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pubblicato il 14 novembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

E’ crisi alla Regione. Il presidente Lombardo non ha più una maggioranza ed ha avviato subito la “verifica” nel tentativo di rimettere insieme i cocci della sua coalizione. I “pupi” combattono all’ARS… ma i “pupari”: quelli che muovono i fili, forse stanno a Roma.

E’ evidente che si è aperta una crisi politica. Il Pdl ha usato pdsud Tra Silvio e Gianfranco la nuova guerra si combatte in Siciliastrumentalmente il voto contrario insieme al Pd sul Dpef, sebbene il documento fosse stato condiviso e approvato dai suoi assessori in giunta. Con ciò si è assunto la responsabilità di un vero e proprio ribaltone”. Queste il laconico commento del presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, dopo la bocciatura del documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef) avvenuta ieri all’Assemblea regionale siciliana (Ars). “Avvio - ha poi proseguito il governatore – una verifica per accertare la sussistenza delle condizioni che permettano di assicurare alla Sicilia un governo che, lo ripeto possa garantire una azione di risanamento e di liberazione dal marciume, dai saccheggi e dagli sprechi. Intanto, ritengo opportuno che venga sottratto il rendiconto e l’assestamento tecnico, attualmente giacenti in Aula, al clima di confusione e aggressione che potrebbe arrecare danni irreversibili alla Sicilia. La giunta si riunirà esclusivamente per adottare i provvedimenti urgenti”.

PUPI E PUPARI - Tira un’aria pesante nelle sale dell’antico Palazzo d’Orleans, sede della Regione Sicilia. Le facce sono tese, sono volate parole grosse: accuse d’infamia e di reciproci tradimenti. La conferma la fornisce proprio Gianfranco Micciché, ex “vice re” berlusconiano nell’isola, ed oggi capo della fronda interna al Pdl: “La maggioranza non ce l’abbiamo. Siamo in difficoltà per i fondi strutturali perché tra la caduta del governo Cuffaro e i primi passi di quello Lombardo abbiamo perso oltre un anno, le categorie produttive chiedono risposte che in queste condizioni non riusciamo a dare. Non possiamo andare avanti così”. Ha poi aggiunto: “Spero sempre che Berlusconi faccia sentire la sua voce. Serve una sua presa di posizione chiara, non si può far finta di nulla”. Una guerra di potere che, tuttavia, gli stessi protagonisti amano descrivere con toni epici, proprio come nei duelli cavallereschi tipici del teatro dei pupi, che in Sicilia trova la sua espressione più alta e nobile. Per il deputato del Pdl alla Camera, Fabio Granata, considerato uno dei massimi referenti regionali di Gianfranco Fini: “Ciò che è accaduto in Assemblea, con il voto contrario al documento di programmazione economica da parte dei cosiddetti “lealisti” del Pdl, rappresenta la chiara indicazione di una incoerenza politica e di un risentimento personale, cosi radicato da mettere in pericolo quel governo Lombardo che hanno fortemente voluto e sulle cui poltrone si sono accomodati. I siciliani – ribadisce Granata – debbono sapere che i sedicenti lealisti, non solo hanno infranto qualsiasi patto di lealtà con le loro cervellotiche posizioni politiche, ma hanno anche preferito votare con la sinistra in Assemblea, provocando lo stop allo strumento di governo più importante per le strategie dell sviluppo dimenticando come il l’esecutivo di Raffaele Lombardo sia nato con l’appoggio reale e convinto sia del Presidente del Consiglio, sia di quello della Camera. Ritirare il proprio sostegno e votare con l’opposizione in aula, per i deputati del Pdl che lo hanno fatto, significa non solo mettere in pericolo il Governo voluto dai Siciliani, ma anche tradire il progetto politico di Berlusconi e Fini”.

LEALISTI E SCISSIONISTI - Da una parte, quindi, troviamo i cosiddetti opera%20dei%20pupi Tra Silvio e Gianfranco la nuova guerra si combatte in Sicilia“lealisti”, i quali si dicono fedeli al loro mandato e si riconoscono nella leadership nazionale di Silvio Berlusconi. Dall’altra gli “scissionisti”capeggiati da Micciché che hanno fondato il “Pdl Sicilia”, formazione distinta e distante dal Pdl ufficiale (presidiato invece dai lealisti) i quali, pure loro, si dicono fedeli al premier ma che, più di una volta, hanno strizzato l’occhio a Gianfranco Fini. Non è un caso, del resto, che tutti i fedelissimi nell’isola del presidente della Camera, oggi, risultano schierati con le truppe “scissioniste”. Proprio un “lealista”, il deputato regionale Enzo Vinciullo, però sostiene: “Faremo di tutto per scongiurare il ricorso alle urne ma non possiamo consentire che si attacchino le nostre posizioni, basate sulla trasparenza e sulla legalità. Quando si parla di vecchia politica occorrerebbe guardare proprio all’interno del Pdl Sicilia”. Vinciullo, comunque, non vuole tirare in mezzo Berlusconi. “All’Ars ci sono i deputati siciliani e non il presidente del Consiglio. E’ con noi che il presidente della Regione deve discutere”. Concorda con lui anche Salvino Caputo, anche lui in quota “lealisti”: “Il voto d’Aula che ha portato alla bocciatura del Documento di Programmazione Economica Finanziaria è il risultato di una politica improntata unicamente alle divisioni ed alle esclusioni, piuttosto che su programmi e progetti di sviluppo per la Sicilia”.

GUERRA TOTALE - Insomma, Lombardo non avrebbe tenuto conto di loro (già all’epoca della formazione della sua giunta) e adesso sconta le conseguenze. Certo, la differenza adesso balza subito all’occhio. I “pupi” cavalieri combattevano per nobili ideali. Questi, viceversa, lo fanno per spartizione di potere e prebende. Ma forse anche per altro. La Sicilia, suo malgrado, rischia di essere l’ennesimo campo di battaglia nella guerra, tutt’altro che fredda e silenziosa, che stanno combattendo tra loro Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Una guerra combattuta su vasta scala che impegna truppe e risorse ovunque. Al Nord dove in mezzo c’è pure lo scomodo alleato leghista da accontentare nelle sue esose pretese. In Campania, con la vicenda Cosentino che, al di là degli eventuali gravi risvolti penali, vede un feroce regolamento di conti interno al Pdl tra gli uomini vicini a Fini e quelli legati a doppio filo con Berlusconi. Adesso, come detto, si combatte pure sul fronte siciliano, mentre nuovi scenari di guerra già si annunciano in altre regioni italiane. Gennaro Malgeri, ex membro in quota centrodestra del Cda Rai, in un suo recente articolo  ha così chiosato: “Quando i due fondatori e leader di un partito politico sono ai ferri corti, buon senso vorrebbe che se ne prendesse atto, da parte degli stessi, innanzitutto e poi da coloro che a vario titolo sono interessati, e si tirassero le conclusioni”. Più chiaro di così.