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Internidi Luca Massaro
pubblicato il 16 novembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

«Come il mondo fisico è governato dalle leggi del moto, così l’universo morale è retto dalle leggi dell’interesse». Claude-Adrien Helvétius (De l’Esprit)

L’Italia, più che essere ancora il paese della Commedia dell’arte, è diventato il teatro della Commedia della Ragione. Non esiste altro luogo al mondo dove i cittadini sono raggirati dalla loro classe dirigente e, in primo luogo, dal loro Principe, come da noi. La Ragione è continuamente distorta, vilipesa, sodomizzata nelle segrete stanze del potere. E il bello (il brutto) è che per una moltitudine di persone questo non accade, che tutto si svolge per il bene del cittadino e della collettività. Ci sarebbe molto da ridere, se non piovessero lacrime continue dal cielo azzurro italiano berlusconi Linteresse non mente (lo stesso che fa da sfondo al simbolo del PdL).

L’ESPERIMENTO – Siamo qui, noi italiani, a fare da cavia sperimentale, rinchiusi in un grande laboratorio politico a farci vivisezionare, a evidenziare per altri fortunati spettatori civilizzati come il gioco della democrazia si faccia sempre più sporco, falsificato: i contendenti dell’agone politico non partono più che per convenzione ad armi pari. Una testa un voto: richiamo per l’allodole.  È inconcepibile come la via italiana al conflitto di interessi non abbia attirato nel nostro paese numerosi investitori stranieri che hanno, invece, difficoltà di tal genere nei loro rispettivi paesi d’origine. Dato che per una persona, in Italia, si legifera ad hoc da ormai quasi trent’anni, non si capisce perché anche altri non abbiano beneficiato degli stessi criteri di salvazione per consolidare e amplificare il loro potere economico e politico. Se, con un po’ di lungimiranza, Bernie Madoff si fosse stabilito in Italia con un discreto anticipo, non avrebbe conosciuto la condanna e la gogna mediatica alla quale è ora costretto a pagare pegno. Idem per altri magnati plutocrati che, se operassero in Italia, non dovrebbero paventare alcun limite al loro campo d’azione (“Le sentenze europee? Possono morire”.) Non è un caso che quel marpione di Rupert Murdoch abbia investito e investa cospicuamente nel nostro paese (a mio avviso, egli rappresenta l’unico serio potere economico in grado di ostacolare la malattia berlusconiana, in quanto usa le stesse sue armi di distrazione di massa).  In fondo l’operato politico berlusconiano è di una semplicità sconfortante: quest’ennesimo tentativo di riforma della giustizia è un chiaro richiamo al diritto naturale, alla conferma cioè dello status quo di chi detiene il potere; in breve, è un inno alla legge del più forte. Berlusconi è uno spensierato spenceriano che da anni è mentore di molti leader mondiali, a cominciare dal suo amico e discepolo russo, Vladimir Putin, despota democratico, per il quale incarna un modello di riferimento, un po’ come Mussolini per il fallito pittore austrico, del quale fu maestro e modello.

LA CURA? – Ha ragione Pannella: la malattia berlusconiana è un portato dell’agonia partitocratica. Berlusconi è l’effetto del degrado della partitocrazia. Cose note. La disaffezione del cittadino dalla cosa pubblica, il disinteresse, la berlusconi riflette Linteresse non mente non partecipazione, la prigione televisiva, la gabbia dell’outlet e dell’ipermercato, il gulag del divertimento di massa; per carità, solo pruriti particolari rispetto alle terribili torture dei regimi dittatoriali. Ma comunque quando queste prigioni dilettevoli non vengono percepite e, anzi, vengono promosse come il paradiso della realizzazione sociale collettiva, occorre prestare attenzione perché, come ammoniva Helvétius, “la libertà, come la salute, è un bene della cui importanza ci si accorge solo dopo che lo si è perso”. (De l’homme).  Alla domanda di Montaigne: «Che verità è quella [berlusconiana], che è limitata a queste montagne e che per la gente che sta dall’altra parte è menzogna?», si può rispondere: la verità berlusconiana è il convogliamento dei desideri mimetici delle masse in un unico individuo che ha saputo ben interpretare le dinamiche sottese al loro stesso desiderio. Berlusconi è un Andreotti centuplicato, è l’insieme di tutta la quintessenza partitocratica incarnata da un uomo solo. Ma viceversa ai partiti che ogni tanto, per dare sostegno al proprio consenso, elargivano ai propri elettori concreti vantaggi, Berlusconi regala ai propri sostenitori solo il sogno del suo consolidamento economico-finanziario. Alcuni decenni orsono circolava un mantra che diceva che «quel che va bene per la Fiat va bene per l’Italia». Oggi ne circola invece un altro: quel che va bene per le sue televisioni va bene per Berlusconi, ma dietro questo non c’è una concreta Cinquecento, ma solo la sua pubblicità.

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