Inchiesta

Marina Sereni: il futuro dell’Italia e il Partito Democratico

17 novembre 2009

Abbiamo intervistato la neo vicepresidente del Pd. Una lunga chiacchierata, sul nostro Paese, sulla sinistra, sul suo partito. Con la speranza che in un modo o nell’altro, tutti e tre se la caveranno

E’ sempre un piacere incontrare Marina Sereni. La conosco da diversi anni, e ne apprezzo capacità ed impegno. Abbiamo parlato per un p0′ delle cose che ci stanno più a cuore. Marina ha una militanza giovanile nel PCI, poi a poco più di 30 anni diventa Assessore regionale alla programmazione e alle politiche sociali in Umbria, dove è nata. Dal 2001 il salto a Roma, al parlamento. E’ entrata con Piero Fassino  nella Segreteria nazionale dei DS, prima come responsabile Esteri, poi dell’Organizzazione, fino alle politiche del 2006. Nel Pd è stata vicepresidente vicario del gruppo. Ha appoggiato la mozione di Dario Franceschini.marina sereni

Mi fa molto piacere che tu sia diventata la vicepresidente del Pd

Grazie. Dov’è la domanda?

Eccola: come mai una ex comunista, ex Ds, ha scelto di stare con Franceschini?

Per diverse ragioni. Ero e sono convinta che la proposta di Dario fosse più vicina al progetto originario del Pd

E cioè?

Un grande partito riformista, capace di parlare alla società frantumata e corporativizzata di oggi, al mondo dei lavori e delle imprese, e di unire il Paese su una idea di cambiamento radicale e di modernizzazione.

Un partito di sinistra?

In questi giorni Rutelli e altri lasciano il Pd dicendo che il progetto è fallito e che siamo tornati ad essere “un partito di sinistra”. Ecco io credo invece che il Pd sia e debba essere un partito progressista, di centrosinistra, l’unico capace di rispondere alle domande di quegli elettori “mobili”, che alcuni erroneamente chiamano moderati, che chiedono innovazione e riforme difficili. Proprio nella candidatura di Dario mi sembrava più forte la consapevolezza di questa grande sfida politica e culturale.

Bersani ha un’altra idea?

Bersani, la cui vittoria è netta e va riconosciuta lealmente, dovrà tenere conto delle nostre idee se vuole contrastare il rischio di defezioni e di allontanamenti anche silenziosi e invisibili tra gli elettori. Di Franceschini inoltre ho apprezzato la determinazione e la disponibilità nei mesi in cui ha guidato il partito, prendendolo in mano in una situazione di drammatica difficoltà e restituendolo certo più forte e in salute. I tre milioni di elettori alle primarie ci dicono che il Pd è in campo, ha svolto una discussione vera ed è una risorsa per la democrazia italiana.

Le primarie sono state un successo, nonostante ci fosse un po’ di disillusione generale. Meglio quelle che incoronarono Prodi prima e Veltroni poi, o meglio queste?

Il 25 ottobre è stato il punto culminante di una competizione vera, in cui certo un candidato partiva con un discreto vantaggio (organizzativo e di sostegno di pezzi importanti dei gruppi dirigenti e amministrativi) ma il cui esito non era predefinito. Bersani ha raccolto 1 milione e 600.000 voti, Franceschini oltre 1 milione, Marino più di 300.000. E’ un risultato che impegna Bersani alla guida del partito ma che consegna a Franceschini una grande responsabilità, quella di condividere la direzione del Pd da un ruolo importante come quello di capogruppo del Pd alla Camera.

Cosa chiedono gli elettori di Franceschini, secondo te?

Gli elettori che hanno votato per Dario credo ci chiedano contemporaneamente due cose: di non rinunciare alle idee che abbiamo portato nel congresso e nelle primarie e, insieme, di essere leali e collaborativi con il segretario eletto. Pd_VeltroniIn sintesi credo che queste primarie siano la prova che il Pd è maturo, che il pluralismo è una ricchezza se costruisce poi la sintesi.

Le primarie hanno incoronato Bersani anche oltre il consenso avuto dai soli iscritti. Io non me lo aspettavo. E tu?

In parte era un risultato prevedibile. Ma c’è un dato che ha spiazzato anche me e riguarda il mutamento qualitativo del “popolo delle primarie”. E’ tornato a votare un elettorato più marcatamente “di sinistra”, un po’ più anziano di quello di due anni fa. Manheimer ha fatto un’analisi molto interessante delle differenze tra gli elettori che hanno votato Bersani, Franceschini, Marino. Dario raccoglie un voto più giovane, con titoli di studio più elevati, più femminile, più di “centrosinistra”, con una porzione più ampia di cattolici praticanti. Credo siano elettori preziosissimi per il progetto del Pd.

A proposito di segretari del Pd: ho letto che ti è piaciuto tantissimo l’ultimo romanzo di Veltroni. Meglio come romanziere o come segretario?

Il romanzo è bello e ha anche un messaggio “politico”. Come segretario Veltroni è stato coraggioso e ha avuto una forte intuizione e capacità di innovazione all’inizio della vita del Pd, con il discorso del Lingotto e poi con la campagna elettorale. Poi credo abbiamo fatto alcuni errori, dopo le elezioni. Se devo fare un rimprovero a Walter, credo non abbia avuto abbastanza fiducia nelle forze che lo avevano sostenuto e si sia troppo presto arreso alla logica dei “caminetti”. C’è da dire che c’è stato anche del “fuoco amico”…

5 commenti a Marina Sereni: il futuro dell’Italia e il Partito Democratico

  1. Tess

    Ottima intervista. Da sostenitrice di Bersani, ovviamente non ho timori sul progetto del segretario e apprezzo molto chi ha scelto di rimanere perchè nel Pd ha sempre creduto. In bocca al lupo alla neovicepresidente, allora :)

  2. La necessità della seconda gamba della democrazia è palese più che mai in questo momento.
    Un PD finalmente capace di mostrare un progetto politico non farebbe altro che bene.
    D’altra parte continuo a non capire. Cosa si sarebbe dovuto fare per fronteggiare la crisi? Quale era la linea politico-economica che avrebbero voluto seguire? Considerando che, come ha affermato la Sereni stessa, Tremonti ha cercato di non aumentare le spese ma il debito pubblico è cresciuto comunque da dove avrebbe tirato fuori le risorse per dare e fare qualcosa che avrebbe rilanciato l’Italia?

    Se sento lotta all’evasione urlo.

  3. ipazia

    Oh,la signora!Come si è mantenuta nel generico,nel tentativo di non prendere una posizione univoca,continuando oggettivamente la politica del ” Si,ma anche.” Se il P.D. non scioglierà il nodo della sua sudditanza nei confronti del Vaticano,ribadita ,come suo primo atto da segretario, da Bersani con la squallida dichiarazione sul crocifisso,e quella nei confronti dei padroni,che è ormai diventata una categoria assoluta del “Pensiero ?” piddiino,i tre milioni e passa di astensionisti che hanno determinato la sua sconfitta non li recupererà giammai. E’ possibile che questa cosa non ci sia nessuna brillante intelligenza nel partito che la capisce? E’ possibile che non capiscano che una fetta consistente dei dirigenti di tutti i livelli è costituita da ladroni di prima categoria ,che niente hanno da invidiare a quelli della destra,con i quali spesso si comportano come i ladri di Pisa…..etc,etc,etc…

  4. Z

    Pienamente d’accordo con Ipazia.

    Tanto fumo, poco arrosto e pure indigesto.

    Il succo del discorso mi sembra essere questo. Dato che viviamo una realtà sempre più frammentaria e corporativa, la risposta non può che essere un partito frammentato e corporativo. Ora, a me questa sembra più l’ottica di chi si predispone a raccogliere più voti possibili che non di chi abbia un’idea da portare avanti.

    Ma la frase che più m’ha inquietato è questa:
    “Serve un progetto, un’idea di Italia che possa unire le forze del mondo del lavoro e dell’impresa. ”

    Se dovessi leggere questa frase isolata dal contesto l’attribuirei a Mussolini.

  5. Stefano

    Ma su, dai, Bersani NON ha raggiunto la maggioranza, quella gliel’hanno attribuita per evitare il ballottaggio, la sera stessa delle elezioni quando i risultati definitivi sono arrivati sopo una settimana, ed i parzialissimi pure 2 giorni dopo.
    Il PD per rendersi appetibile deve cambiare radicalmente, come devono cambiare le persone

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