Altro che sorpasso dell’Inghilterra. L’Italia è ultima per crescita nel 2009 e lo sarà pure nel 2010. Intanto, crollano produzione industriale -5,3% (in un solo mese) ed i consumi – 4,8%. Ecco i dati veri che la tv non ci racconta e che smentiscono il governo.
“L’Italia è la sesta nazione più ricca del mondo visto che il suo Pil ha ormai
superato quello della Gran Bretagna”. E ancora: “La crisi è ormai alle spalle, il peggio e passato”. Parole e musica del Presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, pronunciate non al festival di Sanremo ma soli pochi giorni fa, dopo l’ultimo Consiglio dei ministri. Le cose stanno davvero così? La risposta, dati alla mano, inesorabilmente, è No. La realtà, purtroppo, è assai diversa. L’interpretazione data dal premier, da molti suoi ministri, parlamentari e, persino, da alcuni “organi di informazione” dei recenti dati Ocse, appare quantomeno molto azzardata. Anzi, per dirla con una nota del Nens “siamo davanti all’ennesima mistificazione messa in atto dall’esecutivo”.
BUFALE - Lo stesso istituto economico, proprio nei giorni scorsi, aveva pubblicato l’ultimo aggiornamento dei dati CLI (Composite Leading Indicator), comunemente battezzati “Superindice” che, come detto nel nome, non è altro che un insieme di indicatori compositi ovvero una miscela di altri indicatori che offrono una possibile interpretazione delle evoluzioni economiche attese per il prossimo futuro. Questo Superindice, quindi, è costruito in modo diverso per ciascun Paese, utilizzando, spesso, parametri assai diversi tra loro. Nel caso italiano, l’indicatore si basa sulle aspettative delle famiglie e delle imprese manifatturiere, oltre che sulle previsioni di nuovi ordinativi, sulle ragioni di scambio e sui tassi interbancari. Per la Francia e la Germania, viceversa, l’indice tiene conto anche delle nuove immatricolazioni di automobili; per la Spagna, ancora, è considerato il numero di notti in hotel. Insomma, vengono considerati dati molto diversi e comunque non confrontabili a meno di non volere (scientemente) confondere l’opinione pubblica e la realtà delle cose. Il Nens segnala come sia difficile capire “a quale logica risponda tutto ciò, ma sicuramente l’indice che ne scaturisce non ha la funzione di indicare lo stato di salute delle diverse economie e le aspettative di variazione rispetto al passato”. Non può, quindi, in alcun modo sostituire le indicazioni che provengono dai dati statistici e macroeconomici elaborati dall’Istat, dalla Banca d’Italia e dalla stessa Banca centrale europea. “Ciò che è accaduto – spiega la nota – invece, è che la diffusione di questo assai poco significativo “superindice” (il cui limitato significato è segnalato, del resto, dalla stessa Ocse) ha offerto al Governo (e ai media) l’occasione per sostenere che l’Italia sta uscendo dalla crisi economica mondiale meglio di tutti gli altri, sventolando la bandiera del sorpasso del Pil procapite inglese che in realtà non è altro che il risultato della svalutazione della sterlina rispetto all’euro. Una bufala mediatica quindi, che in molti non hanno esitato però a cavalcare. Basta ricordare, per tutte, le dichiarazioni quasi grottesche del portavoce del Popolo della libertà, Daniele Capezzone: “Crisi? Il Governo spinge l’Italia verso la ripresa”.
FUORI DALLA CRISI ? - Purtroppo la realtà, ahinoi inconfutabile, è assai
diversa. Il dato che fotografa la situazione italiana rispetto agli altri Paesi è quello che qui riportiamo, ricavato dal World economic outlook di ottobre scorso del Fondo monetario internazionale (Fmi). Si tratta delle variazioni percentuali del Pil sull’anno precedente. Così risulta che la Francia avrà una variazione dal -2,4% (2009) allo 0,9% (2010). La Germania dal -5,3% (2009) allo 0,3% (2010). L’Italia dal -5,1 del 2009 ad un impercettibile 0,2% in più rispetto all’anno precedente, nel 2010. Questo significa, in sostanza, che nel 2010 rispetto al 2008 (l’ultimo anno con Pil in crescita) avremo un differenziale negativo del 4,9%. Abbiamo già ricordato in un altro articolo come, di questo passo, per tornare ai livelli di Pil del 2008 sarà necessaria aspettare almeno il 2015 . Per la Spagna poi avremo: -3,8% (nel 2009) e 0,7% (nel 2010). Per la Gran Bretagna, infine, -4,4% (2009) e 0,9% (2010). Tutto questo significa che nel 2009 e nel 2010 l’Italia, tra i grandi paesi europei, è costantemente l’ultima per la crescita economica.



NENS: Nuova Economia Nuova Società
ossia
ECONOMIA DEMOCRATICA
Dopo Medicina Democratica, Magistratuta Democratica, Tombola Democratica, Sessualità Democratica, Cazzabubole Democratiche ecc. ecc.
Curioso poi che dopo aver preso per i fondelli – abbastanza giustamente – il superindice si prendano per inconfutabili – ahinoi – le previsioni del Fmi. Che naturalmente saranno corrette di qui a qualche settimana.
Semplicemente perché il dato FMI è omogeneo. Fonda su previsioni del Pil che a sua volta misura la “ricchezza” prodotta da un paese. E’ un dato macroeconomico calcolabile uguale per ogni paese. Il superindice, invece, è l’insieme di dati “compositi” non equivalenti (come ammette la stessa Ocse). Comunque, sei libero di credere che l’Fmi prenda ordini da Bersani.
Nens è l’acronimo di Nuova Economia Nuova Società.
Sarà che di questi tempi “democratica” è parola è più presentabile rispetto a “libertà”. Casa delle libertà, popolo delle libertà, scudo delle libertà imprenditoria casalese per le libertà. De gustibus ecc. ecc.
Casualmente però le previsioni di una caduta del PIL del 4% fatte l’anno scorso da quelli definiti “corvi” dai vari ministri di questo governo si sono rivelate esatte mentre le previsioni del caro Giulio Tremonti di unacrescita dello 0,9% ( scritte nero su bianco )si sono rivelate completamente sbagliate, non è questione di economia più o meno democratica è solo questione di incompetenza.
Secondo me tra le piccole correzioni fatte da enti come FMI e OCSE e le assurdità che dice l’avvocato Giulio Tremonti che si vanta di utlizzare più la Bibbia e il Capitale per le sue elucubrazioni apocalittiche che la fredda matematica c’è un abisso, ma il rischio è che guidati da un incapace ci si finisca dentro questo abisso.
E oltre a tutto è un incompetente recidivo, Tremonti, aveva previsto una crescita media del 2,5% del pil nel suo DPEF del 2002 per i 4 anni successivi nei quali questa crescita c’è stata in Europa mentre nell’Italia del glorioso governo berlusconi c’è stata una crescita media annua dello 0,5%.
bhè, ognuno è libero di abbeverare il proprio intelletto alla fonte che più gli aggrada, sottolinerei però che “prima di aprire bocca o mettere in funzione i muscoli delle mani ci si dovrebbe accertare che il cervello sia inserito” e soprattutto la memoria, virtù questa che guarda caso agli amici sinistrorsi difetta sempre,salvo averla invece molto lucida quando si tratta di vomitare veleno “ideologico” sull’avversario chiunque esso sia. Ti faccio solo una domanda: dove saremmo ora se al timone del governo ci fossero i tuoi amici infallibili e preparatissimi dal Prodi al Bersani, tanto per intenderci?
Con il centrosinistra i conti pubblici sono stati risanati, non si è mai finiti sotto procedura per deficit eccessivo e anche la pressione fiscale era più bassa dell’attuale. La risposta mi sembra persino scontata.
I dati che ho citati provengono dal ministero dell’economia e delle finanze italiano, quindi non c’è niente di ideologico, sono dati ufficiali.
Io non ho detto che Prodi o Bersani sarebbero meglio, solo che chi critica le statistiche degli economisti come poco credibili dovrebbe guardare a casa propria.
Si tratta del tipico caso del bue ( Tremonti ) che dà del cornuto all’asino ( gli economisti ).
Evidentemente se a chi critica Tremonti difetta la memoria ai suoi difensori manca la conoscenza dell’aritmetica più elementare.
No Berlusconi day. 5 Dicembre 2009 Roma. Manifestazione Nazionale per chiedere le dimissioni del presidente del consiglio. Cercate il gruppo su facebook per altre informazioni.
Solitamente non mi piace essere didattico, tuttavia, qualche volta, risulta necessario esserlo… Dal mio vecchio testo di “Economia dell’ingegneria” (Zombonetti, Pàtron). P.I.L. Prodotto interno Lordo: Nella contabilità nazionale indica l’insieme dei beni e dei servizi finali prodotti sul territorio nazionale in un determinato periodo di tempo. E’, quindi, un dato macroeconomico calcolabile, verificabile e confrontabile. Soprattutto, è calcolato tenendo conto degli stessi parametri, ovunque. In Italia, in Germania in Francia, negli Usa e persino nel Congo (laddove, purtroppo, basta un semplice pallottoliere per calcolarlo). Il “superindice”, come detto, è l’insieme di dati aggregati non omogenei, diversi da paese a paese. Ha un valore assai relativo (per ammissione della stessa Ocse). Direi che misura, più che altro, lo stato “psicologico” dell’economia di un paese in un dato momento.
Altra precisazione. Sempre nell’articolo ho ricordo come il “superindice”: “ha offerto al Governo (e ai media) l’occasione per sostenere che l’Italia sta uscendo dalla crisi economica mondiale meglio di tutti gli altri, sventolando la bandiera del sorpasso del Pil procapite inglese che in realtà non è altro che il risultato della svalutazione della sterlina rispetto all’euro”. La svalutazione è stata voluta dalla Banca d’Inghilterra e dal governo inglese. Hanno provato così, molto parzialmente, a favorire l’export del peraltro disastrato settore manifatturiero di Sua Maestà.
Il vero dato preoccupante, tuttavia, viene dall’italianissima ISTAT. Mi riferisco al crollo di settembre della Produzione industriale. Calo del 5,3% rispetto ad agosto e di oltre il 15% su base annuale. La peggiore caduta degli ultimi 20 anni. Adesso, agosto, per definizione, è un mese “moscio”. Le grandi (e meno grandi) imprese sono chiuse o funzionano a scappamento ridotto. Se a settembre (quando riprendono le attività) le cose sono andate peggio, fossi in voi, qualche preoccupazione ce l’avrei. Capisco che l’allegra orchestrina di governo continua a suonare come quella del Titanic… Ma se il Comandante è distratto da altro… e se il suo equipaggio è un po’, diciamo così, brillo, nessuno impedisce ai passeggeri di dare uno sguardo fuori dall’oblò. Poi, se volete continuare a guardare Minzolini… fatti vostri.
P.
Va bene, dammi il libretto, 30.
Ma la lode non te la metto ancora. Aspettiamo il prossimo bollettino della Banca d’Italia.
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Io penso che l’Italia non uscira’ mai da qusta crisi se non ci agganceremo alla vera prima economia trainante del mondo, quella Americana, infatti i dati che giungono dagli USA sono chiari, negli USA la disoccupazione sta calando velocemente, la produzione industriale ad ottobre ha avuto un balzo dell’8%, e soprattutto occorre attuare riforme su modello americano, delle pensioni e della sanita’, privatizzare tutto!
Ed infine la cosa più importante, dobbiamo uscire dall’Euro e tornare alla lira agganciata al dollaro americano che è poi l’unica moneta accettata nel mondo.
Emanuele propone di utilizzare una ricetta ( agganciare una moneta debole al dollaro ) che ha portato al tracollo finanziario l’Argentina.
Poveri noi…..
Avrei commentato differentemente il finale di questo articolo alquanto antiberlusconiano!.Forse hai ragione che il governo ha perso la bussola economica,ma bisogna ammettere che almeno l’anno USATA! a differenza di chi si affidava all’ASTROLABIO.
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