Sarà velocissimo. E si schianterà.
16/11/2009 - GIUDIZI - Già questa elencazione sintetica lascia intuire quanto siano lunghi e farraginosi i meccanismi procedurali.Se poi analizziamo meglio i singoli punti, scopriamo che tutta la fase che si conclude con la sentenza di primo grado racchiude in sè quattro
GIUDIZI - Già questa elencazione sintetica lascia intuire quanto siano lunghi e farraginosi i meccanismi procedurali.Se poi analizziamo meglio i singoli punti, scopriamo che tutta la fase che si conclude con la sentenza di primo grado racchiude in sè quattro momenti che rappresentano tutti altrettanti processi o “mini-processi“. L’attività della Polizia Giudiziaria, infatti, è sottoposta a tutta una serie di garanzie difensive e a rigorosi obblighi di puntuale documentazione. In un certo senso già la Polizia Giudiziaria esprime un giudizio – sia pure di natura inquisitoria – in ordine alle responsabilità dell’indagato. Dobbiamo infatti tenere a mente che la Polizia Giudiziaria è un organo pubblico, obbligato ad agire in regime di imparzialità e buona amministrazione, per cui deve anche ricercare e valutare le prove e gli elementi scriminanti, oltre a quelli incriminanti. Analoghi doveri ha il Pubblico Ministero, che dovrebbe chiedere il rinvio a giudizio solo quando ritenga – sulla base di elementi oggettivi – che l’indagato sia effettivamente responsabile del crimine contestatogli. In caso contrario dovrà procedere l’archiviazione. Inoltre l’attività del P.M. è sottoposta al controllo di un Giudice terzo, il G.I.P.. A sua volta, l’udienza preliminare è un processo: in essa un giudice terzo (il G.U.P.) deciderà se rinviare a giudizio o meno l’indagato, che nel frattempo è diventato imputato, dopo aver valutato gli elementi proposti dal Pubblico Ministero e dalla difesa.
PROCESSO – E infine c’è il processo vero e proprio, il dibattimento, nel quale – di norma – tutto ciò che è stato fatto in precedenza va sottoposto a nuova valutazione perché non sono ammesse prove pre-costituite. Un innesto fallito. Questo complesso meccanismo è frutto dell’infelice passaggio dal sistema inquisitorio che caratterizzava il nostro processo penale fino al 1988 al sistema accusatorio (di cultura anglosassone) introdotto con il nuovo codice di procedura penale, nel quale vigono i principi di parità tra accusa e difesa, terzietà del giudice, formazione della prova in dibattimento. Passaggio infelice, s’è detto: infatti non abbiamo sostituito il nostro vecchio sistema con quello
nuovo, ma in realtà abbiamo preteso di importare, innestare, adattare il modello accusatorio nel nostro ordinamento processuale, senza tener conto del fatto che nei paesi anglosassoni quel modello in tanto funziona in quanto esiste tutto un contesto (a livello di indagini preliminari, separazione delle carriere, titolarità e meccanismi dell’azione penale, ecc…) che è cresciuto assieme a quel modello ed è con esso armonizzato. Noi invece abbiamo innestato quel modello nel nostro contesto, senza un’efficace operazione di armonizzazione: l’innesto non ha funzionato. Facciamo un esempio: sia nel sistema americano che in quello italiano l’attività della polizia giudiziaria non può precostituire prove (se non in casi particolari). Per questa ragione negli Stati Uniti quell’attività è snella e spedita. In Italia, invece, la stessa attività è sottoposta a una puntigliosa documentazione: un mare di scartoffie che al momento del dibattimento perdono qualsiasi valore pratico. Un inutile aggravio di tempi, che contribuisce ad appesantire l’iter processuale, ad aumentarne i costi, a prolungarne la durata.
IL SISTEMA - Poi abbiamo un farraginoso sistema di notifiche, di competenze, di compatibilità… tante formalità tra le quali un buon avvocato non mancherà di trovare irregolarità che costringano a rinnovare atti e rinviare udienze. C’è poi il problema degli organici: i magistrati sono troppo pochi in relazione al numero dei procedimenti pendenti, nè dispongono di tutto il sostegno logistico occorrente per fronteggiare simili carichi di lavoro. Non possono selezionare le pratiche, perché l’azione penale è obbligatoria per tutti i reati. E le pratiche aumentano in modo esponenziale, perché reati e criminali non diminuiscono, complice anche l’eseguità delle pene realmente scontate rispetto a quelle edittali, che finisce per rimettere velocemente in libertà ogni genere di malfattori. E del resto, se le pene concretamente scontate fossero più alte, gli istituti penitenziari collasserebbero. Un serpente che si morde la coda, quindi. In una simile situazione di drammatica inefficienza (sulla quale potremmo parlare ancora a lungo e citare numerosi altri problemi) come si può pensare di ridurre i tempi dei processi semplicemente accorciandone i termini prescrizionali? Serve ben altro per riportare i processi sui binari della speditezza e dell’efficienza. Servono riforme strutturali che necessariamente devono nascere da analisi tecniche approfondite e devono poter contare su una larga condivisione tra le forze politiche e istituzionali. In caso contrario, l’unico risultato sarà quello di mandare a monte migliaia di processi. Sarà sicuramente una cosa veloce, ma evitiamo di chiamarlo processo veloce e – soprattutto – evitiamo di chiamarla Giustizia.













se volessimo riassumere il tuo articolo (senza sminuirne il contenuto che condivido) potremmo dire: una riforma vera della giustizia richiede innanzitutto risorse, le risorse non ci sono, quindi tanto per poter dire di aver “fatto qualcosa” si fanno riforme a “costo 0″ che non risolvono nulla.
questo senza nemmeno necessità di andare ad infamare il povero presidente del consiglio dicendo che si fa le leggi ad personam.
Non sono convinto che le risorse non ci siano. Il nostro sistema Giustizia ha un bilancio enorme. Il problema è strutturarlo in maniera che le sfrutti molto meglio. Questa legge non è un riforma della Giustizia, non è una legge che serve a ridurre i tempi del processo: è a tutti gli effetti una legge che riduce i termini di prescrizione. Quantomeno, così sembra da quello che se ne sa. Una legge simile fa solo danni, a mio parere.
guarda io ti dico quel che vedo: uffici senza carta (a roma per mesi la carta la mettevano avvocati e magistrati), uffici senza ufficio copie (gip presso tribunale di civitavecchia), uffici con ufficio copie ma senza addetti (gip presso il tribunale di viterbo), uffici sotto organico (praticamente tutti gli uffici giudiziari di roma). a roma una sezione penale dovrebbe essere composta da 10 magistrati, se ce ne sono 7-8 è grasso che cola e molti buchi sono coperti temporaneamente da giudici onorari (con l’inconveniente che i processi restano bloccati o regrediscono a causa del mancato consenso delle parti alla lettura degli atti). la media dei ruoli per ogni giudice oscilla tra i 300-400 procedimenti (per i più fortunati) ai 500-600 (con alcuni picchi anche più alti).
continui rinvii di udienze a causa del ruolo troppo carico (cioè quando arrivi a fare le 17.00 in tribunale e mancano ancora da dafinire determinati processi).
e tante altre cose ci sarebbe da raccontare al riguardo.
Ora le cose sono due: o i soldi non ci sono ( e questi sono gli effetti) oppure i soldi se li mangia il ministero della giustizia.
in ogni caso resta il fatto che in queste condizioni si potrebbero apportare tutti i miglioramenti possibili al codice di procedura e all’organizzazione degli uffici ma il problema non si risolverebbe se non marginalmente. il problema si comincia a risolvere riempiendo gli organici e creando nuovi uffici giudiziari per rispondere all’aumentata domanda di giustizia
Ok. Però è un fatto che in Italia sono tutti senza soldi e risorse: non c’è un solo settore che dica: “Ehi gente, io sto a posto”.
Sicurezza, Giustizia, Sanità, Istruzione, Difesa, Ricerca… tutti lamentano mancanza di personale e di risorse. Un po’ ovunque si sentono le stesse cose: manca la carta, mancano i PC, manca questo e manca quest’altro.
E hanno ragione: mancano veramente. Il problema è che non mancano altre cose, dove i soldi non sono mai lesinati. Potrei fare mille esempi di sprechi assurdi di risorse in quegli stessi uffici dove si lamenta che manca la carta per scrivere.
Ma questa non è una novità. In certe amministrazioni si comprano migliaia e migliaia di costosi PC portatili, ma manca la carta.
E non parliamo di quanto si risparmierebbe utilizzando dell’ottimo software opensource al posto di certe suite ultracostose utilizzate all’1% delle possibilità. Giusto per dirne una tra mille.
Il Ministero di Giustizia assorbe ogni anno circa 7,5 miliardi di euro, ossia quanto spende il Dipartimento di Pubblica Sicurezza.
E anche come organici siamo lì: fra i 90.000 e i 100.000 dipendenti.
Con i suoi soldi la P.S. stipendia il personale, mantiene le strutture, assicura una marea di servizi, gestisce una massa imponente di assetti che vanno dai cani agli aerei, con specialità di ogni tipo.
E una consistente parte del suo personale lavora negli uffici giudiziari svolgendo compiti che non gli competono.
No, secondo me non è questione di risorse, ma di sprechi e di cattiva organizzazione.
Cavolo, un articolo che condivido riga per riga!
Vorrei solo segnaare a margine un fatto di cui ho notizie solo di seconda mano.
e che mi è stato spiegato da una persona che lavora nella polizia.
Gli avanzamenti di carriera dei magistrati sono funzione, tra le altre cose, del risultato della loro attività;
Capita quindi, come mi è stato riferito, che molte valide attività di indagine vengano vanificate per vizi formali dagli stessi magistrati.
così di primo acchitto mi sembra una emerita cazzata, la classica storia che si raccontano i poliziotti per autoassolversi delle cavolate che fanno.
pur nella genericità della tua affermazione ritengo che quelli che tu chiami “vizi formali” corrispondano alle amplissime categorie di vizi degli atti di indagine che implicano mediamente una violazione dei diritti dell’indagato o una violazione delle regole di controllo sull’attività della PG (insomma robetta).
ergo a fronte di un vizio del genere gli atti sono nulli ex lege (violando regole fondamentali) e se il magistrato (pm o gip) non li censura subito si rischia di andare a fare un processo su un atto che domani si rileverà inutilizzabile con il risultato magari di aver fatto tanto lavoro per nulla.
secondo poi laddove il magistrato abbia un onere di controllo e verifica sull’operato della PG anche eventualmente convalidare o dare corso ad un atto di indagine rientra comunque nel discorso “produttività” quindi sotto questo profilo che si censuri un atto o gli si dia corso ritengo sia mediamente indifferente sotto il profilo della quantità di lavoro svolto.
Non credo nemmeno io che sollevare o rilevare vizi formali aiuti la carriera di un magistrato.
I meccanismi di carriera sono altri, e non necessariamente legati alla “produzione”.
Peraltro a rilevare i vizi ci pensano molto bene gli avvocati, già davanti al GUP.
Quello che si cerca (Bipartisan) è un “”Toccasana”" che risolva i LORO problemi giudiziari. Anche ai Politici di sinistra, e che si possa far passare come una buona “”Soluzione”" acettabile e “”Vendibile”" ai Cittadini anche se Questi saranno ingannati. La Buffonata che gente come Feltri o Bel Pietro vuole far apparire come “”PERSECUZIONE”", non è altro che l’ammissione che, Berlusconi ha commesso la maggior parte dei reati amministrativi che gli si addebitano (incluso corruzione di Giudici e Funzionari) oltre all’evasione di tasse e altri obblighi Fiscali. Certo, altri imprenditori, direi tutti, hanno commesso di questi reati, ma questo non giustifica che si dabba chiamare PERSECUZIONE il fatto che si chiami a risponderne chi FA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. E’ come se il CAPO DELLA MAFIA, definisse PERSECUZIONE il fatto di essere “”COSI’ RICERCATO”" mentre altri mafiosi lo sono meno o non lo sono affatto per mancanza di prove.
sarebbe interessante fare un confronto tra questo disegno di legge e quello presentato dalla Finocchiaro a suo tempo, così tanto per vedere quale dei due fa più schifo
è chiaro che il ddl della Finocchiaro non aveva nessuna possibilità di diventare legge mentre questo del Pdl è probabile che riesca a passare perché interessa a Silvio
quando una legge serve a Silvio i parlamentari fanno le ore piccole per approvarlo in tempo
la cosa più interessante è vedere i tempi di approvazione: ci sono disegni di legge fermi alla camera da secoli che magari servirebbero al paese in un momento di crisi grave come quello attuale ed incredibilmente le leggi che interessano berlusco silvioni vengono approvate in tempi record.
GRazie!
la prossima volta non farò la figura di quello che si beve ogni genere di fesseria
io non capisco tutto questo fiorire di commenti sui tecnicismi della proposta “riforma” sul processo breve. Treni che si fermano in mezzo alla campagna perché il tempo è scaduto? Il paragone è azzeccatto, certo, ma io crecdo che l’unico commento sensato è che il capo del governo è disposto a scassare completamente il sistema giudiziario pur di salvarsi dai processi. Alimentare dibattiti sui pro e i contro di questa possibile “riforma” (anche il nome sarebbe da discutere) finisce per rendere dibattibile l’insostenibile e plausibile l’assurdo. Rileggetevi il testo del ddl e tremate, altro che risorse. Quella proposta è insostenibile a prescindere dalle risorse disponibili, perché il principio portato avanti è assurdo.
il principio è giusto e sacrosanto: un cittadino non può restare sotto processo senza sapere che fine farà per anni e anni.
il problema è che nel nostro caso si strumentalizza il principio per ottenere uno scopo che non è certo quello di soddisfare gli interessi dei cittadini comuni che invece subiranno una specie di amnistia mascherata.
Marcello, la tesi del governo (e anche di parte dell’opposizione, ad esempio Violante) è quella che non bisogna respingere una buona legge solo perché procura vantaggi anche al presidente del consiglio.
Questo articolo vuole evidenziare che anche sotto questo profilo la legge in argomento non è buona, analizzandone alcuni aspetti nel contesto dell’esigenza di assicurare speditezza alla giustizia.
Capisco che è molto più eccitante fare tifoseria da stadio Berlusconi sì/Berlusconi no, ma rammento che la Corte Costituzionale ha bocciato il “lodo Alfano” con un ragionamento tecnicistico, non certo con cartelloni e striscioni anti-Berlusconi.
Sarà pure, ma rispetto a una regola che ferma i treni in ritardo in mezzo alla campagna non ce la faccio più a leggere (su tutta la stampa) commenti che iniziano con “la puntualità dei treni è obiettivo condivisibile”. E’ più urgente dire che che chi ferma i treni in mezzo alla campagna ha in mente di favorire i TIR od ostacolare chi viaggia in treno.