Ufficialmente è andato tutto bene. Ma l’incontro tra il premier e il presidente della Camera lascia aperti i fronti tra i due. E allora Berlusconi potrebbe giocarsi un’altra carta. Aprire il partito a destra per esautorare l’alleato.
Il premier è deciso a riformare la giustizia a tappe forzate e mal digerisce i se
e i ma provenienti dall’ area di Gianfranco Fini che, se negli ultimi tempi da un lato si era mostrato conciliante e dall’altro aveva usato la fondazione Fare Futuro e il giornale Secolo d’Italia per tirare stoccate ben assestate ai piani del premier, oggi non si esime dal farlo in maniera diretta. Le crepe nella maggioranza non sono più un segreto per nessuno anche se in molti ritengono che siano causate delle imminenti elezioni regionali che segnano una data importante per la spartizione del potere sul territorio.
IL CONTRATTO - Dal fronte leghista, Bossi giura eterna fedeltà a Silvio ma non perde occasione per sottolineare che tale supporto prevede, da parte del Pdl, il pagamento di un prezzo altissimo (Veneto, Piemonte e vice presidenza della Lombardia o anche solo, e non è poco, la presidenza della prestigiosa Lombardia). Di Fini, insomma, fatte salve le apparenze, sono ormai in pochi a fidarsi ritenendolo capace di qualunque imboscata. Negli ultimi due mesi, infatti, dalle uscite sull’immigrazione fino alla presa di posizione netta sul caso-Cosentino in diretta a Che tempo che fa, i distinguo col Cavaliere son venuti giù a ripetizione. Il ddl sulla cittadinanza agli immigrati, la richiesta di un testo diverso sul fine vita, le aperture ai vari Casini, Rutelli e D’Alema, le sfrecciatine sul “clima da caserma”, sono una base di partenza sufficiente per lasciar presagire un confronto non facile tra il Presidente della Camera e Berlusconi sui temi che stanno più a cuore al Premier, quelli più scottanti: giustizia, processo penale, escamotage per uscire indenni dal processo Mills. Per evitare capricci e ricatti il premier è intenzionato, quindi, a far sottoscrivere ai propri alleati un vero e proprio “contratto”, un atto notarile in cui si formalizzi nero su bianco, l’impegno di tutti ad appoggiare la riforma tanto cara al premier: fonti ben informate ritengono che tale firma sia prevista entro mercoledì prossimo.
PIANO B - Se l’impegno non dovesse essere sottoscritto, Berlusconi è
intenzionato, come preconizzato da tempo, ad andare subito alle urne per sfruttare il momento a lui più propizio in termini di consensi e puntare ad una affermazione personale di carattere assoluto. Una mossa che qualcuno aveva ipotizzato all’indomani del no al Lodo Alfano e che avrebbe stroncato sul nascere ogni tentativo di formazione di una nuova maggioranza parlamentare, trasversale ai due schieramenti e alternativa a Berlusconi. Maggioranza trasversale della quale, a dire il vero, non si vede traccia nemmeno oggi. A questo punto anche la voce di un “predellino due”, cioè una vera e propria rifondazione del Pdl, è sempre più concreta. La presenza e le parole del ministro La Russa , presente ieri all’assemblea programmatica de La Destra di Storace, comprovano una nuova attenzione verso quelle forze che potrebbero concorrere a rafforzare il Pdl proprio dalla parte più a destra in previsione di una defezione dei finiani “puri”. Il Ministro ha paragonato il Pdl ad una grande nave che viaggia sicura in mare aperto ma che è comunque esposta “ai tiri dalla costa”, dando corpo così ai timori (fondati) del Cavaliere.
TETTO SICURO - Un centrodestra ancor più nettamente schiacciato sulla figura di Berlusconi non avrebbe certamente alcun timore referenziale nell’abbandonare Fini e qualche suo seguace al loro destino. tanto più oggi, che Storace è pronto a rimpiazzarlo e a prendersi una sorta di rivincita attesa da quando era stato messo all’angolo sotto le insegne di Alleanza Nazionale. Di certo, con questo sistema elettorale anche con numeri un po’ meno consistenti il centrodestra di Silvio avrebbe vita facile contro un’alternativa alquanto disomogenea e poco organizzata. E chi rischia grosso son tutti coloro che provano a tirarsi fuori dalla comoda protezione berlusconiana.
























Sono da sempre un elettore di Alleanza Nazionale e trovo vergognoso, per non dire scandaloso, che Gianfranco Fini stia bloccando il Governo Berlusconi.
Il programma era chiaro: riforma a tutto spiano.
La svolto poltronistico-personale di Fini è un atto di fascismo violento, contro il popolo sovrano che ha eletto Silvio Berlusconi e non certo Gianfranco Fini che nel 2008 era dato ad un misero 7% e decise quindi di unirsi nel PDL.
A me personalmente disse nel gennaio 2008: “AN mai nel PDL, mai”