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pubblicato il 11 novembre 2009 alle 13:12 dallo stesso autore - torna alla home

Tra poche ore sarà presentato il ddl sul processo breve in Parlamento. E affiorano già i primi dubbi.

Certo, è soltanto una bozza. Ma il disegno di legge che la maggioranza si silvio berlusconi david mills La bozza ammazza processi? A rischio incostituzionalitàappresta a presentare oggi in Parlamento, per come è stato presentato, qualche dubbio lo suscita. Sia dal punto di vista dell’applicabilità che da quello della legittimità. La bozza finale ormai è pronta e fissa a due anni il tempo massimo per ogni fase, dal tribunale all’appello alla Cassazione: sei in tutto per arrivare alla condanna definitiva. La durata massima di 2 anni per ognuna delle tre fasi del processo, dopo la quale scatta la prescrizione, verrebbe introdotta con una nuova norma del codice di procedura penale (l’art. 346 bis), che limiterebbe questa novità ai processi per reati con pene non superiori a 10 anni. Sarebbero esclusi quelli per reati di mafia, terrorismo o grave allarme sociale, come rapina o omicidio. E dovrebbe valere solo per gli incensurati. In più, è prevista una penale per l’eccessiva lentezza. Per poter chiedere l’indennizzo il cittadino dovrebbe dimostrare di aver presentato al giudice un’istanza di accelerazione del processo, per accedere a una corsia preferenziale ed ottenere una rapida sentenza con motivazione sintetica. Per i processi pendenti al momento dell’entrata in vigore della legge, l’istanza dovrà essere presentata entro 60 giorni. Ovviamente, il tutto vale anche per i processi in corso, altrimenti come si fa a infilarci il processo Mills in mezzo?

QUALCHE DUBBIO - Ad occhio, già così c’è qualche problema. Ne parlava oggi sul Fatto Bruno Tinti: prima i processi che si facevano per primi erano per chi era in carcere, visto che, con il rischio che scadano i termini massimi di carcerazione preventiva, meglio arrivare il prima possibile a sentenza. Adesso sarà il contrario: visto che per gli incensurati c’è un limite temporale, bisognerà celebrare il più velocemente possibile per non incorrere nelle sanzioni. Chi è dentro può attendere. Che scadano i termini di custodia cautelare, nella migliore delle ipotesi. Senza contare che se poi alla fine dovesse essere assolto, avrebbe fatto molta più galera del necessario, e per nulla. In più, c’è da dire che non è ancora specificato quando dovrebbe partire il conto alla rovescia: dal rinvio a giudizio, dalla prima udienza o – ma è un’ipotesi impossibile – dall’apertura delle indagini. In quest’ultimo caso, sarebbe inutile persino tentare di celebrare un processo del genere (i reati puniti con meno di dieci anni di galera sono l’80% di quelli previsti dal codice). Anche negli altri due casi, però, ci sarà da discutere. A meno che il termine non venga fissato esplicitamente per legge.

QUALCHE CERTEZZA - Ma la questione più scottante è quella dell’esclusione dei recidivi dalla legge, e dall’applicazione per i soli incensurati: il diritto alla velocità di un processo non può essere precluso a taluni piuttosto che ad altri. E’ un punto fondamentale di uguaglianza di fronte alla legge, che mette sin da subito il provvedimento a rischio di un giudizio di incostituzionalità, visto che è previsto il passaggio con legge ordinaria e non costituzionale. Insomma, il rischio è quello di trovarsi a rivedere il copione già recitato per il Lodo Alfano: promulgazione della legge con battaglia nei due rami del parlamento (mentre l’imputato Berlusconi farà valere i suoi molteplici legittimi impedimenti), eccezione di incostituzionalità, e bocciatura della Corte. Ma nel frattempo saranno passati altri due anni. Con i processi bloccati, per guadagnare tempo. In attesa che prima o poi passi ‘a nuttata.

Edit: Alessandro Gilioli sul tema cita un’intervista rilasciata a Libero dall’avvocato Raffaele della Valle.

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