La grande flotta verde è già affondata
di Mazzetta - L'amministrazione Obama ha puntato sui biocarburanti per la Marina e ha perso la scommessa. Nell'ottobre del 2009 Mabus presentò la "Great Green Fleet". L'idea era quella che un "cliente" come la marina americana potesse fungere da volano per il mercato dei biocarburanti e investire con successo nei "carburanti del futuro" facendo decollare il mercato
Il segretario alla Marina Ray Mabus aveva un ottimo piano, che è fallito dopo appena tre anni.
L’ESERCITO BEVE PETROLIO - L’esercito americano consuma una quantità spaventosa di carburante e la marina non è da meno. In Afghanistan si bruciano 22 galloni di gasolio per ogni soldato al giorno, che in litri sono più di 83. La marina invece in un anno brucia 1.6 miliardi di galloni, poco più di sei miliardi di litri per un conto finale ovviamente declinato in miliardi di dollari solo per far muovere le macchine. In Afghanistan i marine hanno sperimentato con successo alcune unità ad alimentazione solare che hanno ridotto il consumo di gasolio del 90%, liberando per di più le truppe dai gravosi compiti di trasporto e custodia del carburante, ma per la marina le opzioni a portata di mano sono molto più limitate.
L’IDEA VERDE - Nell’ottobre del 2009 Mabus presentò la “Great Green Fleet” (la Grande Flotta Verde) un programma ambizioso secondo il quale la marina americana avrebbe dovuto soddisfare entro il 2020 una quota di almeno il 40% del consumo con fonti rinnovabili, che nel caso Mabus individuava nei biocarburanti. Il problema rappresentato dal fatto che la produzione dei biocarburanti adatti ad essere impiegati su aerei e navi non è tanto sviluppata da soddisfare le richieste della marina, Mabus pensava di risolverlo con il finanziamento da parte del governo di alcune raffinerie.
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UN VOLANO PER IL PROGRESSO - L’idea era quella che un “cliente” come la marina americana potesse fungere da volano per il mercato dei biocarburanti e investire con successo nei “carburanti del futuro” facendo decollare il mercato, in fondo il mercato del carbone e anche quello del nucleare hanno tratto grande impulso dai consumi delle marine militari. L’idea era che la Marina, il Dipartimento dell’Agricoltura e quello dell’Energia avrebbero investito 170 milioni di dollari ciascuno direttamente in raffinerie dedicate, inaugurando così un nuovo mercato.
IL PRIMO PASSO - Mabus annunciò che il primo obiettivo sarebbe stato quello di vedere quanto prima operativo un intero gruppo navale a supporto di una delle portaerei americane, di solito composto di nove squadroni di caccia, una dozzina di elicotteri, e almeno un incrociatore lanciamissili e una nave cisterna. Una grande varietà di mezzi che usano carburanti diversi.





















Il progetto era molto bello, ma agli americani proprio di sostenere l’ambiente non gliene frega proprio niente !
Basti pensare al fatto che sono usciti dal protocollo di Kyoto !
E’ assurdo però, che vengano consumate quantità così disumane di combustibili, quando le soluzioni CI SONO e ce ne sono tante !
Assurdo, viviamo in un mondo che nel giro di qualche decennio collasserà su se stesso !
Gli americani in Kyoto non sono mai entrati..
Chi è uscito è fortunatamente il Canada.
Per inciso non c’è alcuna variazione climatica,tantomeno riscaldamento.
LOVELOCK AMMETTE: “GAIA” NON SI E’ SURRISCALDATA AFFATTO http://www.lindipendenza.com/lovelock-ammette-gaia-non-si-e-surriscaldata-affatto/
Pertanto è demenziale questa lotta alle emissioni di CO2.
Anche in considerazione della truffa che comporta.
Il ‘Cap-and-Trade’ del CO2 è un meccanismo geniale per riempire le tasche di pochi furbi con i soldi dei contribuenti europei (ma soprattutto italiani) e fornire visibilità a politici cinici ed irresponsabili, senza tuttavia apportare alcun beneficio misurabile all’ambiente.
E’ un meccanismo che deprime le già depresse economie europee.
E che rende ancor più appetibile la delocalizzazione delle industrie verso i paesi non soggetti ai vincoli del Protocollo di Kyoto ( che sono in tutto 155).
http://www.thefrontpage.it/2011/07/02/il-cap-and-trade-del-co2/
Riguardo il progetto dei biocarburanti è avversato ormai dagli stessi ambientalisti che sbraitano ancora per salvare il pianeta da un caldo inesistente.
Allarme da Greenpeace: la benzina verde minaccia il clima e le foreste
http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2011/07/19/allarme-da-greenpeace-la-benzina-verde-minaccia-il-clima-e-le-foreste/
IN DUE PAROLE:
Popoli deportati, foreste rase al suolo per far posto a piantagioni di olio di palma.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/01/un-documentario-tedesco-accusa-il-wwfalleato-delle-aziende-piu-spregiudicate/149138/
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Che commento buffo, provi a rileggere prima di pubblicare
E si renda conto, ormai il contributo antropico al riscaldamento globale e l’esistenza dello stesso sono ormai negati solo da una frangia di freak degni di far compagnia a quelli che delirano di scie chimiche e rettiliani.
Certo che linkare un sito leghista come fonte per un dibattito scientifico è davvero originale… ;)
la comunità scientifica non è affatto universalmente schierata a favore delle teorie del global warming come lei tende a credere.
le segnalo questo video molto interessante, ormai un po datato, ma sempre attualissimo:
http://www.youtube.com/watch?v=4zOXmJ4jd-8