Cultura

Petrolio Shock

6 novembre 2009

Gabriele Catania è in libreria con il suo primo saggio, che esce per Castelvecchi. L’autore sarà prossimamente intervistato da Giornalettismo

Gabriele Catania è un esperto di geopolitica. Osservatore della politica internazionale, fine analista del contorno macroeconomico. Da alcuni anni registra, annota, mette in fila dichiarazioni, fatti, dati economici, umori di leader ed eventi. Li prende e gli applica le operazioni elementari. Dell’America guarda la potenza, del Medio Oriente le divisioni, dell’Iran il moltiplicarsi dei segnali pericolosi, di Israele le radici. Ne viene fuori un quadro di conseguenze che ha un perimetro indefinito, molto più euclideo di quello che sembra. Lo scenario geopolitico sembra un problema di geometria. Ed invece è un problema puramente algebrico. Di Somme e sottrazioni. Di conti economici.

POTERE – All’America, anche all’America del neopremio Nobel per la pace Barack Obama, interessa mantenere il primato sull’economia mondiale. In maniera meno appariscente, certo. Non più come una volta. Certo. Ma sempre primato. Muovendo e giocando su quelli che da anni a questa parte sono le razze del timone dell’Arca di Noè in cui noi Occidentali viviamo. Gli altri paesi non si vedono. Come i due leocorni.I driver sono i tassi di interesse, la moneta. Due facce della stessa medaglia. Che non è fatta di bronzo ma di petrolio. Di quel petrolio l’America dispone di riserve mai toccate. E gioca il Risiko sulla cartina politica mondiale. L’America ha ormai convertito la sua economia. Da manifatturiera ad economia ad alto contenuto umano, dal secondario ai servizi. Terziario avanzato. Più di tutti. Le materie prime sono importanti anche per gli USA ma non come trent’anni fa. Per tutti gli altri, in particolare per l’Europa, che vive una eterna transizione da un’economia tradizionale ad una capital intensive, gli sbalzi nel prezzo del petrolio hanno ed avranno un effetto sempre più devastante. E’ di questi giorni la notizia che l’Europa ha raggiunto la percentuale più alta di disoccupati degli ultimi dieci anni.

SEGNALI - Le impennate del prezzo del petrolio hanno corrisposto negli ultimi anni ad altrettante crisi finanziarie globali. Allo scoppio di altrettante bolle speculative. Petrolio Shock conduce un’analisi che sembra condurre diritta verso la quarta crisi petrolifera. Petrolio shock, appunto. Perchè se sono veri i segnali che arrivano dal medio Oriente. Se si prendono sul serio le esternazioni di Ahmadinejad. Se non si lasciano scivolare nell’indifferenza le immagini delle violenta repressione seguita alle poco trasparenti elezioni in Iran che lo hanno riconfermato. Se si giuntano su di una stessa prima pagina di giornale le dichiarazioni dei leader Israeliani Livni, Olmert, Peres. Se si guarda Obama e le sue scelte di politica estera, in bianco e nero. Tutto sembra portare ad un’imminente dichiarazione di guerra all’Iran da parte degli USA. Il saggio si muove agile in mezzo ad un ginepraio di considerazioni politiche e macroeconomiche. Senza annoiare. Malgrado la seriosità e la difficoltà dei temi trattati. L’autore è convinto che i segnali non lascino dubbi. E va verso la sua tesi. Solo un’apertura al dialogo, spinta da una mobilitazione generale, può bagnare le polveri. Il libro invita quindi l’Europa a muoversi, a darsi da fare sul fronte diplomatico perchè è quella che rischia di più. Forse, però, chi rischia di più è l’umanità. Perchè se è vero che l’Iran è da considerarsi pericoloso perchè sta continuando l’arricchimento dell’uranio per dotarsi dell’atomica, Israele e gli USA l’atomica ce l’hanno già.

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