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Droghe leggere libere: sì o no?

Una strada percorribile?

Una vecchia massima recita che se non puoi sconfiggere un nemico, è meglio diventare suo amico e il concetto, trasferito nella società e nell’ordinamento giuridico, può anche essere interpretato nel senso che se non si riesce a reprimere un comportamento illegale, tanto vale legalizzarlo.

VALIDO MA – Si tratta di un concetto che ha una sua validità, ma dev’essere attentamente valutato e soppesato caso per caso per evitare amare sorprese e in fondo nel nostro sistema di diritto esiste già un meccanismo che di fatto opera in questo senso, ed è quello della consuetudine. Ci sono comportamenti consuetudinari di cui chi è deputato a fare le leggi e chi è chiamato ad applicarle tiene conto di modo che le norme e la loro interpretazione e applicazione tendono ad adattarsi ai mutamenti sociali. E’ vero che il nostro ordinamento in linea di principio non ammette le consuetudini che vanno contro la legge (riconosce validità, invece, a quelle che la integrano e la interpretano) ma è anche vero che quando una consuetudine contra legem (che disapplica o viola le norme) si diffonde in maniera generalizzata è lo stesso legislatore (nonché la Corte Costituzionale e anche i cittadini attraverso i referendum) ad adattare la norma alla realtà, abrogandola o modificandola.

ESEMPI – Questo è già successo frequentemente dal dopoguerra ad oggi. Si pensi, ad esempio, alla legalizzazione del divorzio, dell’aborto e della prostituzione, nonché all’abrogazione delle norme che punivano l’adulterio. Da tempo c’è un fronte trasversale rispetto alla politica (anche al di là delle posizioni ufficiali di partito) che chiede la liberalizzazione delle droghe leggere (la cannabis e i suoi derivati, alias “spinello”, “erba”, “canna”, “fumo”) e fors’anche di quelle pesanti (tipicamente eroina e cocaina), sulla base di varie argomentazioni meritevoli di riflessione. Di recente hanno fatto “outing” in questa direzione anche vari magistrati di spicco, come il dott. Deidda, procuratore generale di Firenze, e il dott. Macrì, procuratore generale di Ancona già Procuratore Aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia.

CRIMINALI – Si tratta di posizioni che non devono meravigliare. Chi opera da anni nel contrasto alle grandi organizzazioni criminali sa perfettamente che il traffico di sostanze stupefacenti rappresenta la principale fonte di guadagni illeciti della malavita ed è consapevole del fatto che i sequestri di droga costituiscono una risibile percentuale del volume immesso sul mercato italiano, tant’è che è ben difficile che un consumatore occasionale o abituale di droga abbia difficoltà a trovare qualcuno che gliela venda. E’ del tutto comprensibile che a un certo subentri l’opinione che la legalizzazione e la liberalizzazione delle droghe da un lato toglierebbe il fascino del proibito, dall’altro consentirebbe di controllare la qualità e il prezzo delle sostanze, dall’altro toglierebbe alla malavita la principale fonte di guadagno e probabilmente ridurrebbe drasticamente la microcriminalità.

CONTRABBANDO – Questa è una delle argomentazioni principali tra quelle che spingono molti professionisti della lotta alla criminalità a guardare con favore alla liberalizzazione. In realtà la faccenda non è così semplice. Anche il contrabbando di sigarette era un fenomeno estremamente diffuso nei trascorsi decenni (specialmente nelle regioni meridionali) e si riteneva che fosse impossibile da reprimere, tenuto conto che il consumo di tabacco era legale e diffusissimo per cui milioni e milioni di consumatori avevano interesse (e di fatto non correvano alcun rischio penale) a comprare le sigarette del venditore ambulante anziché quelle più care vendute dal tabaccaio. Eppure, di seguito ad alcuni tragici episodi nei quali persero la vita numerosi appartenenti alla Guardia di Finanza nel corso di operazioni di contrasto del contrabbando, lo Stato reagì con forza lanciando varie campagne di repressione, la più nota delle quali fu l’Operazione Primavera [http://www.repubblica.it/online/cronaca/contrab/operazione/operazione.html], che riuscirono effettivamente a debellare quasi completamente il fenomeno (che si è ridotto a una frazione minima rispetto al passato). Tuttavia, la stragrande maggioranza dei contrabbandieri si è dedicata ad altre attività criminose: immigrazione clandestina, spaccio, furti, rapine, estorsioni, gioco d’azzardo. Le sigarette continuano a essere vendute a nero ma non arrivano più con i motoscafi: ci sono quelle false prodotte in Cina e quelle ricettate dalle rapine e dai furti messi a segno nei depositi e sui TIR che trasportano i TLE (Tabacchi Lavorati Esteri).

QUINDI – Insomma: i criminali non diventano agricoltori quando un’attività illecita viene a mancare. Semplicemente si dedicano ad altre attività illecite. Se liberalizzassimo le droghe leggere, gli spacciatori si concentrerebbero nella vendita delle droghe pesanti (cocaina, eroina e vari tipi di pasticche) e alla fine ci ritroveremmo a discutere se liberalizzare anche quelle. Una volta liberalizzate tutte le droghe, spacciatori e trafficanti si dedicheranno ad altre attività illecite. Meglio evitare, quindi, l’accattivante idea che liberalizzando le droghe si darebbe un colpo mortale alle organizzazioni criminali, perché ben altra è la via da seguire per sconfiggere la micro e la macro criminalità. I sostenitori della liberalizzazione chiamano spesso in causa gli esempi del proibizionismo dell’alcol negli Stati Uniti e della liberalizzazione della droga in Olanda.

GIUDIZI- Si tratti di esempi ben poco calzanti. Per quanto riguarda l’alcol, vi è innanzitutto una diversa inquadratura etica. Il consumo moderato di alcol è sempre stato giudicato (e non entreremo nel merito di questo giudizio) ammissibile dal punto di vista etico e morale dalla stragrande maggioranza delle popolazioni occidentali. In Italia vi è la diffusa convinzione che “un bicchiere di buon vino” faccia bene e sia obbligatorio in un pasto che si rispetti, così come nessuno si sognerebbe di criminalizzare un boccale di birra che accompagni una pizza o un panino. Il proibizionismo americano fu quindi una vera e propria forzatura rispetto al sentire comune, con la quale si tentò di reprimere il sintomo di un malessere che aveva ben altre ragioni. La fine del proibizionismo non fu affatto la fine delle mafie americane, che si dedicarono a ben altre attività (gioco d’azzardo, droga, estorsioni). La stessa maggioranza di gente che non vede nulla di male in un bicchierino di grappa, considera molto disdicevole il consumo di droga e non va oltre la benevola tolleranza nei confronti del giovane che s’è fumato uno spinello come espressione dei normali sentimenti di ribellione e di contestazione che albergano nell’età adolescenziale. In altre parole: nei confronti della droga non c’è quel diffuso avallo etico e morale che costituisce un presupposto indispensabile alla liberalizzazione. Forse ci sarà fra una generazione o due, ma al momento non c’è. Questo è il motivo di fondo per cui chiunque può riempire un carrello di grappa e di vodka al supermercato, ma non può certo trovarvi una singola piantina di marijuana.

OLANDA – Quanto all’esempio olandese, si tratta di un mito del tutto infondato. Infatti troppi pensano che in Olanda sia possibile comprare e vendere droga a volontà, e consumarla dove, come e quando pare. Non è così. Le droghe pesanti sono sempre proibite in tutti i casi (detenzione, spaccio, produzione) mentre per le droghe leggere (cannabis e derivati) è imposto un limite di 5 grammi per individuo maggiorenne, acquistabili solo presso i cosiddetti “Coffee Shop”. Di fatto la vendita di droghe leggere è tollerata, purché si mantenga entro limiti ben precisi. Più che di liberalizzazione, quindi, sarebbe corretto parlare di una modesta legalizzazione intesa a togliere alle droghe leggere quel fascino del proibito che – secondo una diffusa opinione – ne favorirebbe il consumo. In concreto, le statistiche mostrano che dal 1997 al 2005 i consumatori olandesi di cannabis sono passati dal 19,1% al 22,6 % della popolazione, dal 2,6 al 3,4 % per la cocaina, dal 2,3 al 4,3% per l’ecstasy, dallo 0,3 allo 0,6% per l’eroina. Il consumo di droga è quindi aumentato. Le organizzazioni criminali olandesi sono particolarmente attive nell’esportazione di sostanze stupefacenti, come testimoniano anche recenti operazioni antidroga in Italia.

PRO E CONTRO – Tutto questo deve far riflettere sul fatto che l’eventuale liberalizzazione delle droghe potrebbe rivelarsi un fallimento, sia in termini di diffusione che in termini di lotta alla criminalità. Anzi, se la liberalizzazione riguardasse soltanto l’Italia, questa diventerebbe un vero paradiso per i trafficanti, che potrebbero utilizzare il nostro territorio come una vera e propria piattaforma commerciale per l’import / export negli altri paesi europei ed extra-europei. E a questo punto dobbiamo tornare alle considerazioni di partenza. Perché la droga è proibita? La risposta non è così scontata. Perché fa male, verrebbe subito da rispondere. Ma anche l’alcol e le sigarette fanno male, eppure non sono proibiti. Per contrastare le attività illecite delle organizzazioni criminali, potrebbe essere un’altra risposta, ma se così fosse basterebbe vendere la droga nelle farmacie, proprie come si vendono le sigarette dal tabaccaio e l’alcol nei supermercati.

FINALE –
La risposta è che la droga è percepita (naturalmente anche sulla base di studi ed evidenze mediche e scientifiche) come una grave minaccia sociale, ben più grave e insidiosa dell’alcol (che invece è non meno grave, ma attorno al quale gravita un immenso mercato assolutamente legale) e delle sigarette (che pure provocano migliaia di decessi per cancro ai polmoni, ma anche in questo caso c’è un gigantesco mercato del tutto lecito). Che questa percezione sia sostanzialmente illogica (in relazione alla tolleranza che invece si concede all’alcol e al fumo) è significativamente dimostrata dal fatto che l’Istituto Superiore di Sanità ha costituito un osservatorio sul fumo, sull’alcol e sulla droga, denominato appunto OSSFAD, in cui le tre problematiche sono trattate congiuntamente. Arrivando a conclusione, ha poco senso sostenere che le droghe leggere non fanno male. Fanno male, danneggiano il cervello, provocano dipendenza, inducono alterazioni sensoriali e comportamentali che mettono a rischio la vita e l’incolumità degli altri, possono favorire il passaggio al consumo di droghe pesanti. Il meccanismo di azione di queste ultime è sostanzialmente identico alle droghe leggere, ma gli effetti sono ancora più gravi a parità di quantità consumata. Ha poco senso anche sostenere che la liberalizzazione abbasserebbe i consumi e infliggerebbe un colpo mortale alle organizzazioni criminali, perché l’esperienza storica insegna il contrario. Non ha nemmeno senso sostenere che le droghe possono essere liberalizzate perché anche l’alcol e le sigarette si vendono legalmente, sia perché il fatto che una sostanza lecita faccia male non è un buon motivo per legalizzarne altre parimenti o maggiormente dannose, sia perché abbiamo una cultura che tradizionalmente ha accettato il consumo di alcol e tabacco ma non quello delle droghe.

IN ITALIA – Un sondaggio del 2006 mostrava che il 54% degli intervistati era contrario addirittura alla depenalizzazione del semplice consumo di uno “spinello”, che peraltro era già di fatto depenalizzato [http://www.sostanze.info/articolo/legislazione-sull%E2%80%99-uso-personale-sostanze-stupefacenti-dai-%E2%80%9Cconvegni-fumerie%E2%80%9D-ai]. Si tratta di una percentuale non dissimile a quella di un altro sondaggio del 1995 e se in undici anni il pensiero comune su un tema tanto complesso è rimasto sostanzialmente invariato, è difficile che le cose cambino in fretta. In definitiva, non sussistono ragioni mediche, scientifiche e tecniche in favore della liberalizzazione delle droghe e – soprattutto – il consumo di droga (al contrario dell’alcol e del tabacco) non ha raggiunto (e c’è da augurarsi che non raggiunga mai) quel livello di consuetudine e di approvazione sociale indispensabile affinché sia tollerato e legalizzato. Sotto questa prospettiva, non è corretto pretendere che il legislatore, qualunque sia il colore politico della maggioranza di governo, proceda a una liberalizzazione che non è condivisa dalla maggior parte della popolazione e non è nemmeno supportata da prove oggettive sui presunti vantaggi che comporterebbe. In Italia il consumo personale di qualsiasi droga, leggera o pesante, non costituisce reato penale, così come non è reato l’acquisto e la detenzione di modiche quantità per uso personale. A parte il caso dell’Olanda (in cui la vendita di una modica quantità è tollerata solo a determinate condizioni molto restrittive) non pare che ci siano nazioni in cui sia stata introdotta una completa liberalizzazione delle droghe leggere e tanto meno di quelle pesanti. Da nessuna parte è consentito vendere un panetto di hashish o qualche etto di cocaina, per intenderci, né per strada né altrove. Non si vede la ragione per cui dovremmo essere proprio noi italiani a fare da cavia…