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pubblicato il 8 novembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un inaspettato regalo di Natale potrebbe arrivare agli evasori fiscali e ai contribuenti infedeli. L’estensione dello scudo fiscale a tutto l’anno prossimo.

Il 15 dicembre resta, noi non spostiamo niente”. Così, solennemente, Maurizio Leo, presidente della commissionelucio malan Lo scudo fiscale sarà  esteso anche al 2010? Anagrafe tributaria ed esperto fiscale del Pdl, ricordava come la circolare applicativa sullo scudo fiscale voluto dal ministro Giulio Tremontideve essere corrisposta entro e non oltre il 15 dicembre 2009”. In questi giorni, peraltro, non c’è stata trasmissione televisiva o articolo di giornale che non abbia sostenuto che, in fondo, lo scudo fiscale “è stato un male doloroso ma necessario” poiché farà incassare allo Stato molti miliardi di euro: soldi che, come i frutti dell’albero della cuccagna, avrebbero coperto ogni capitolo di spesa, o quasi. Dal taglio dell’Irap agli ammortizzatori sociali, dalla spesa sanitaria a quella per l’istruzione. Poi “è limitato nel tempo: scade il 15 dicembre – tra poco più di un mese quindi – e da quel momento per i furbi e per gli evasori – dicevano – non ci sarà più scampo. Il governo ed in particolare Giulio Tremonti ci hanno messo la faccia”. Infatti, tra gli emendamenti alla Finanziaria che approderanno al Senato la settimana prossima, la maggioranza sta lavorando sulla proposta di una proroga dello scudo fiscale al 30 giugno “limitatamente – dice il suo estensore, il senatore Salvo Fleres del Pdlalle cessioni di beni immobiliari o partecipazioni azionarie”. Il ministero dell’Economia starebbe valutando la fattibilità di tale proroga, assieme ad altri emendamenti suggeriti sempre dalla maggioranza, quali la creazione di otto nuovi casinò per risorse, oltre che una “rottamazione” del pubblico impiego già prevista dalla legge anticrisi, che comporterebbe il licenziamento d’impiegati statali garantendogli la metà dello stipendio.

DECRETO O NON DECRETO?- Tremonti, sembra, si sia detto disponibile, seppur abbia consigliato di muoversi con cautela. Il vero nodo, infatti, resta quello di trovare le coperture necessarie per imbastire almeno un “simbolico” taglio dell’Irap a favore di quelle imprese che versano in maggiore difficoltà. La linea “attendista” tenuta finora da Tremonti si spiega anche con la necessità di aspettare, appunto, i risultati dello scudo fiscale che, secondo le banche d’affari, potrebbe fruttare un gettito di circa 5 miliardi. Impossibile però che una misura “una tantum” come lo scudo possa coprire un intervento strutturale sull’Irap e sulle tante altre fantasiose ipotesi di taglio (oppure di spesa) circolate in questi giorni. “Se i dati dello scudo saranno buoni, sarà necessario un decreto legge che entri subito invigore”, ha subito dichiarato il senatore del Pdl Lucio Malan. Così si è fatta avanti un’altra ipotesi. Varare in tempi brevi un nuovo decreto anticrisi come strumento legislativo alternativo alla Finanziaria. In questo caso sarebbe possibile estendere al 2010 lo scudo fiscale con le stesse agevolazioni previste oggi (anche in termini di sanatoria deireati commessi). Il senatore Fleres, anche in questo caso, sembra si sia già messo a lavoro. La richiesta, del resto, è stata avanzata con forza dai commercialisti e dalle stesse banche d’affari. In questo caso, però, il decreto dovrebbe entrare in vigore prima del 15 dicembre, ultimo giorno utile per aderire alla sanatoria. Si rischia quindi una sovrapposizione al cammino parlamentare della stessa legge Finanziaria e, magari, il rinfocolarsi delle polemiche con l’opposizione proprio nel periodo delle feste natalizie.

E NEANCHE PAGANO- Tutto questo accade, mentre è stata resa nota un’approfondita indagine della Corte deicorte dei conti Lo scudo fiscale sarà  esteso anche al 2010? Conti sugli effetti dei primi “scudi-condoni” fiscali varati dal governo Berlusconi negli anni 2003 e 2004. “Quellapolitica fiscale - si legge nel documento – ha prodotto gravi danni alla finanza pubblica e ha aggravato l’iniquità del prelievo fiscale”, avvantaggiando ulteriormente gli evasori e, di fatto, aumentando l’onere per i contribuenti onesti. L’indagine ha confermato il carattere lassista di quelle norme grazie alle quali molti evasori hanno potuto beneficiare degli effetti favorevoli della sanatoria senza in realtà pagare neppure le somme, ampiamente scontate rispetto a quanto originariamente dovuto, che si erano impegnati a versare con la dichiarazione di condono. Il buco è stato stimato in 5,2 miliardi di euro, pari al 20% delle entrate a suo tempo annunciate.

NIHIL NOVUM SUB SOLE- rilevante è stato il mancato gettito relativo alla sanatoria degli omessi versamenti: 3,5 miliardi di euro. A ciò si aggiunga, come puntualmente rilevato nella relazione della Corte, la grave distrazione di risorse amministrative, tenuto conto che per oltre due anni l’Agenzia delle Entrate è stata in gran parte distolta dal suo compito istituzionale di contrasto all’evasione per gestire la farraginosa legislazione del condono. E’ facile immaginare che la storia si ripeterà anche questa volta, peraltro, in una situazione economica del Paese assai peggiore.