Dieci domande prima della Guerra

09/11/2009 - MF: Quali sarebbero i passi di natura diplomatica che suggerirebbe? Esistono degli interlocutori in Iran con cui dialogare? La sensazione è che internamente l’Iran è politicamente allo sbando, nelle mani dell’autoritarismo di Ahmadinejad. Eppure la popolazione iraniana non può essere

     
 

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MF: Quali sarebbero i passi di natura diplomatica che suggerirebbe? Esistono degli interlocutori in Iran con cui dialogare? La sensazione è che internamente l’Iran è politicamente allo sbando, nelle mani dell’autoritarismo di Ahmadinejad. Eppure la popolazione iraniana non può essere ridotta a gruppi di clan fondamentalisti. Come mai la classe media iraniana è soggiocata da Ahmadinejad?

G.C: Bisogna continuare con il dialogo, a tutti i costi, e al contempo essere pronti a varare le famigerate sanzioni. Tali sanzioni però non dovrebbero in alcun modo ostacolare l’export petrolifero iraniano, perché 2,4 mbg non sono una sciocchezza: nessun paese, neppure l’Arabia Saudita, può supplire, e il greggio è già abbastanza caro ora. Qualcuno vuole forse il Brent a 100 dollari ? In realtà le sanzioni sono molto temute da Teheran, che starebbe organizzando una rete clandestina in tutti i porti del mondo proprio per assicurarsi ciò che le sanzioni potrebbero bandire. I porti in questione sono quello di Dubai, quello di Hong Kong, i porti siriani, malesi e venezuelani. Se venissero varate (gli americani stanno già percorrendo tale strada) le sanzioni probabilmente colpirebbero l’import iraniano di prodotti raffinati. Non a caso di recente l’Iran ha aperto, con il sostegno determinante del Venezuela, una raffineria in Siria. Dal canto suo la Cina sta aumentando le vendite di benzina a Teheran, e piccole imprese cinesi stanno comprando benzina a Singapore per inviarla in Iran. Senza dubbio l’import di prodotti raffinati è il vero tallone d’Achille dell’Iran: sia il settore industriale iraniano che la produzione elettrica iraniana fanno largo uso di prodotti raffinati; basti sapere che un terzo delle 30 Mtoe consumate dall’industria, e un quarto delle 40 Mtoe consumate dalle centrali elettriche, derivano da prodotti petroliferi. Naturalmente a soffrire sarebbero soprattutto gli iraniani comuni, la povera gente che deve fare il pieno e deve riscaldare la casa. A mio parere le sanzioni dovrebbero colpire soprattutto i leader iraniani, non l’industria petrolifera iraniana, se vogliamo salvaguardare il nostro stile di vita (che per gli europei, specie per gli italiani, non è un SUV e la casa da 120 metri quadri in un sobborgo distante 30 miglia dal centro, ma un’utilitaria Fiat e una casetta da 70 metri quadri). Bisogna colpire i mullah com’è stato fatto con i leader bielorussi, o nordcoreani: impedendogli di girare per il mondo, congelando e sequestrando i loro asset all’estero, colpendo le banche che fanno affari con loro, costringendo Dubai a darsi una regolata, boicottando i prodotti iraniani non petroliferi, rendendoli dei pariah. Sicuramente non devono essere le imprese italiane, i cittadini italiani, l’Europa a dover pagare.

MF: Infine due parole sull’Italia? Che ruolo potremmo giocare prima e che destino ci attende dopo?

G.C: L’Italia è assai vulnerabile dal punto di vista energetico, e anzi per citare una dichiarazione resa dal viceministro Urso a luglio, “se togliessimo dal calcolo della bilancia commerciale il grande fardello dell’import energetico, potremmo vedere che al netto di petrolio e gas naturale avremmo un saldo positivo”. Dobbiamo puntare sulla diplomazia, e fare tutto il possibile perché l’Iran non venga attaccato, anche facendo leva sul nostro rapporto privilegiato con Israele. Ricordo, per la cronaca, che l’Italia importa dall’Iran duecentomila barili di petrolio al giorno, circa un settimo del suo fabbisogno. Se l’Iran venisse attaccato si verificherebbe uno shock energetico tremendo, tale da infliggere un colpo durissimo a famiglie e imprese. Fare il pieno diventerebbe un salasso, idem la spesa. Le bollette si farebbero insopportabili. L’export diminuirebbe. Una catastrofe, con pesanti ripercussioni sociali e politiche. Addio ripresa, buongiorno depressione.

     
 

1 Commento

  1. bartolo scrive:

    interessante ma per niente confortante

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