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Economiadi Pietro Salvato
pubblicato il 13 novembre 2009 alle 16:30 dallo stesso autore - torna alla home

Con questi rilievi – chiosa il Nensè davvero difficile comprendere con quale criterio e con quali obiettivi si possa sostenere che l’Italia è il Paese che sta uscendo dalla crisi meglio di tutti gli altri”.

CALO DELLE VENDITE - Altri dati, pubblicati proprio nelle ultime ore, saldi Le ultime eco balle di Silviopurtroppo confermano quanto sia difficile la situazione economica per il nostro Paese. L’Istat ha reso noto come a settembre 2009 l’indice della produzione industriale destagionalizzato ha segnato un calo del 5,3% rispetto ad agosto. E’ il calo maggiore dal 1990. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, inoltre, la variazione congiunturale della media degli ultimi tre mesi, rispetto a quella dei tre mesi precedenti, è pari a 4%. L’indice grezzo, invece, risulta in calo del 15,3% rispetto a settembre 2008 mentre l’indice corretto per gli effetti di calendario scende del 15,7% annuo. Guardando ai principali raggruppamenti di industrie, l’Istat segnala variazioni congiunturali negative del dato destagionalizzato per i beni intermedi (-7,9%), per i beni strumentali (-5,6%), per i beni di consumo (-4,1%), per l’energia (-3,9%). Considerando la dinamica tendenziale su settembre 2008 i dati corretti per gli effetti di calendario segnalano un calo del 21,2% per i beni intermedi, del 20,4% per i beni strumentali, del 10,5% per l’energia e del 5,5% per i beni di consumo. Non meglio va sul lato dei consumi. nel terzo trimestre dell’anno, infatti, i consumi delle famiglie sono calati del 4,8% rispetto allo stesso periodo del 2008. Lo rileva l’indagine congiunturale del centro studi di Unioncamere. Il calo è superiore dell’1% anche rispetto al trimestre precedente. Il calo delle vendite commerciali si fa sentire di più al Sud e in generale colpisce soprattutto il settore alimentare. La gente acquista meno anche i beni di prima necessità e non solo nei piccoli negozi, ma anche in iper e supermercati, a dimostrazione che gli effetti della crisi superano le politiche dei prezzi-offerta della grande distribuzione. Da un’altra indagine, questa volta dell’Ispo commissionata da Confesercenti, avente per tema l’opinione e atteggiamenti degli italiani sulla crisi economica, emerge come gli italiani credono che il peggio della crisi non sia passato e temono di dover aspettare ancora a lungo per la ripresa. Per nove persone su dieci la recessione appare come un fenomeno “ancora lontano dalla fine”. Solo l’11% della popolazione crede che la fase più acuta sia davvero alle spalle, mentre l’87% non è d’accordo e un 2% resta nel limbo di chi non si esprime. Insomma, l’ottimismo di Berlusconi non solo è fuori luogo ma è, allo stesso tempo, il segno più evidente di come questo governo ha perso la bussola economica e il polso del paese “reale”.

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