel sistema potrebbe essere spacciato, sopratutto per il motivo che e’ non tutelato dal suo governo (L’Italia), del resto vorrei farmi una chiccherata con il giornalista che ha scritto l’articolo per confrontarmi su alcuni argomenti, ma non riesco a trovare il modo per farlo, mi aiutate?
    Katia Anedda
    http://www.prigionieridelsilenzio.it
    http://www.carloparlanti.it
    http://www.thepeoplevscarloparlanti.com

  2. John scrive:

    Caterina Armanini: “Caro john b, non voglio entrare in merito alla vicenda di chico forti ne al tuo articolo ,
    vorrei pero semplicemente spezzare una lancia in favore delle splendide persone che ho scoperto essere i sostenitori di chico forti… probabilmente ci sara stato qlc che preso del nervosismo dopo aver letto il tuo primo articolo ti avra insultato ma devi capire”

    Io avevo scritto chiaramente nel primo articolo:
    “E’ bene puntualizzare che ai familiari e agli amici di Forti va riconosciuto il giusto rispetto per gli sforzi che stanno compiendo ed è umanamente comprensibile che lo ritengano innocente.”

    Gli attacchi personali e gli insulti mi lasciano indifferente, ci sono più che abituato, ma chiaramente li valuto come biglietto da visita dell’interlocutore e della sua capacità di dialogare e confrontarsi.

    Quel modo di fare e di reagire induce antipatia, e l’antipatia è un pericoloso nemico per chi si batte per un causa. E’ lo stesso effetto di una manifestazione che degenera in violenza: le ragioni dei manifestanti tendono a passare in secondo piano rispetto alla violenza.
    Dubito che questo sia di grande aiuto alla causa per cui vi battete.

    Anche la scelta di puntare su personaggi che sfruttano certe situazioni per acquisire notorietà, alla lunga rischia di attirare più antipatie che simpatie.

    E ancora, insinuare teorie di complotto e congiura a livello investigativo e giudiziario è uno dei modi migliori per predisporre sfavorevolmente qualsiasi giudice chiamato a decidere sulle ragioni di appello.

    Se a ciò si aggiunge l’intervento di Imposimato… Per gli americani l’11 settembre è una ferita ancora aperta e probabilmente lo resterà per sempre. Far tutelare le ragioni di Forti dalla stessa persona che accusa gli americani di essersi auto-inflitti gli attacchi dell’11 settembre, è il miglior sistema per irritare i giudici americani e per precludersi l’appoggio dell’opinione pubblica di quel paese.

    In conclusione, io posso capire tutto quel che volete. Il problema è cosa capirà chi ha il potere di decidere se riaprire il caso o no.

    Saluti.

    • caterina scrive:

      ciao, scusa ma non ha copiato tutto cio che avevo scritto… hai copiato solo una parte..

      • caterina scrive:

        Caterina Armanini · Università DI Trento
        “Il vero problema di Enrico Forti è che le sue ragioni vengano portate avanti da un manipolo di gente che si approccia in maniera violenta e prepotente nei confronti di chiunque esprima una posizione differente”

        scrive john b. Caro john b, non voglio entrare in merito alla vicenda di chico forti ne al tuo articolo ,
        vorrei pero semplicemente spezzare una lancia in favore delle splendide persone che ho scoperto essere i sostenitori di chico forti, o meglio, molti di loro, inizialmente anch io ero scettica ma loro con molta pazienza, educazione e intelligenza hanno sempre risposto alle mie domande, per cio credo che dire che sono un manipolo di gente che si approccia in maniera violentA e prepotente sia un errore,. probabilmente ci sara stato qlc che preso del nervosismo dopo aver letto il tuo primo articolo ti avra insultato ma devi capire che noi tutti mettiamo il cuore e l anima in cio che facciamo e puo capitare di scaldarsi un po pero ti assicuro che nessuno e chiuso, violento prepotente o non rispettoso delle opinioni altrui :) o almeno, questo e cio che io ho visto da quando sono venuta a conoscenza della storia di chico!!

        QUESTO E CIO CHE HO SCRITTO!!!

  3. Sperimentando scrive:

    “E’ bene puntualizzare che ai familiari e agli amici di Forti va riconosciuto il giusto rispetto per gli sforzi che stanno compiendo ed è umanamente comprensibile che lo ritengano innocente.”
    Però dovrebbe essere *anche* loro interesse pubblicare i documenti del processo se è innocente. E il fatto che si preferica ometterli depone decisamente a loro sfavore.
    Quando ci sono in causa due campane non si può pretendere di far suonare solamente la propria anche se in Italia è di moda…

    Io firmerei subito per il sistema giudiziario americano: già sapere che nel 99% dei casi, accertati delinquenti (che vengono presi) pagano per quello che fanno – il contrario di quel che succede in Italia dove anche i delinquenti accertati recidivi scorrazzano allegramente per le strade in attesa di compiere un nuovo reato magari per qualche vizio di forma (ma non di sostanza) – è confortante.
    Ma evidentemente nel nostro paese siamo troppo abituati a preservare i diritti, anche se a scapito della giustizia.

    Ogni tanto sarebbe bene ricordarsi che oltre ai diritti dei delinquenti ci sono i diritti delle vittime, e, soprattutto, ci sono i doveri.

  4. roberto scrive:

    “di regola gli innocenti non patteggiano” Ecco, questa è una minghiata. Una cazzata enorme. Gli innocenti patteggiano e come, quando hanno la certezza assoluta di vedersi condannati. DEl resto, ai difensori dell’ammerica ad oltranza io consiglierei di traferirsi lì, e togliersi dai cosiddetti. Magari dopo un po’ cambieranno idea.

    • claudio giusti scrive:

      False confessions and incriminating statements lead to wrongful convictions in approximately 27 percent of cases. 28 of the DNA exonerees pled guilty to crimes they did not commit. The Innocence Project encourages police departments to electronically record all custodial interrogations in their entirety in order to prevent coercion and to provide an accurate record of the proceedings.
      http://www.innocenceproject.org/Content/When_the_Innocent_Plead_Guilty.php

    • John scrive:

      Oh Claudio, lo sappiamo che anche in USA ci sono gli errori giudiziari, inutile che continui a postare l’acqua calda. Il fatto che gli aerei cadano non significa che il trasporto aereo non sia sicuro, fattene una ragione.

      Roberto, chissà perché un “innocente” dovrebbe avere la certezza assoluta di essere condannato… Quanto al consiglio di trasferirsi in America, non è particolarmente felice, visto che Chico Forti l’aveva fatto, e quindi con il tuo modo di vedere le cose bisognerebbe concludere che se l’è cercata, accettando il bello e il meno bello di quello stile di vita…
      Tu stattene buono buono in Italia, che qui la giustizia è perfetta, e lascia che gli americani si tengano il sistema processuale che hanno voluto.

      • claudio giusti scrive:

        Gentile Sig. Johnny B.
        Mi permetto di ricordare che Lei ha scritto che in America:
        “non è facile che un innocente venga condannato e – anzi – è molto difficile che finisca anche solo processato”
        e che
        “di regola gli innocenti non patteggiano”
        Credo Le convenga tornare ad occuparsi di questioni di cui ha conoscenza (ricette di cucina?) e smettere di interessarsi di cose di cui non ha alcuna competenza, altrimenti si potrebbe pensare che lo faccia “per il mero gusto di frantumare un po’ di marroni”
        Con la considerazione che Ella merita.

        • Sperimentando scrive:

          1) “non è facile che un innocente venga condannato e – anzi – è molto difficile che finisca anche solo processato”, significa che di norma non succede non che è impossbile che accada;
          2) “di regola gli innocenti non patteggiano”, significa che di norma un innocente non ha vantaggi nell’accordarsi per un reato che non ha commesso (e quindi è difficile che lo faccia) non che sia impossibile che accada.

          Non è tentando di giocare con qualche frase dell’autore dell’articolo che si sposta di una virgola il discorso sul buon funzionamento del sistema penale americano.

          Ma un bel gioco dura poco e insistendo a giocare si dimostra la pochezza delle proprie argomentazioni soprattutto perché la predica arriva proprio da chi invece dovrebbe preoccuparsi di criticare gli errori che avvengono in Italia:
          http://www.errorigiudiziari.com/quattro-milioni-le-vittime-di-errori-giudiziari-in-italia/

  5. claudio giusti scrive:

    Ma almeno li guardate i telefilm? E poi con me il giochino del “guarda nel tuo paese” non attacca: me l’hanno già fatto con i dissidenti russi.Vi consiglio qualche lettura, così la smetterete di masturbarvi pensando a un sistema che fa acqua da tutte le parti:

    Chicago Tribune Justice derailed (9 reports)
    http://www.chicagotribune.com/news/watchdog/chi-justicederailed-htmlstory,0,7884432.htmlstory
    Forensics Under the Microscope
    http://www.chicagotribune.com/news/watchdog/chi-forensics-specialpackage,0,7787855.special

    Denver Post Trashing the Truth
    http://www.denverpost.com/evidence

    American Statesman
    Sloppy lawyers failing clients on death row
    http://www.savecathyhenderson.org/sloppy_lawyers_failing_clients.pdf

    St. Petersburg Times
    Under Twelve Under Arrest
    http://www.sptimes.com/News/webspecials/under12/
    Minimum age for criminal prosecution as an adult
    http://www.familyimpactseminars.org/s_ncfis03c03.pdf

    Courier Journal
    Justice Delayed, Justice Denied
    http://wjfa.net/violence/failed_system.html
    http://www.policeone.com/news/57706-Hundreds-of-Felony-Cases-Never-Prosecuted-in-Bullitt/

    The Atlantic Monthly
    Alan Berlow: The wrong man
    http://www.theatlantic.com/past/docs/issues/99nov/9911wrongman.htm

    The Economist
    America’s Death Penalty Lottery. June 8th 2000
    http://www.economist.com/displayStory.cfm?story_id=315416
    A nation of jailbirds Apr 2nd 2009
    http://www.economist.com/world/unitedstates/displayStory.cfm?story_id=13415267
    Gulags in the sun Aug 13th 2009
    http://www.economist.com/displayStory.cfm?story_id=14222337
    Too many laws too many prisoners July 22nd 2010
    http://www.economist.com/node/16636027?story_id=16636027

    Seattle Times
    An Unequal Defence.
    http://seattletimes.nwsource.com/news/local/unequaldefense/
    Your Court, Their Secrets
    http://seattletimes.nwsource.com/html/yourcourtstheirsecrets/

    Atlanta Journal Constitution
    A Matter Of Life Or Death: Death Still Arbitrary
    http://www.ajc.com/metro/content/metro/stories/deathpenalty/

    • Sperimentando scrive:

      Chi gioca qui sei tu, lo ribadisco, visto che sei duretto di comprendonio.
      Continui a svicolare dall’oggetto dell’articolo, pretesto per criticare il sistema giudiziario americano. Ma quali sono gli errori compiuti ai danni di Forti?
      Se un articolo parla di mele non è corretto tirare in ballo tutti gli altri frutti con la scusa che si sta parlando sempre di frutta (divagare un paio di volte è un conto, continuare a farlo dimostra le reali intenzioni).

      Quanto ai telefilm, la giustizia non si fa/amministra certo con i telefilm o i programmi di intrattenimento…

      • claudio giusti scrive:

        Lei proprio NON capisce. Gli articoli iniziano con un peana alle bellezze del sistema giudiziario americano e questo dimostra la NON competenza di chi li ha scritti. Poi sul caso di Chico Forti ci sono un sacco di cose da dire, ma non ho intenzione di discuterne con chi NON ha la più pallida idea di come funziona il sistema giudiziario americano.

        • il moralizzatore scrive:

          Segui un buon consiglio, stacca per almeno un mese da internet e vai al mare o in montagna, quella sfilza di link che posti in continuazione fanno pensare a un monomaniaco depresso nel buio della sua stanzetta intento a leggerseli tutti.
          Credici, non sarà la tua ossessione per il caso a cambiare le cose.
          Il tizio è stato giudicato colpevole dalla giustizia statunitense e si farà tutti gli anni di galera, a differenza che in Italia..

          • claudio giusti scrive:

            Lei promette di farsi i cazzi suoi e di non rompere quelli che sanno di cosa si parla ??????????????????????

          • il moralizzatore scrive:

            Sì te lo prometto, se vai un mese in vacanza senza internet e la pianti di ammorbarci coi tuoi inutilissimi link che non legge nessuno.

  6. Lia scrive:

    ma davvero c’è gente che crede che il sistema giudiziario americano funzioni bene?? ahahahaahahahahaha, premio per la barzelletta dell’anno! levatevi le fette di prosciutto (a stelle e strisce) dagli occhi e rendetevi conto di come stanno le cose! america non ha mai fatto rima con giustizia

  7. Mirella scrive:

    Gent. Sig.B

    i sostenitori di Forti stanno cercando di manipolare l’opinione pubblica senza fornire argomentazioni valide e soprattutto PROVE alle loro affermazioni.
    Prima di aderire tutti dovrebbero verificare le informazioni che devono essere necessariamente divulgate con i documenti processuali! Alcuni personaggi pubblici oltre ad ignorare il sistema giustizia americano, non si preoccupano mai di approfondire le vicende per le quali si espongono. Basta documentarsi un minimo per trovare gia’ alcuni documenti che cozzano con la versione innocentista .http://www.albaria.it/chicco_forti/thomas_knott.htm
    Chico Forti menti’ riguardo l’incontro con Dale Pike ancora prima di mentire alla polizia( con la moglie, con il suocero, con Anthony Pike, con Thomas Knot, con il poliziotto GarY Schiaffo) e questa e’ solo una delle cose taciute dagli innocentisti………
    La prego di scrivere al” Miami -Dade County Clerk Criminal Justice Office” per farsi spedire tutti i files del processo, cosi’ potremo finalmente divulgarli in rete al fine di formare quella ” massa critica” che i sostenitori del Forti auspicano.

    Con stima

    Mirella

  8. Mirella scrive:

    Fino a questo momento, avvocato Bierman, con il dovuto rispetto per le prerogative della difesa, lei non e’ mai stato cosi’ abile da riuscire a dare alcuna spiegazione relativa all’enormita’ e alla molteplicita’ delle menzogne che l’imputato ha sciorinato in relazione a questo delitto, in relazione alla persona di Dale Pike e riguardo all’interesse che egli nutriva per l’acquisizione dell’albergo…
    Mai. Sapete perche’?
    Perche’ non ci puo’ essere alcuna spiegazione, in quanto il suo assistito e’ colpevole.
    La difesa ha tentato di dirvi che la ragione per la quale l’imputato disse alla moglie Heather che non aveva visto Dale Pike era dovuta al ritardo accumulato. Che differenza poteva fare quel ritardo?
    Se la sola persona destinataria della menzogna fosse stata Heather Forti, sarebbe ancora comprensibile, ma la menzogna fu riferita ad altri… Fu riferita a Eric Crane (suocero del Forti ndt) e Tony Pike…
    Questa e’ la prova.
    Pike chiamo’ per giorni e giorni. Questa prova e’ proprio sotto i vostri occhi. Il padre di Dale chiamo’ per giorni. Diceva: «Mio figlio non e’ cosi’ irresponsabile. Chiamava e scriveva…».
    L’imputato mentiva, mentiva e mentiva, conducendo quel padre lontano dalla verita’ e deviandolo verso una ricerca impossibile.
    Qual e’ la spiegazione di tutto questo?
    Anche se vi fosse stata la piu’ comprensibile tra le ragioni – ma noi sappiamo che non vi e’ stata – per dire «io non ho mai visto Dale Pike» alla moglie nella giornata del 15 febbraio, quale potrebbe mai essere la ragione per dire cio’ a Tony Pike, reiteratamente, facendolo preoccupare per la mancanza di suo figlio.
    E ora parliamo di Paul Steinberg.
    Anche se l’imputato chiamo’ Paul Steinberg prima di incontrare Dale Pike, se era abbastanza importante chiamarlo e dire che non era giunto all’appuntamento perche’ non fu altrettanto importante richiamarlo e dire che era arrivato. Sappiamo dall’esame dei tabulati telefonici che l’imputato chiamo’ Paul Steinberg il 16 oppure il giorno11 e poi di nuovo il 16.
    e’ noto alla Corte… e’ noto a noi tutti.
    Ma l’imputato afferma che, forse, non era sempre in possesso del suo telefono cellulare.
    Ma, andiamo! Non c’e’ nessuna prova che qualcuno abbia usato il suo telefono, eccetto lui. Chiamo’ Paul Steinberg e gli disse che Dale non era mai arrivato e questa affermazione non fu mai modificata.

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